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Gaetano Romano ha presentato il catalogo della mostra “Estesia”, un catalogo necessario

Venerdì 20 marzo a Ottaviano, nella sede del Casino d’Unione “Scudieri”, hanno presentato il catalogo, oltre all’autore Gaetano Romano, Giuseppe Casillo, Presidente del Sodalizio, Raffaele De Luca, Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Biagio Simonetti, Presidente del “Gal Vesuvio Verde” e Carmine Vitale, Direttore della “Gutenberg Edizioni”. Il catalogo ha confermato quanto sia complessa la percezione dei “prodotti” dell’arte contemporanea e quanto fossero profonde le riflessioni di Kosuth sull’arte concettuale.

Estesia”, Mostra delle “forme del contemporaneo”, organizzata da Gaetano Romano, sociologo e critico dell’ arte contemporanea, si tenne a Ottaviano, nel Palazzo Medici: esposero le loro opere Caterina Arcuri, Lucio Afeltra, Anna Coppola, Antonio Carotenuto, Peppe Capasso, Stefania Sabatino, Vittorio Avella, Rosanna Iossa, Giuseppe Di Guida e Calogero Barba, autore dell’opera “Verso l’arca, sei libri dipinti”, di cui pubblichiamo l’immagine, a corredo dell’articolo. Rosanna Iossa, oltre a presentare l’opera “Libri d’artista”, interpretò una “performance” dal titolo “Tormento notturno” muovendosi “tra gli astanti, increduli e esterrefatti, con passi felpati”. Matteo Fraterno mise in mostra “il Giaciglio isonomico”, fatto di “calcare di Melpignano, pelli di montone e alloro”, “un’icona di popoli partenti e tornanti, un eterno ritorno di genti sulle rotte del Grande Mare, dove, come sottolineava Braudel, sono fiorite civiltà millenarie”.

Anche nelle tre opere presentate da Antonio Carotenuto, “Amplesso”, “Silva Mala” e “Presentimenti”, il curatore della mostra ha notato che l’artista “sembra rispondere alle voci del sangue e delle radici, adottando in maniera quasi esclusiva la pietra vesuviana, come suo medium d’elezione e vettore di pulsioni che attendono di conciliarsi nel perimetro della natura, che assedia il suo studio alle pendici del Vesuvio”. Gaetano Romano ha ritenuto opportuno inserire nel catalogo anche un mio scritto, “Palazzo Medici, memoria storica” e ha ricordato ai lettori che il Palazzo Medici ospitò anche Gabriele D’Annunzio e la sua amica del momento, Maria Gravina. Osservando le opere presentate dagli artisti di “Estesia”, mi sono ricordato del fatto che il Palazzo ospitò anche i pittori “realisti” dell’Ottocento napoletano, Giacinto Gigante, i Palizzi, Smargiassi che poi sposò una Rizzi e divenne cittadino ottajanese. Gaetano Romano ha descritto con precisione alcuni aspetti dell’arte contemporanea, in cui “protagonista è l’incontro di differenze” e che chiede all’osservatore di “riconoscere che ogni linguaggio porta con sé un modo di abitare il mondo e soltanto una pluralità di linguaggi può aprire realmente l’accesso al sensibile”. Sol LeWitt, che nel 1967 coniò il termine “arte concettuale”, disse che in questa arte il centro dell’opera non è l’oggetto materiale, bensì l’idea che sta alla base della sua realizzazione.

L’opera può anche essere costituita da semplici parole, documentazioni fotografiche, installazioni minimali o performance. Insomma non è importante ciò che si vede, ma ciò che si pensa. E Joseph Kosuth già due anni prima aveva spiegato tutto questo nel modo più semplice e chiaro presentando l’opera “Una e tre sedie” (l’immagine in appendice) composta da una vera sedia, dalla fotografia della sedia e da un pannello in cui era trascritta la definizione della parola “sedia”: dunque l’osservatore era invitato non solo a vedere, ma anche a pensare. Perciò ho pubblicato due foto dell’opera di Calogero Barba “Verso l’arca”: in quella scattata a Palazzo Medici i sei libri sono stesi sul pavimento, e gli osservatori, guidati da Gaetano Romano, sono “costretti” a percepire l’opera collegando la sua immagine alla parete, ai colori, alla luce e alla profondità della sala. L’immagine pubblicata nel catalogo libera l’opera da ogni altro riferimento e i confini della foto diventano una cornice. Chi osserva questa foto non credo che “veda” e pensi le stesse cose che “videro” e pensarono gli osservatori nel Palazzo Medici.

E dunque la pubblicazione in un catalogo a stampa delle opere dell’arte contemporanea è un contributo necessario, indispensabile per definire i vari livelli di percezione e di comprensione che l’osservatore deve adottare e esercitare. Mi auguro che Giuseppe Casillo e la signora Nadia Scudieri, attenti da sempre alle questioni della cultura, decidano di organizzare, nella sede del Circolo, un incontro su questi affascinanti temi dell’arte contemporanea tra Gaetano Romano, i docenti di storia dell’arte e gli alunni delle scuole di Ottaviano e del territorio.

 

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