E a marzo summit sul futuro della fabbrica napoletana.
Stando almeno a giudicare dall’accordo raggiunto nella sede romana di FCA l’anno nuovo si aprirà con prospettive davvero buone per tutto il comparto automobilistico del centro sud. Contiene infatti diverse novità il patto sottoscritto martedi pomeriggio dall’azienda e da Fim, Uilm e Fismic, intesa che dà il via all’impiego quotidiano nell’impianto di Cassino, a partire dal 28 febbraio prossimo e fino al settembre del 2018, di 500 lavoratori della fabbrica di Pomigliano. Novità che non sono costituite soltanto dal premio di 550 euro al mese (tassabili al 10%) da assegnare ad ogni lavoratore che si recherà nello stabilimento ciociaro e che dovrà sopportare un pendolarismo giornaliero di circa 200 chilometri complessivi allo scopo di sostenere le nuove produzioni Alfa Romeo “Giulia” e “Stelvio”. L’accordo stipulato apre infatti anche un altro e più importante capitolo, quello del futuro produttivo di Pomigliano. Entro marzo – è scritto nell’intesa – le parti si incontreranno di nuovo per discutere delle prospettive industriali della grande fabbrica napoletana. Fabbrica che è l’unica del gruppo rimasta mono prodotto (la sola produzione Panda) nonostante sia stata giudicata da tempo stabilimento medaglia d’oro, cioè il migliore del comparto italiano sulla base del nuovo sistema organizzativo e produttivo Wcm, il World Class Manufacturing. Nuovi modelli in vista a Napoli dunque? L’azienda non si sbilancia ma i sindacati sono certi che la risposta da ottenere entro marzo dovrà essere necessariamente positiva, anche sullo sfondo degli impegni presi con l’accordo Panda del 2010(saturazione occupazionale). Intanto, dalla metà di gennaio e probabilmente fino a tutto marzo, aumenterà la cadenza della Panda, cosa che darà il via ai 12 turni (attualmente ne sono 10), vale a dire al sabato lavorativo. Nello stesso contesto il trasferimento a partire dalla fine di febbraio dei 500 addetti di Pomigliano consentirà di trasferire dal bacino dei 3200 in regime di solidarietà 280 lavoratori che saranno utilizzati nelle produzioni dell’utilitaria, dove sono attualmente impiegate 2300 persone a tempo pieno. Ciò permetterà di abbassare la percentuale dell’ammortizzatore sociale aumentando i salari per coloro che sono in cds. Stabiliti poi i criteri di reclutamento dei lavoratori che andranno da Pomigliano a Cassino in via temporanea, cioè fino all’esaurimento definitivo della solidarietà, fissata all’inizio dell’autunno 2018. I criteri sono la disponibilità individuale, la distanza dal luogo di residenza a Cassino e la professionalità acquisita. Chi vorrà andare a Cassino senza utilizzare l’auto personale potrà farlo prendendo a titolo gratuito un bus messo a disposizione dall’azienda e in partenza tutti i giorni dall’impianto pomiglianese. Cosa per nulla secondaria sono inoltre le 1800 assunzioni che l’azienda avvierà a partire dall’anno prossimo a Cassino. Assunzioni a tempo determinato con contratto interinale (700 a marzo) e che però l’azienda ieri si è impegnata a trasformare in assunzioni dirette e a tempo indeterminato. ” E’un accordo positivo – commenta Felice Mercogliano, della segreteria nazionale Fismic – che mette in condizione i lavoratori di lavorare di più e di avere più salario e che dà prospettive serie per Pomigliano”. “E’ un risultato importante della nostra azione sindacale – sottolinea Ferdinando Uliano , della segreteria nazionale Fim – e degli accordi fatti in FCA, che stanno portando quasi tutti gli stabilimenti verso la piena attività da una situazione che solo tre anni fa vedeva il 40 % dei lavoratori in cassa integrazione”. Sull’argomento ieri a Pomigliano si sono tenute le assemblee informative dei lavoratori. C’era la Fiom, che non ha firmato a tavolo disgiunto l’accordo per i “distacchi” e che attende risposte concrete sui nuovi modelli rivendicando nel frattempo maggiore democrazia partecipativa nelle scelte sindacali e rivolgendo ai sindacati firmatari del contratto specifico aziendale l’appello al superamento dei tavoli separati. C’era anche Mimmo Mignano, l’operaio del Si Cobas reintegrato dal tribunale dopo essere stato licenziato per aver inscenato un finto suicidio utilizzando un patibolo e un manichino raffigurante Sergio Marchionne. Mignano è tornato a partecipare a un’assemblea operaia nella Fiat di Pomilgiano dopo dieci anni si assenza forzata. “L’accordo – conclude intanto Giovanni Sgambati (Uilm Campania) – rimette Pomigliano nella condizione di confermarsi lo stabilimento che difende la propria produttività attraverso la partecipazione. Il sacrificio dei lavoratori viene compensato con una risposta salariale ed aiuterà i colleghi che rimangono a fare meno ore di solidarietà”.



