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L’allarme inascoltato del vigile eroe: “Quella discarica mette in pericolo i nascituri”

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Allarme genetico e cancerogeno da piombo e oli minerali.    

 

Un pericolo concreto per i nascituri, per i bimbi ancora nei grembi di tante, ignare, donne incinte. Il piombo contenuto nella discarica abusiva di località “Porchiera”, ad Acerra, può infatti “danneggiare i bambini non ancora nati”, scrive l’Arpac a proposito del  grande sversatoio illegale sequestrato due settimane fa dalla polizia municipale, dopo il devastante incendio del 13 agosto scorso, le cui polveri si sono depositate in una raggio di chilometri. L’inquietante rapporto dell’Agenzia regionale per l’ambiente, che aveva analizzato due campioni prelevati in loco, è spuntato in questi giorni, al termine di un lungo silenzio. Il documento risale a dodici anni fa ma da allora non è stata mai bonificata la discarica killer che è stata nel frattempo più volte utilizzata e incendiata dall’ecomafia. Una bomba ecologica che era stata sequestrata per la prima volta, nel febbraio del 2004, da Michele Liguori, il “vigile eroe” di Acerra, morto di cancro il 19 gennaio del 2014, a 59 anni, dopo una vita trascorsa a scovare le discariche abusive di cui respirò per tanti anni i miasmi. Alla morte del poliziotto municipale si pronunciò anche l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che parlò del sacrificio “di un fedele servitore della istituzioni”. Era stato proprio Liguori a far effettuare dall’Arpac le analisi della discarica di Porchiera. Intanto da quel momento non è cambiato nulla. Nello sversatoio di 25mila metri quadrati si è continuato a scaricare di tutto mentre di bonifica neanche a parlarne. E ora dalle carte dell’Arpac emerge l’allarme sui pericoli gravissimi per la popolazione: livelli di piombo che possono risultare letali per i nascituri e altrettanto alti livelli di oli minerali cancerogeni. Due i campioni analizzati. Il campione A prelevato dall’Arpac era composto da materiale solido eterogeneo costituito da cavi elettrici tranciati, plastica, gomma e da materiale metallico non ferroso. Tutti scarti classificati a vista come rifiuti speciali pericolosi (cavi, materiali impregnati di olio, di catrame di carbone o di altre sostanze pericolose). Le analisi hanno accertato parametri eccedenti i limiti per il piombo in fase di rischio R 61 (quando cioè entra in contatto con aria, acqua e suolo), che può danneggiare i bambini non ancora nati, e per oli minerali in fase di rischio R 45, che può provocare il cancro. Inoltre il test di cessione (analisi per la verifica delle sostanze di rilascio) di questi rifiuti evidenzia il superamento dei limiti per cadmio, piombo, rame e zinco. I materiali degli scarti analizzati non sono recuperabili e sono smaltibili solo in una discarica di tipo C, ancora fino al 16 luglio del 2005 secondo la normativa vigente all’epoca in materia. Il campione B era invece un rifiuto solido costituito da materiale eterogeneo, parzialmente combusto, classificato anch’esso come rifiuto speciale pericoloso ma con un codice “Cer” ( codice di identificazione del rifiuto ) diverso dal campione precedente in quanto relativo a scarti come ceneri pesanti e scorie contenenti sostanze pericolose. Anche per questo nel secondo campione l’Arpac ha comunque riscontrato il superamento dei limiti nei parametri di piombo in fase di rischio R 61 e oli minerali in fase di rischio R 45. Situazione identica anche nel test di cessione del rifiuto, test che evidenzia il superamento dei limiti appunto per cadmio, piombo, rame e zinco. Uguali pure le contromisure da prendere: nessun recupero dei materiali e smaltimento in discarica di tipo C entro diciotto mesi.

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