Il vicepresidente della Camera e delfino di Grillo solleva in aula il problema dei ripetuti casi di violenza consumati negli ultimi mesi. Pesanti attacchi alla Fiat e alla famiglia Agnelli.
“Chiederò al ministro dell’Interno Alfano se ha notizie del sindaco di Pomigliano, che fino a prova contraria dovrebbe tutelare i suoi concittadini”.
Comincia dalla fine la parte forse più “pepata” dell’intervento dell’altro ieri, alla Camera dei Deputati, di Luigi di Maio, che ha sollevato una sorta di caso Pomigliano dopo la lunga scia di rapine, violenze, furti, atti di teppismo e fatti di sangue che hanno segnato non solo la città delle fabbriche ma anche i comuni contigui. Però una buona dose di pepe Di Maio l’ha messa anche sull’abbrivio del suo intervento quando, nell’analizzare il problema della disoccupazione e della conseguente disperazione a Pomigliano e dintorni, ha puntato l’indice contro la Fiat e fatto il pollice verso all’indirizzo della famiglia Agnelli. “Nell’Alfa Romeo – l’incipit del parlamentare pomiglianese – si contavano 20mila persone ma dopo la scelta scellerata di dare la fabbrica alla Fiat la famiglia Agnelli ha intascato miliardi e delocalizzato, con il risultato che ora lì si contano nemmeno 5mila lavoratori”.
Il deputato Cinque Stelle ha annunciato un’interpellanza al ministro dell’Interno, Alfano, allo scopo di sollecitare la realizzazione di un soddisfacente sistema di videosorveglianza in tutta la città.
(Fonte foto: rete internet)



