Tragedia sfiorata nella Fiat di Pomigliano. Ieri mattina un lavoratore è stato investito da un furgone a trazione elettrica nel reparto montaggio, cuore produttivo della grande fabbrica napoletana. Per fortuna il dipendente, Vincenzo Varriale, 40 anni, moglie e due figli piccoli, ha riportato “soltanto” una frattura scomposta localizzata tra la caviglia e la tibia. E’ stato subito ricoverato nella vicina clinica Villa dei Fiori, ad Acerra, dove sarà operato in tempi brevi. Il tutto è stato confermato dalla stessa azienda, che da Torino ha comunicato una serie di precisazioni. “I soccorsi – specifica la FCA dal capoluogo piemontese – sono stati immediati grazie al presidio sanitario di stabilimento. Subito dopo – aggiunge la Fiat – il dipendente è stato portato in ospedale. Sono in corso accertamenti per capire l’esatta dinamica della vicenda”. Resta però il fatto che proprio qualche giorno dopo i festeggiamenti del primo maggio, dedicato quest’anno ai morti sul lavoro, per poco non ci scappava l’ennesima tragedia alla Fiat, cosa che invece purtroppo si è verificata ieri nella vicina Giugliano. Intanto l’operaio rimasto ferito a Pomigliano è un team leader, un “vicecapo”, una figura professionale ritenuta molto affidabile dall’azienda. Vincenzo Varriale è stato investito da un “Porter” della Piaggio, un furgoncino alimentato elettricamente, nell’area “approvvigionamento paraurti”, accanto alla linea di montaggio delle vetture Panda. Le attività dello stabilimento si sono fermate nella zona dell’incidente per consentire i soccorsi. Poco dopo i sindacati firmatari degli accordi con l’azienda (Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Acqf) hanno emesso un comunicato attraverso cui chiedono “un incontro urgente con l’azienda”. I firmatari nel messaggio affermano che “spesso nelle unità produttive non si rispettano le misure di sicurezza pur di garantire la produzione”. Sotto accusa sono finiti i ritmi di lavoro, giudicati da tempo troppo elevati. Qui in passato oltre ai furgoncini sono stati i carrelli elevatori della Fiat di Pomigliano la principale causa di infortuni anche molto gravi. Operai e impiegati sono pure rimasti uccisi o hanno subito amputazioni degli arti. Una situazione precaria, questa dei “muletti”, risalente a una quindicina di anni fa, di cui fecero le spese l’operaio Gennaro Berriola, al quale fu amputata una gamba per avere salva la vita , e Antonio D’amico, un caposquadra travolto da un carrello che non riuscì a frenare. Ma di morti sul lavoro ce ne sono stati nella Fiat di Pomigliano anche durante la cosiddetta “era Marchionne”. Nell’estate del 2013 Vincenzo Esposito Mocerino, operaio di Somma Vesuviana della ditta di manutenzione e pulizia De Vizia cadde da un’altezza di dieci dieci metri in una zona poco frequentata. Aveva 62 anni. Era a due anni dalla pensione. “L’azienda continua a essere poco sensibile alla sicurezza in fabbrica – dichiara Mario Di Costanzo, responsabile rls della Fiom – agli aumenti dei ritmi produttivi non sono corrisposti adeguati correttivi poiché tutti troppo presi dall’efficienza a ogni costo. Intanto la segnaletica dei sensi di marcia è invisibile, le strisce pedonali sono coperte da materiale, i limiti di velocità sono elusi. Spesso ci siamo rivolti alle autorità competenti e in particolare all’asl di Pomigliano per controllare, correggere ed eventualmente sanzionare le irregolarità. Ma ad oggi non abbiamo avuto riscontri”. E il sindacato Si Cobas, guidato dall’operaio Mimmo Mignano, in giornata consegnerà alla procura della Repubblica di Nola una denuncia dettagliata.
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