I carabinieri di Castello di Cisterna hanno anche sequestrato un’auto, una vecchia Punto.
Omicidio Ilardi: scatta la girandola dei sospettati. Ne hanno presi due la notte scorsa. Uno è stato rilasciato. L’altro lo tengono sotto torchio i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna. I militari hanno anche sequestrato l’auto da cui lo hanno prelevato. E’ una punto di colore blu scuro, un vecchio modello, di almeno quindici anni fa. All’interno i carabinieri hanno trovato degli oggetti che però non sono stati resi noti. Secondo le indiscrezioni trapelate ieri il sospettato, per il quale però fino a ieri pomeriggio non è scattato il fermo giudiziario, gravita nell’ambito del clan Gallucci, la famiglia che domina il rione della ricostruzione di Casalnuovo, dove c’è una storica base dello spaccio di cocaina. Famiglia che, attraverso Raffaella Gallucci, sorella del capoclan Vittorio, defunto anni fa, sta accusando Antonio Barone, il boss del clan Veneruso a sua volta finito sotto processo, ma poi assolto, a luglio, per aver preteso una tangente fissa del 30 % sulla vendita della polvere bianca nel territorio alla porta orientale di Napoli. Di Barone Ilardi, sempre in base alle indiscrezioni investigative, era il fedelissimo guardaspalle. Intanto Antonio Barone è libero. Abita sul centrale corso Umberto, proprio dove ieri è stato crivellato di colpi da killer espertissimi il suo fidato gregario, 26 anni, che ha lasciato una moglie molto giovane e un figlioletto di appena due anni. E’ stata una vera esecuzione mafiosa, messa a segno in pieno giorno, accanto al muro di una grande scuola elementare e appena mezz’ora prima che dal plesso, il circolo didattico Antonio De Curtis, uscissero centinaia di bambini. Un omicidio in perfetto stile camorristico: killer a bordo di una moto che hanno sparato tra la gente da distanza ravvicinata, sorprendendo in pieno la vittima di turno. Ilardi è morto quasi subito. Forse non si è accorto di niente. I sicari lo hanno tolto di mezzo con una raffica di proiettili. A Casalnuovo non succedevano fatti del genere dal giugno del 2009, quando fu ucciso a colpi di kalashnikov lo storico boss Pasquale Iorio Raccioppoli. Poi, nel settembre dello stesso anno, l’assassinio nelle campagne di Gricignano di Aversa di Giuliano Sovereto, genero del boss Vittorio Gallucci, defunto da anni. Gallucci era il marito di Maria Mosti, considerata dall’antimafia la capoclan della famiglia. Attualmente Maria Mosti è agli arresti domiciliari. Uno dei suoi figli, Federico Gallucci, è libero da meno di un mese. E ora tira aria di guerra a Casalnuovo. La guerra più brutta e cruenta: quella per il controllo totale dei lucrosi proventi di mamma cocaina. Nel frattempo monta la polemica politica. Subito dopo l’omicidio Ilardi il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia, si è recato dal prefetto Gerarda Pantalone. Pelliccia ha sollecitato il rafforzamento dei controlli nel territorio che amministra. Ma l’ex assessore alla polizia municipale, Mario Perna, ieri ha diramato un comunicato molto critico: ” Si velocizzi, senza indugiare ulteriormente, il progetto di videosorveglianza “VISUA”, implementandolo con le strade escluse: via Roma, via Nazionale delle Puglie, la ex 219, Casarea “.



