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Frode Iva da 100 milioni, base nel Nolano: 13 arresti

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L’Area Nolana, fulcro di un’imponente operazione contro la frode fiscale, è stata al centro di un’indagine che ha coinvolto Slovacchia, Ungheria, Belgio e Lettonia, con un passaggio solo apparente attraverso Napoli, fino a raggiungere gli impianti industriali di Piemonte, Lombardia e Toscana. Questo è stato il percorso seguito da enormi quantità di polimeri destinati alla produzione di materiali plastici nelle aziende chimiche del centro-nord Italia, all’interno di un sistema che ha generato un’evasione fiscale colossale, con un mancato pagamento dell’IVA pari a 100 milioni di euro su un giro d’affari di oltre 500 milioni.

L’operazione ha portato all’arresto di 13 persone, di cui 12 nella provincia di Napoli e una a Milano. Sei di loro sono finiti in carcere, mentre sette sono stati posti ai domiciliari. Le accuse riguardano un’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, con l’emissione e l’utilizzo di fatture false, l’omissione di dichiarazioni fiscali, il mancato versamento delle imposte e l’uso improprio di compensazioni tributarie. Complessivamente, l’inchiesta ha coinvolto 52 persone, con il sequestro preventivo di beni e conti correnti per un valore complessivo di 100 milioni di euro, colpendo 15 individui e 13 aziende.

Secondo gli investigatori, il sistema fraudolento ruotava attorno a una rete di società fittizie, gestite da un gruppo di indagati residenti tra Napoli, Casalnuovo, Casoria e Massa di Somma. Queste imprese “di comodo” servivano esclusivamente a eludere il fisco e facilitare l’evasione dell’IVA. La complessa struttura è stata smascherata dalla Guardia di Finanza di Torino nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura Europea (EPPO), sotto la guida del procuratore europeo delegato Stefano Castellani. Il Gip del Tribunale di Nola ha quindi disposto le misure cautelari, ritenendo i soggetti coinvolti responsabili di un’ingente frode fiscale ai danni dell’Italia e dell’Unione Europea. L’operazione ha visto anche il supporto delle autorità slovacche, belghe, lettoni e ungheresi, che hanno effettuato perquisizioni e sequestri di beni all’estero.

Sul fronte italiano, circa 100 militari della Guardia di Finanza, con il supporto del Nucleo Speciale Privacy e Frodi Tecnologiche e del comando provinciale di Napoli, hanno eseguito gli arresti e le perquisizioni, coadiuvati da unità cinofile specializzate nel rilevamento di denaro contante.

 

Il sistema prevedeva che alcuni imprenditori del centro-nord Italia acquistassero polimeri, principalmente da Slovacchia e Ungheria, facendoli transitare attraverso una serie di società fittizie con sede nel Napoletano. Queste imprese, create appositamente per aggirare il pagamento dell’IVA, non avevano alcuna operatività reale: erano intestate a prestanome, prive di personale e totalmente inadempienti dal punto di vista fiscale. Dal 2018 al 2023, questo meccanismo ha consentito di evitare il versamento di imposte per un totale di 100 milioni di euro, attraverso la simulazione di transazioni per mezzo miliardo di euro in fatture false.

 

Le indagini hanno dimostrato come il ruolo di queste aziende fantasma fosse cruciale per il sistema di evasione: filtravano le operazioni finanziarie e garantivano ai clienti finali un notevole risparmio fiscale, aumentando i loro profitti a scapito dello Stato.

 

 

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