Pedopornografia, ad Acerra siglato un protocollo d’intesa per tutelare i ragazzi dai pericoli del web

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ACERRA – Prevenzione ed informazione per tutelare i ragazzi dai pericoli del web. E’ l’obiettivo che si prefigge l’amministrazione comunale di Acerra sostenendo la rete tra istituzioni, scuola e famiglie. Se ne è discusso nel corso di un incontro promosso in particolare dall’assessore alla Formazione Milena Tanzillo in collaborazione con l’Associazione Meter che si è tenuto nella Scuola Caporale sui temi della pedopornografia e della pedocriminalità, con la partecipazione, tra gli altri, di Rosaria D’Anna, referente locale di Meter. “Garantire i  minori rappresenta una priorità assoluta – ha sottolineato il sindaco Tito d’Errico – iniziative come questa rafforzano il ruolo della prevenzione e della formazione”. In questa direzione va anche il protocollo d’intesa stipulato tra il Comune di Acerra e l’Associazione Meter, che ha visto la partecipazione in collegamento con don Fortunato Di Noto. “Un impegno concreto e continuativo – aggiunge il sindaco – non un atto formale, ma una scelta di responsabilità per esserci, prevenire e accompagnare le famiglie in un percorso di consapevolezza. Proteggere i minori significa ascoltare, informare ed educare, perché solo insieme possiamo difendere ciò che abbiamo di più prezioso, i nostri ragazzi”. “La scuola è il luogo privilegiato in cui avviare un dialogo serio e consapevole su temi complessi come la pedocriminalità, perché è qui che si costruiscono gli strumenti critici per leggere la realtà – l’analisi del’Assessore alla Formazione Milena Tanzillo – ringrazio la Dirigente Scolastica Rosa Esca e l’Associazione Meter per aver condiviso un percorso che mette al centro la cultura della formazione È fondamentale che istituzioni, famiglie e mondo educativo agiscano in modo coordinato, superando l’idea che la tutela dei minori sia una responsabilità individuale. Solo attraverso una rete attiva e competente possiamo creare ambienti sicuri e offrire ai nostri ragazzi la possibilità di crescere protetti, informati e liberi”. Nel corso dell’evento è intervenuto Carlo Di Noto, direttore dell’Associazione Meter, che ha spiegato come “la pedocriminalità si nutra spesso del silenzio e della disinformazione. Informare gli adulti, educare alla consapevolezza digitale e rompere l’indifferenza è oggi una responsabilità imprescindibile per proteggere i minori e restituire loro dignità e sicurezza”. Meter richiama inoltre l’attenzione sul ruolo dei social media, sottolineando come le famiglie non possano esporre i minori online per fini di visibilità o monetizzazione: quegli spazi, infatti, non sono neutri e, anche tra i commenti apparentemente innocui, possono celarsi soggetti pedocriminali che osservano, raccolgono informazioni e alimentano dinamiche di sfruttamento.

“Meridiane”: quando il Sud torna centro attraverso le storie delle donne

“Meridiane. Storie ritrovate delle donne del Sud” è una collana editoriale di Armando De Nigris Editori diretta da Isabella Pedicini, presentata nel 2025 per riportare alla luce figure femminili meridionali dimenticate. Nell’antica Grecia la luce era guida dell’intelletto verso la verità. Conoscere significava uscire dall’ombra, rendere visibile ciò che era nascosto. Secoli dopo, l’Illuminismo riprende e rafforza la metafora, trasformando la luce nel simbolo della ragione. Immanuel Kant (1724 – 1804) riassume questo spirito nel celebre motto latino Sapere aude (“osa sapere”; “abbi il coraggio di conoscere” ; “abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza”), invito ad interrogarsi sul passato, riportando alla luce ciò che è stato oscurato dal tempo o – in casi più emblematici – dagli stessi esseri umani. Sovente, ai margini si annidano storie ed esperienze dimenticate, voci cancellate che chiedono di essere finalmente ascoltate. Tra queste spicca la marginalizzazione delle storie femminili, fenomeno storico e mediatico persistente. Le donne sono spesso sottorappresentate e relegate a ruoli stereotipati. Per questi motivi, quando si riporta alla luce qualcosa non è mai un gesto meramente conoscitivo. L’essere umano esce dalla “minorità”, liberandosi dai pregiudizi e dall’ignoranza, perciò, è un atto di civiltà e di profonda sensibilità verso un passato che troppo spesso non viene raccontato o a cui viene riservato uno sguardo parziale. Ci vorrebbe un libro… – o più di uno – per riportare alla luce certe storie. È questa urgenza che ha spinto la scrittrice e critica letteraria Isabella Pedicini a ideare un’intera collana editoriale dal titolo Meridiane – Storie ritrovate delle donne del Sud, edita da Armando De Nigris. Un progetto che sceglie consapevolmente di illuminare storie di donne del Sud, attraverso lo sguardo di donne di oggi che restituiscono spazio e dignità alla memoria. «Il progetto è dedicato ai talenti femminili del Mezzogiorno. Non solo scrittrici e artiste, ma anche scienziate, intellettuali, sportive – spiega la curatrice Isabella Pedicini, che da anni lavora sulla scrittura e sulle storie femminili con un approccio innovativo – Meridiane parla di donne che sono partite dal Sud e che hanno lasciato un segno profondo, pur essendo state successivamente rimosse dalla memoria collettiva. L’idea centrale della collana è quella di affidare a giovani scrittrici di oggi il compito di raccontare queste donne di ieri, creando così un dialogo tra generazioni e una continuità di sguardi e di voci femminili.» La stessa Isabella Pedicini ha avviato la sua collaborazione nel 2025 con Armando De Nigris Editore, raccontando la storia di una donna, con il volume dal titolo “Diana De Rosa (Annella Di Massimo). La pittrice mai esistita”. L’opera ci parla della pittrice seicentesca Diana De Rosa, anche conosciuta come Annella di Massimo, una figura artistica attiva a Napoli durante il Viceregno, collegata a pittori come Massimo Stanzione e Artemisia Gentileschi. Nonostante il suo talento, di Diana restano pochissime opere e documenti. In alcune fonti la pittrice è persino presentata come vittima di femminicidio. Il libro di Pedicini, che unisce elementi di indagine storica e narrativa, offre a chi legge gli strumenti per riflettere su come donne brillanti siano state spesso rimosse dal racconto storico. Ma perché la collana si intitola proprio Meridiane? È un rinvio a più livelli simbolici, come dichiara la stessa Isabella. «Da un lato richiama i demoni meridiani dell’antichità evocati da Roger Caillois, che si manifestavano nel momento del giorno in cui il Sole è allo zenith, quando non ci sono ombre, e che venivano associati a una forma di inquietudine e di rivelazione. Dall’altro, il titolo rimanda al pensiero meridiano di Franco Cassano, e quindi a un’idea di Sud non inteso come periferia o mancanza, ma come luogo ricco di storia, di complessità, di vicende passate e contemporanee, capace di ribaltare lo sguardo abituale che viene rivolto al Mezzogiorno.»

Il meridiano è anche uno strumento di misurazione del tempo attraverso la luce: e proprio la luce è la metafora che guida la collana, il desiderio di illuminare e rendere visibili le storie delle donne del Sud, sottraendole all’ombra dell’oblio. Tra queste i volumi già pubblicati sono: Elvira Notari, Muta di Giuseppa Vittorini; Rosa Balistreri, Senza amuri di Lorenza Sabatino; Francesca Nobili Spada, La Resa di Fuani Marino; Jeanne Caròla Francesconi, Vita fuori menù di Raffaella R. Ferré.

«Meridiane è dunque un progetto che nasce da un atto profondamente politico e culturale – aggiunge Pedicini -. La missione è riportare alla luce le vite, le voci e i saperi delle donne del Mezzogiorno, troppo a lungo cancellate, marginalizzate o raccontate attraverso sguardi esterni o patriarcali. Sempre nella prospettiva di un Sud pensato non come periferia, ma come centro di esperienze, di resistenze e di genealogie femminili. »

Il progetto grafico è stato affidato alla talentuosa designer Aurora Lobina. Lo scopo è fare di ogni volume un oggetto editoriale prezioso, da collezionare e non solo un contenitore di storie.

Le prossime uscite della collana Meridiane. Storie ritrovate delle donne del Sud, edita da Armando De Nigris: Fosca Navarra sulla poetessa Biagia Marniti; Natalia Ceravolo sulla scrittrice Marianna Procopio; Maria Laura Simeone sull’artista femminista Lina Mangiacapre; Clelia Lombardo sulla scrittrice Laura Di Falco.

Somma Vesuviana, emergenza sicurezza: domenica mattina manifestazione in piazza

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Sicurezza e responsabilità collettiva: l’appello di Don Nicola De Sena alla città Durante l’omelia pronunciata nella chiesa Collegiata domenica 25 gennaio , Don Nicola De Sena ha lanciato un forte e accorato appello alla comunità cittadina, partendo dagli episodi di vandalismo che hanno colpito la chiesa di San Giorgio, ma allargando lo sguardo a una situazione più ampia che riguarda l’intera città. Il parroco ha ricordato con amarezza come il lavoro di restauro, frutto di sacrifici e impegno, sia stato deturpato da atti di distruzione che non possono essere liquidati come semplici bravate. Quanto accaduto alla chiesa di San Giorgio, ha sottolineato, rappresenta il culmine di un clima di degrado e insicurezza che da tempo i cittadini vivono quotidianamente. Don Nicola ha parlato apertamente di vandalismo, furti, abitazioni violate anche con le persone all’interno, e di una diffusa paura che ormai condiziona la vita di tutti, soprattutto nelle ore serali. Zone che un tempo erano luoghi di incontro e socialità, oggi appaiono deserte perché la gente ha paura di uscire. Una paura che riguarda i cittadini, gli anziani, i giovani e lo stesso parroco, che ha confessato di provare timore quando, la sera, chiude la chiesa. Di fronte a questa situazione, insieme al Consiglio Pastorale, Don Nicola ha annunciato l’organizzazione di una manifestazione pubblica che si terrà domenica prossima alle ore 11 in piazza Vittorio Emanuele III. Un’iniziativa aperta a tutti, non legata a partiti, associazioni o schieramenti, ma pensata come un momento di partecipazione collettiva e di riappropriazione della città da parte dei cittadini. Manifestazione condivisa anche dai parroci delle altre parrocchie. «Non è solo una questione della piazza o della chiesa – ha ribadito Don Nicola – ma riguarda l’intera città». Secondo il parroco, il vero problema è l’atteggiamento diffuso di delega e rassegnazione, quel pensiero secondo cui “ci penserà qualcun altro”, che nel tempo ha contribuito al peggioramento della situazione. Se non ci si impegna in prima persona, ha ammonito, non ci si può poi lamentare dello stato delle cose. La manifestazione vuole essere una richiesta forte e pacifica di maggiore sicurezza, per i figli, per gli anziani, per tutti coloro che hanno diritto di vivere serenamente gli spazi pubblici. «Se non ci uniamo noi – ha detto Don Nicola – non lo farà nessuno». Infine, il parroco ha chiarito che i danni materiali alla chiesa si possono riparare, ma ciò che preoccupa di più è il segnale che arriva da questi gesti: colpire anche i luoghi di culto significa forse aver toccato il fondo. Non si è trattato di una richiesta di aiuto, ma di un atto di distruzione totale, che interpella tutta la comunità. L’invito finale è stato rivolto a tutti: partecipare, esserci, senza paura e senza etichette. La Santa Messa di domenica prossima sarà celebrata alle ore 10,30 nella Chiesa di San Giorgio, per poi ritrovarsi insieme alle 11 in piazza da cui partire per fare una marcia simbolica per il centro, come segno di unità e responsabilità condivisa.  

Scacco ai signori della droga nei rioni, 28 arresti

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  Su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli si comunica che stamattina la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Tribunale Di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 28 persone indagate per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, aggravata dall’essere il numero degli associati superiore a dieci e – per 5 soggetti – dal metodo mafioso.   Di questi, 24 sono risultati destinatari della misura cautelare della custodia in carcere, mentre 4 sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.   Il provvedimento compendia le risultanze di un’articolata attività di indagine, svolta da personale della Squadra Mobile di Napoli e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, avviata nella Primavera del 2022 a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia circa l’esistenza di una piazza di spaccio di kobret e cocaina operante nella cosiddetta Trentatre di Scampia (ex lotto SC3 di via Arcangelo Ghisleri) e riconducibile al clan camorristico degli Amato – Pagano.   Le indagini, corroborate da attività tecnica ed articolatesi in molteplici servizi di osservazione, hanno consentito di riscontrare in pieno le predette dichiarazioni, accertando che il sodalizio investigato curava non solo l’approvvigionamento all’ingrosso e la conseguente vendita al dettaglio sulla predetta piazza della Trentatre di Scampia, ma anche la cessione con consegne a domicilio o per appuntamento in strada nei quartieri cittadini di Chiaiano, Miano e Colli Aminei.   L’organizzazione criminale poteva contare su una rigida ripartizione dei ruoli. Al vertice si ponevano due pluripregiudicati, gravati da precedenti specifici, che svolgevano funzioni di promotori, organizzatori e finanziatori dell’intera attività. Numerosi sodali adempivano, invece, al ruolo di custodi della sostanza. Altri membri, poi, si occupavano dello stoccaggio e del confezionamento; altri ancora avevano il compito di rifornire la piazza di spaccio e coloro che erano preposti alla vendita su strada. Tre indagati rivestivano il ruolo di capi-piazza alternandosi secondo precise turnazioni orarie. I restanti, infine, fungevano da addetti alla piazza di spaccio con funzioni, anche intercambiabili, di pusher e/o pali-vedette.   Nel corso dell’attività investigativa sono stati effettuati sequestri di ingenti quantitativi di eroina, cocaina, crack e kobret.   Le investigazioni in parola, peraltro, hanno consentito di documentare un grave episodio verificatosi nell’agosto del 2022, allorquando membri del c.d. clan di “Abbasc Miano”, costola del clan Lo Russo, effettuavano una c.d. stesa, esplodendo numerosi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di alcuni membri di spicco della piazza della Trentatre, ritenuti responsabili di aver invaso, con il loro giro di affari, il territorio di competenza dell’altro sodalizio.   Le indagini hanno, inoltre, dimostrato che una parte dei proventi della vendita dello stupefacente servisse ad assicurare il cosiddetto mantenimento delle famiglie dei detenuti del clan.   Le misure cautelari sono state eseguite presso le rispettive abitazioni dei destinatari, site nel comune di Napoli e in alcuni comuni sia della provincia partenopea che di altre regioni, nonché presso le Case Circondariali di Napoli Poggioreale, Secondigliano, Bellizzi (Av), Carinola (Ce), Ascoli Piceno e Ancona, ove alcuni dei destinatari si trovano già ristretti per altri procedimenti penali.   Nel corso dell’esecuzione dei provvedimenti cautelari sono state rinvenute e sottoposte a sequestro ingenti somme di denaro contante (circa 100.000 euro) probabile provento delle illecite attività.

Il Prefetto a Casoria per l’emergenza di via Cavour. Il sindaco: “In campo ogni energia possibile”

Riceviamo e pubblichiamo  

Prefetto a Casoria per il Coc sull’emergenza di via Cavour: incontro con gli sfollati. Sindaco: “Istituzioni sempre vicine, in campo ogni energia possibile”

«In un momento così delicato, la presenza del Prefetto Michele Di Bari al COC è stata una testimonianza concreta di attenzione e sostegno verso Casoria e verso le famiglie colpite dall’emergenza di via Cavour». Lo dichiara il sindaco Raffaele Bene, al termine della riunione operativa svoltasi in serata. Accanto al Prefetto erano presenti i rappresentanti delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco, del Comune di Casoria, oltre all’assessore regionale alla Protezione Civile Fiorella Zabatta e alla consigliera regionale Elena Vignati.

«Insieme – spiega il primo cittadino – abbiamo analizzato gli sviluppi della situazione e incontrato i rappresentanti del Comitato dei cittadini. È stato un confronto serio e costruttivo fondato sull’ascolto e sulla volontà condivisa anche dal Prefetto di non lasciare indietro nessuno».

Nel corso della stessa giornata, l’amministrazione comunale è intervenuta anche per garantire assistenza a 19 persone in via Padre Ludovico, vico VII, a seguito della segnalazione di una crepa in un edificio. «Anche se non si tratta di una criticità legata all’emergenza di via Cavour – sottolinea Bene – abbiamo deciso di intervenire immediatamente».

«Sono ore difficili per la nostra comunità – aggiunge – ma Casoria non è sola. La vicinanza di S.E. il Prefetto Di Bari, il supporto della Regione Campania, la presenza costante dei Vigili del Fuoco, delle forze dell’ordine e dei volontari rappresentano una rete solida di protezione per chi sta vivendo giorni di grande paura e incertezza».

«Continueremo a lavorare senza sosta – conclude il sindaco – per garantire sicurezza, assistenza e un futuro più sereno alla nostra città. Stiamo mettendo in campo ogni energia possibile».

Salvatore Pappacena e la sua Collezione di Emozioni

La Magia dell’Alta Moda e degli Abiti da Sposa Maestà nella sfilata  di sogni 2026   Le giovani donne in questi giorni hanno cominciato i preparativi del loro matrimonio, passo dopo passo, verso il giorno più bello della vita di una ragazza. La prima tappa di questo viaggio è certamente la scelta dell’abito che indosseranno sull’altare, accompagnate in quei pochi metri che sembrano non aver fine, dal loro papà che difficilmente nasconderà l’emozione. La scelta dell’abito ideale non è un semplice dettaglio, rappresenta la promessa di un amore incondizionato, della speranza di un futuro da vivere insieme. E’ fondamentale indossare l’abito giusto, per questo le sfilate della serata di presentazione di  “Maestà”, la nuova collezione 2026 di abiti da sposa e da cerimonia di Salvatore Pappacena, sono state affollate da coloro che hanno voluto scoprire l’eleganza che lo stilista casertano mette nei suoi capolavori. «Eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare» così diceva Giorgio Armani, e come non ricordare un abito di  Pappacena che si è confermato  come uno dei principali protagonisti dell’alta moda italiana. La presentazione ha avuto come suggestivo  scenario il Salone Margherita di Napoli ed è stata condotta da Veronica Maya con la regia e l’organizzazione di Clarence Management. Il Make up è stato a cura di Valentina Bucelli mentre il tocco di classe  per  un’acconciatura impeccabile è stato dato da Gianni Altamura Luxury Hair. In prima fila fra il pubblico entusiasta l’artista Valentina Stella. Pappacena ha conquistato tutti con le sue creazioni, esempio di arte e talento, stile ed eleganza, ricercatezza dei particolari e cura maniacale dei dettagli. Salvatore Pappacena ha spiegato il titolo dato alla sua collezione “Maestà”: ≪Perché l’autentica maestà non risiede nella corona, ma nel cuore di chi la indossa. E colpire al cuore le donne che scelgono di indossare una mia creazione è sempre stato il senso del mio lavoro. La collezione Maestà è un inno intimo ma altisonante alla regalità e alla raffinatezza, pensata per una sposa che desidera un abito che sia non solo elegante, ma che racconti anche una storia d’amore e tradizione, di passione e grandezza≫. Ogni creazione di Maestà è un’opera d’arte profonda e imponente. I meandri di strutture sinuose e tridimensionali sono le fondamenta per cascate di pizzi chantilly finemente ricamati, tessuti vellutati ed intrecci di seta e grandezza impareggiabile. Il Mikado si fonde con piogge di cristalli e delicati fiori di organza, sbocciati a mano uno ad uno grazie ad una sartorialità rara e tutta italiana che da sempre è cifra distintiva dell’estro di Pappacena. Il pizzo rebrodè, un tocco di classe intramontabile, si fonde con linee moderne e sofisticate di una maestosità senza tempo, creando un equilibrio perfetto fra tradizione e innovazione. Le strutture forti di ogni singola creazione enfatizzano la silhouette e donano regalità e una inarrivabile nobiltà. Guanti eleganti, gioielli e accessori esclusivi, nati ciascuno insieme al proprio abito, rendono unica ogni sposa, grazie a dettagli tanto raffinati quanto affascinanti.
la collezione Maestà di Salvatore Pappacena
Le mie spose – continua Pappacena – regnano nel mio cuore come sovrane di un’epoca vittoriana. Custodiscono amori e moti di coscienza nelle complesse gabbie metalliche che animano le loro vesti, esattamente come i sentimenti animano i loro cuori.  Paniers gonfi di maestosità che un tempo erano sotto struttura dell’abito oggi appaiono in bella vista e sottolineano la silhouette di una donna altera e regale. Una donna che, attraverso il proprio abito vuol dire: ‘Io sono, Io amo, Io posso’≫.  Conclude Pappacena: ≪ Ogni singolo elemento di questa mia collezione racconta più che mai il sapere artigianale che da sempre custodisco nel mio atelier e mi rende fiero. Ho fortemente voluto conferire ad ogni abito quell’alone di mistero che accompagna sempre la vera grandezza. Ogni abito della collezione Maestà  è una promessa di bellezza senza tempo, che consentirà alla magnificenza di ciascuna di riecheggiare nel tempo e nello spazio, per sempre. Perché la vera Maestà non ha bisogno di orpelli ma di capolavori che la consacrino all’eternità≫.      

Pomigliano d’Arco, Furto nella notte a due anziani: rafforzati i controlli

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La scorsa notte due anziani sono stati derubati nella loro abitazione, situata nel centro di Pomigliano d’Arco. A seguito dell’episodio, il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto un’immediata intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine.   Secondo quanto ricostruito, i ladri sarebbero entrati nell’appartamento attraverso una finestra al piano terra, riuscendo a portare via alcuni oggetti di valore senza lasciare tracce e senza fare rumore. I due pensionati si sono accorti del furto soltanto la mattina successiva, restando profondamente scossi dall’accaduto. Nei giorni scorsi erano già state predisposte tre “zone rosse” con durata di tre mesi, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza sul territorio, in seguito alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Le aree considerate maggiormente a rischio sono il Parco Pubblico Giovanni Paolo II con via Passariello e via Gandhi, piazza Giovanni Leone e la zona compresa tra via Roma e Borgo Paciano. I provvedimenti sono entrati in vigore a partire dalla mattina del 23 gennaio. Tuttavia, tali misure non sembrano essere state sufficienti a scoraggiare l’azione dei malviventi, che continuano a destare preoccupazione tra i cittadini di Pomigliano d’Arco, una città che negli ultimi tempi appare sempre più vulnerabile sul fronte della sicurezza.

Moshé lo Shammàsh, storie dalle città invisibili

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“Lo chiamavano Moshé lo Shammàsh”, così si apre il capolavoro di Elie Wiesel “La notte”. Un incipit lapidario, che rimarrà infisso nella coscienza del lettore lungo tutto il racconto, anche se, dopo poche pagine, la sua presenza si allontana nella nebbia dei morti.   Il factotum della sinagoga di Sighet nelle terre dell’est europeo non ha nemmeno l’onore di un cognome. Accanto al suo nome solo un soprannome, lo Shammàsh, l’inserviente. È attraverso la sua breve storia che il dramma della Shoah, raccontato nel libro, prende forma e avvia la sua terribile profezia di male. Uno dei temi più importanti della questione della Shoah riguarda la difficoltà degli Ebrei della diaspora di comprendere i segni di quello che di lì a poco sarebbe accaduto. Molti capirono, è vero, e organizzarono una lotta ostinata e disperata, come nel caso della resistenza del Ghetto nella primavera di Varsavia del ’43, ma tanti altri non riuscirono a comprendere che una tale tragica follia potesse annidarsi proprio fra quelli che erano stati fino ad allora i connazionali, gli amici di una vita, i compagni di lavoro. Il padre di Hans, il giovane protagonista del romanzo “L’amico ritrovato” è, da questo punto di vista, una figura esemplare. Fino alla fine si rifiuta di pensare alla necessità di fuggire; non vuole sottomettersi ad una legge, ritenuta arbitraria e disumana; pensa che  il nazismo sia una specie di morbillo, una malattia passeggera; interroga un sionista e gli chiede: “I compatrioti di Goethe e di Schiller, di Kant e di Beethoven si lasceranno abbindolare da queste sciocchezze?” e quando si accorgerà che è proprio così, in silenzio si lascerà morire con la moglie, aprendo i rubinetti del gas. Come fu possibile tanta cecità? Moshé l’inserviente, cerca disperatamente di offrire alla sua comunità le chiavi per interpretare ciò che sta succedendo: “Ebrei, ascoltatemi. È tutto ciò che vi chiedo. Non soldi, non pietà, ma che voi mi ascoltiate”. Perfino quando viene deportato, caricato nei carri bestiame allestiti dai gendarmi ungheresi, non riesce a smuovere la coscienza critica della sua gente. Ritornerà dopo un po’, trasfigurato dalla sofferenza, con l’unica ossessione di avvertire gli altri. La comprensione di un pericolo imminente si fa strada dall’ascolto. Tuttavia la capacità che la nostra mente ha di ascoltare deve essere pari al coraggio di accettare una verità, a volte di subirne l’oltraggio. Moshé sapeva ascoltare; aveva provato l’irrimediabilità della violenza senza ragione e conosceva le scritture, meglio di tanti altri a Sighet. Insegna così al piccolo Elie a porre domande al suo Dio. E il lettore immagina quale sia la più decisiva e drammatica, nel buio dell’anima: poteva mai Dio assistere impotente all’annientamento totale di chi amava? Elie,  davanti al suo nuovo maestro, si sforza di accettare il fatto che tante domande non hanno risposte e nel fondo dell’anima, nell’ultima stanza, riposano per sempre. Viene in mente un altro grande personaggio della letteratura del Novecento quel Gimpel l’idiota del sublime racconto di Singer, che prende un’altra strada rispetto a Moshé. Gimpel non prova a ribellarsi al sarcasmo degli altri, non chiede, per lui non esistono domande. Egli sta lì, fermo nel suo candore, si affida. “Non ci vedevo né ci sentivo. Credevo, ecco tutto!”. La fede davanti alle grandi domande. Così scrive Singer. “Ci sono mille e una porta per penetrare nel frutteto della verità” dirà Moshe a Elie. Questa immagine di un giardino di speranza e di fiducia, che richiama il verdeggiante giardino biblico, sostiene la lettura disperata delle poche pagine che descrivono quest’amicizia. Qual è la porta attraverso cui bisogna passare per essere trasportati nell’eternità del bene? Nell’eternità “in  cui domanda e risposta diventano Uno”? (L’immagine: Bambini ebrei a Mukacevo, nell’attuale Ucraina, 1935– 38. © Mara Vishniac Kohn)

M5S, Saiello: “Salario minimo negli appalti regionali, segnale forte e concreto da parte della giunta Fico”

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Riceviamo e pubblichiamo Il capogruppo del Movimento 5 Stelle: “Tuteliamo la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori nella nostra regione” “La Giunta regionale presieduta dal presidente Fico ha approvato oggi un disegno di legge che prevede che in tutte le procedure di gara della Regione, delle ASL, degli enti strumentali e delle società controllate sia attribuito un punteggio premiale alle aziende che applicano una retribuzione minima oraria non inferiore a 9 euro lordi”. Lo dichiara Gennaro Saiello, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale della Campania. “È significativo che il primo atto della nuova amministrazione vada nella direzione della tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della nostra Regione. Parliamo di uno strumento concreto per garantire condizioni più eque e riaffermare il valore del lavoro come diritto fondamentale. È un risultato che affonda le sue radici nel lavoro portato avanti già nella scorsa legislatura, quando presentai e feci approvare, a nome del gruppo del Movimento 5 Stelle, una mozione proprio su questo tema”. “Ora ci auguriamo che anche il Governo Meloni segua questo esempio. Il salario minimo è una misura già adottata in 22 Paesi dell’Unione Europea. Da oltre dieci anni il Movimento 5 Stelle porta avanti questa battaglia di civiltà per costruire un Paese più giusto”.

Somma Vesuviana ferma da troppo tempo: crisi, responsabilità e necessità di scelte nuove

Riceviamo dall’avvocato Vincenzo Nocerino, Referente Comunità “Laudato Si” di Somma Vesuviana e pubblichiamo.   Questo non è un discorso accademico, né vuole essere l’ennesima analisi piena di parole difficili e frasi fatte. Non è un esercizio di retorica né un lamento generico contro “la politica”. È il tentativo di raccontare, con semplicità e onestà, la condizione reale in cui vive oggi Somma Vesuviana, quella che i cittadini conoscono bene perché la incontrano ogni giorno. Somma Vesuviana è un paese fermo da troppo tempo. Lo si vede nelle strade che restano dissestate per mesi, nei marciapiedi difficili da percorrere per anziani e disabili, negli spazi pubblici, mi riferisco anche alle ville comunali, che vengono annunciati, chiusi, riaperti a metà e poi di nuovo dimenticati. Lo si vede nei servizi che funzionano a intermittenza, nei tempi lunghi per una semplice risposta, nelle decisioni che sembrano sempre rinviate, mai affrontate fino in fondo. Il commissariamento prefettizio è il segno più evidente di questa situazione. Non è arrivato all’improvviso. È il risultato di anni di difficoltà politiche, di amministrazioni fragili, di una classe dirigente incapace di garantire stabilità e visione. I partiti, oggi, non sono più luoghi di confronto vero. Raramente producono idee, ancora più raramente coinvolgono i cittadini. Le sedi sono spesso chiuse, momenti di ascolto assenti, i giovani quasi sempre esclusi. Ma sarebbe troppo facile fermarsi qui. C’è anche una responsabilità che riguarda noi cittadini. A ogni elezione si ripresentano quasi sempre gli stessi nomi, (come ci dice lo scrittore Iovino nel suo bellissimo articolo pubblicato alcuni giorni fa su questo giornale), le stesse alleanze, le stesse promesse. E nonostante i risultati deludenti, il consenso spesso non cambia. Poi, finita la campagna elettorale, tornano la delusione e le lamentele. Ma il meccanismo resta identico. Nel frattempo la crisi economica e sociale continua a colpire. Basta camminare per il paese per accorgersene: negozi storici che chiudono, saracinesche abbassate che restano tali per mesi, attività che resistono a fatica. I giovani studiano e poi vanno via, non per mancanza di affetto verso Somma, ma perché qui non trovano occasioni reali. Le famiglie fanno i conti con spese sempre più alte e con servizi che spesso non rispondono ai bisogni quotidiani. È una crisi che fa rumore e che scava in profondità.  A questo si aggiunge   un problema sempre più sentito: quello della sicurezza. Negli ultimi tempi i furti nelle abitazioni sono diventati frequenti e diffusi, alimentando paura e senso di abbandono. Non si tratta solo di danni materiali ma di perdita di tranquillità per anziani e famiglie. La percezione è quella di un controllo insufficiente del territorio e di una risposta inefficacie, da parte dei preposti, che aumenta la sfiducia e la insicurezza quotidiana. Eppure Somma Vesuviana non è un paese senza risorse. È fatta di persone serie, di lavoratori, professionisti, volontari, associazioni, che ogni   giorno tengono in piedi il tessuto sociale senza clamore e senza riconoscimenti. Il problema, a mio sommesso avviso, non è la mancanza di valore umano. È l’assenza di una direzione chiara e condivisa. Per uscire da questa situazione non basta invocare la partecipazione in modo generico. Servono scelte precise. Serve controllo, cioè cittadini informati che seguano le decisioni pubbliche, che chiedano conto dei ritardi, che pretendano trasparenza sulle spese, incarichi e priorità. Serve competenza, perché amministrare un paese significa conoscere i problemi, programmare gli interventi, usare bene le risorse, non improvvisare né rincorrere l’emergenza. Serve comunità, spazi di confronto reali, dialogo tra cittadini e istituzioni, partecipazione continua e non solo elettorale. Restare fermi non è più una scelta Somma Vesuviana deve tornare a scegliersi, con responsabilità e lungimiranza. Non più slogan elettorali ipocriti e bugiardi ma scelte nuove, concrete e consapevoli. Con questo spirito, un saluto sincero a Somma Vesuviana e a tutti i cittadini. Avvocato Vincenzo Nocerino, – Referente Comunità “Laudato Si” di Somma Vesuviana         Tra crisi e scelte necessarie