Da due anni e tre mesi Casalnuovo, per decenni capitale napoletana del cemento selvaggio, attende la realizzazione di un polmone verde in mezzo alla coltre indistinta di palazzi. Il 25 novembre del 2015 è stata infatti data una speranza in questo senso, con l’apertura del cantiere per la costruzione del primo parco pubblico, da creare al posto di una ex fabbrica di pentole, La Moneta. Ma nel frattempo sono nati vari intoppi. L’altro giorno però il Comune è riuscito a saltare l’ostacolo forse più elevato: il danaro da erogare ai proprietari per l’esproprio dell’area dismessa. I titolari della ex Moneta, tutti costruttori locali, pretendevano dalla municipalità 6 milioni e mezzo di euro per dare un po’ di ossigeno alla gente: alberi e giochi all’aperto. Dal canto suo la giunta comunale ha messo però sul piatto 3 milioni e mezzo. E alla fine l’ha spuntata il sindaco, Massimo Pelliccia. La Corte d’Appello del tribunale di Napoli ha infatti dato torto ai costruttori respingendo il loro ricorso presentato dalla società Hall srl e finalizzato a ottenere la somma chiesta al Comune. I titolari dell’area potranno percepire “soltanto” 3milioni e 528mila euro ma dovranno risarcire le spese legali dell’intero contenzioso, pari a 13mila euro. “Nonostante il tentativo di speculare sulle spalle dei cittadini casalnuovesi – commenta intanto il sindaco Pelliccia – da parte della società e dei suoi proprietari circa lo stabile ex moneta, la Corte di Appello di Napoli conferma l’indennità di esproprio stabilita dal comune e condanna la Hall Srl a pagare le spese legali”. Gli avvocati della società espropriata avevano tentato, attraverso una terna arbitrale, di stimare l’indennità della struttura per quasi sei milioni di euro, ossia due milioni in più di quelli stabiliti dall’Agenzia delle Entrate. Poi però il tribunale ha dato ragione al Comune.
“Nemmeno un centesimo in più daremo a coloro che hanno tentato di speculare sulla pelle dei cittadini – aggiunge Pelliccia – voglio ringraziare l’avvocato Musella che ha difeso l’ente in maniera egregia ed ha evitato un ulteriore esborso economico di diversi milioni di euro”. Il primo cittadino parla dei tempi di realizzazione del parco. “I lavori – spiega – sono già in corso da tempo. Adesso stiamo bonificando l’area e per farlo abbiamo dovuto prevedere un maggiore impegno economico. Abbiamo fatto presente anche questo alla Corte d’Appello ma purtroppo l’aspetto della bonifica non è stato valutato. Ma noi non ci fermeremo”. Durante l’opera di demolizione della ex fabbrica, dismessa nel 1994, sono emerse dal sottosuolo alcune vasche ricoperte di amianto per cui i lavori hanno subito un rallentamento. La rimozione della sostanza pericolosa richiede anche una variazione di spesa e quindi ciò ha rappresentato, insieme al contenzioso giudiziario appena risolto, un problema di non poco conto.



