Ieri i carabinieri e la polizia municipale hanno iniziato lo sgombero di quello che fu il quartier generale del clan Egizio, un palazzo di cinque piani ubicato a ridosso nel centrale corso Umberto, nella traversa di una stretta strada secondaria, via Campana. Le operazioni di sgombero, cominciato ben 25 anni dopo la confisca giudiziaria, avvenuta nel 1993, sono iniziate all’alba e si sono protratte per tutto il giorno. Sono state mandate via due famiglie da altrettanti appartamenti del primo piano. In un alloggio viveva una nipote e nell’altro una sorella e una nipote dei boss Antonio e Umberto Egizio, il primo ucciso 24 anni fa e il secondo in carcere dal 2009 per tutta una serie di reati gravi. Lo sgombero ha conosciuto momenti di tensione, quando cioè una parente degli Egizio ha inveito contro il sindaco, Massimo Pelliccia, giunto sul posto per assistere all’operazione. Anche un’altra persona, un uomo, ha inveito contro Pelliccia. Secondo quanto reso noto dall’ufficio stampa del Comune il sindaco ha sporto denuncia ai carabinieri. Restano nel frattempo altri 11 appartamenti da liberare nel palazzo, tutti abitati da amici e parenti della famiglia camorristica ormai del tutto smantellata da omicidi, retate e condanne. Qui al suo posto comandano altri mafiosi, da un pezzo. A ogni modo è piuttosto lungo l’elenco dei beni confiscati ai clan in questa città molto difficile della cinta urbana a nord di Napoli. Due palazzine mai completate, due rustici, nel rione Saggese, nei quali si trovano ancora parcheggiati due furgoni Volkswagen che erano utilizzati per gli agguati dagli uomini del clan Egizio. E poi ci sono appartamenti ubicati quasi ovunque. Si tratta di 26 tra edifici e alloggi, alcuni di questi residenziali, tutti confiscati dal tribunale di Napoli. Un elenco solo parziale questo dei beni sottratti ai clan in tutta l’area. Ad aprile il Comune ha dato il via a un bando di gara per l’assegnazione a scopo sociale di 5 appartamenti tolti alla camorra. Uno di questi 26 beni immobili è già in fase di riutilizzo. Si tratta di alcuni locali al piano terra di via San Giacomo, una traversa del centro di Casalnuovo. Qui è stato inaugurato uno sportello di aiuto ed assistenza ai commercianti e agli artigiani, un servizio, denominato “Al Corso”, fortemente voluto da queste parti dopo il suicidio, avvenuto nel 2014, di Eddy De Falco, il pizzaiolo di Pomigliano che aveva una pizzetteria a Casalnuovo e che si suicidò dopo una multa subita dagli ispettori del lavoro. Storie tragiche. Come del resto tragica è stata ed è la storia relativa alla camorra locale. Dei 26 appartamenti che si trovano nell’elenco dei beni confiscati nel paese degli abusi di ogni sorta (74 palazzi sorti senza uno straccio di licenza nei suoli agricoli e altri 300 edifici censiti come del tutto irregolari) 14 appartenevano al clan Egizio, quelli appunto di via Campana. Il boss Antonio, il “tedesco”, chiamato così perché aveva aperto una serie di società cosmetiche e di profumi in Germania, fu ucciso nel 1994, a 41 anni, nella strettoia di via Campana che dà sul corso Umberto, a pochi metri da casa, la mansarda che aveva all’ultimo piano del palazzo in fase di sgombero. Il fratello Umberto, costruttore, è in galera dal 2011 per una sfilza di reati, estorsioni “ad ampio raggio”. Ma ora a Casalnuovo comandano da tempo altri gruppi mafiosi, potenti e ben protetti. Dei 5 beni appena inseriti nell’ultima gara comunale per il loro riutilizzo figurano 3 appartamenti del centro commerciale Meridiana, nella frazione di Tavernanova, e 2 alloggi in via Arcora. Dovranno essere sedi delle associazioni che si occupano delle donne vittime di violenza. Attualmente a Casalnuovo sono 19 gli immobili confiscati e utilizzati da varie associazioni che si occupano di antiracket, di minori o comunque di fasce sociali svantaggiate. Di questi 3 si trovano nel palazzo da sgomberare a via Campana: un garage, un appartamento al piano mediano e un attico. Il Comune li vuole ristrutturare. Sono stati inseriti in un progetto che prevede finanziamenti regionali.







