Decine di migliaia di euro il risarcimento da pagare. Il reintegrato: “Durante il licenziamento sono stato lasciato solo dai sindacati e dalle istituzioni”.
Il giudice della sezione Lavoro del Tribunale di Nola, Francesca Fucci, ha reintegrato nel posto di lavoro un dipendente della Enam, la società di nettezza urbana controllata dal comune, licenziato ingiustamente dall’ex presidente Nicola Di Raffaele, il 28 novembre del 2014. L’azienda aveva motivato il licenziamento di Pasquale Miranda, un impiegato di 44 anni, a causa di un presunto superamento del periodo di comporto, vale a dire di un superamento delle giornate di malattia da poter concedere nell’arco di un anno. Chiaro il giudice su questa prima motivazione addotta dall’Enam: “Per un infortunio professionale, avvenuto cioè nell’espletamento del proprio incarico di lavoro, non esiste il parametro del superamento del periodo di comporto “. Miranda si era infortunato seriamente a un piede durante il lavoro. Ecco poi la seconda motivazione del licenziamento addotta dall’azienda: l’inutilità del lavoratore nel suo incarico di addetto al call center, vista la soppressione del servizio decisa dalla stessa Enam. Anche in questo caso, però, sempre secondo il tribunale del Lavoro, l’azienda di nettezza urbana ha “toppato”. Miranda infatti non è mai stato al call center della Enam. Al momento del licenziamento era incaricato presso l’isola ecologica di via Gorizia alla gestione del software e del database relativo al servizio di distribuzione dei sacchetti della raccolta differenziata. Un incarico, questo, attestato da un ordine di servizio risalente addirittura all’agosto del 2012. Nessun call center, dunque. Da qui l’inattendibilità sostanziale anche del secondo punto nella motivazione del licenziamento. Per questi motivi il tribunale del lavoro di Nola ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento di Miranda, ha ordinato di reintegrare immediatamente il ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato, ha condannato la Enam al risarcimento del danno subito dal ricorrente, attraverso la corresponsione di un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, oltre agli interessi maturati e alla corresponsione dei contributi previdenziali e assistenziali. Infine il tribunale ha condannato Enam a risarcire le spese legali al ricorrente per complessivi 1600 euro. Ora ci s’interroga sull’illegittimità del provvedimento voluto dall’ex presidente Nicola Di Raffaele ai danni di un lavoratore ingiustamente colpito. Un provvedimento risultato sostanzialmente privo di motivazioni reali e che ora mette in ulteriore difficoltà le casse, già precarie, di una società finita in concordato preventivo. ” Nonostante il mio licenziamento risultasse da subito assurdo e ingiustificato – racconta Pasquale Miranda – sono stato inspiegabilmente lasciato solo dai sindacati e dalle istituzioni di questo territorio “.



