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Cava de Tirreni, ritorna in città la rievocazione storica “La Cava, Civitas Fidelissima 1460”

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La manifestazione, in programma il prossimo 1, 2 e 3 settembre 2023 presso il Convento di San Francesco, è la naturale prosecuzione della manifestazione “La Pergamena Bianca, una storia tra realtà e fantasia”. Un ricco programma che prevede una cerimonia religiosa in costume e un concerto del Conservatorio Martucci di Salerno.

Ritorna nella medievale cornice della città di Cava de’ Tirreni l’evento storico-culturale più atteso dell’anno:La Cava, Civitas Fidelissima 1460. Erede artistico e incubatore della famosissima rappresentazione storico-teatrale La Pergamena Bianca, oggi alla VIII edizione. L’evento avrà in programma tantissime sorprese. La location è il monumentale convento di San Francesco, antica sede delle adunanze consiliari della civitas, oltre che dell’Archivio storico. Ad aprire la kermesse, venerdì primo settembre, una sontuosa cerimonia religiosa in costumi d’epoca. Sabato 2 settembre, dopo il corteo storico de Li Quattro Distretti con i formidabili sbandieratori, andrà in scena alle ore 20:30 lo spettacolo teatrale “1460, assedio La Cava”. Proprio La Pergamena Bianca, con la regia di Andrea Carraro, sarà la punta di diamante dell’intera serata teatrale. Il Conservatorio Giuseppe Martucci di Salerno, infine, chiuderà l’evento, domenica 3 settembre, con il concerto Musica in chiostro. Dal 1969, l’Associazione Sbandieratori Città de la Cava, guidata dal presidente Felice Abate, custodisce e tramanda le tradizioni storico-folkloristiche di Cava de’ Tirreni e, nel tempo, ha avuto modo di esibirsi nei cinque continenti al cospetto delle più importanti istituzioni nazionale ed internazionali. Una rievocazione storica, quindi, importantissima per le sue radici antropologiche e culturali e, per troppo tempo, rimasta all’ombra di manifestazioni esclusivamente folkloristiche. Fortunatamente, grazie all’associazione presieduta da Abate, è ritornata alla luce. Partners istituzionali dell’evento: Ministero della Cultura, Regione Campania, Istituto Cervantes ed il Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci di Salerno.

 

Blasone cittadino

LA STORIA

Il popolo cavese, pur di sottrarsi agli angioini, appoggiarono fortemente la corona aragonese. A riguardo, con valenti atti eroici, alcuni rappresentanti del popolo si distinsero dignitosamente nel corso della storia. Durante la guerra tra Alfonso I di Napoli (1396 – 1458) e Renato d’Angiò (1409 – 1480) per il possesso di Napoli, tra i soldati che militarono per la causa aragonese vi era Aniello Ferrara di Cava, che nel 1442 penetrò, audacemente, con un esercito di duecento uomini attraverso un pozzo/acquedotto in Napoli ed aprì le porte della città e della vittoria a re Alfonso, sorprendendo gli angioini e ponendo così fine alla guerra. Più tardi, Ferdinando I d’Aragona (Ferrante I di Napoli dal 1458 – 1494) venne ad aspra lotte colle truppe de’ ribelli baroni, partigiani di Giovanni d’Angiò, figlio di Renato, nella pianura del Sarno e la vittoria già arrideva a costui, quando cinquecento cavesi, sotto il comando di Giosuè e Marino Longo, sopraggiunti per l’aspra via del monte che sovrasta la città di Sarno, sbaragliarono le milizie dei ribelli e liberarono re Ferrante dalla perdita del reame e forse dalla morte. Il 4 settembre del 1460, il re non solo concesse a Cava il titolo di Città Fedelissima, ma spedì da Napoli il celebre diploma o pergamena in bianco con la facoltà di poter scrivere qualsiasi grazia a concessione. L’ atto pergamenaceo, provvisto di sigillo reale, fu spedito da Ferrante a mezzo del sindaco Onofrio Scannapieco. La pergamena, comunque, rimase in bianco. Il sovrano, trascorsi diciotto giorni, visto che i cavesi non avanzarono alcuna richiesta, inviò una seconda epistola, con la quale non solo concesse alla città di Cava le guarentigie, cioè le esenzioni fiscali nel vendere ed acquistare in tutto il regno, ma anche il diritto di unire al proprio stemma cittadino due pali: l’uno d’oro e l’altro rosso, come nello stemma aragonese si trovano [G. Abignente, Gli Statuti inediti di Cava, 1886, 97].

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