I fondi europei non spesi potrebbero restare in Campania. Lo scandalo del progetto per il Centro storico di Napoli , Patrimonio dell’ Unesco.
Non tutto è perduto.Forse.Ma si proceda con rapidi aggiornamenti in vista della programmazione 20014-2020. La Commissione europea lancia un assist a Napoli e alla Campania per il recupero delle somme non spese dei vecchi fondi. Lo fa a partire dall’ambizioso progetto per il centro storico , il ‘Major Project’. Un’ opportunità straordinaria per non rimandare indietro 3,5 milioni di euro, molto desiderati dalla città e dall’area metropolitana. Il valore ambientale e di conservazione architettonica è molto elevato. Mai del tutto chiariti ,però, gli errori burocratici e i ritardi inconcepibili di strutture incapaci di dare nuovo lustro all’anima di Napoli. Per venire incontro alle richieste della Campania, a Bruxelles in questi giorni organizzano un frazionamento della spesa. Si inizia con l’aggiustamento del maxipiano “Centro storico di Napoli – sviluppo del sito Unesco”, finanziato originariamente con il programma Fesr 2007-2013. Il metodo forse si estenderà ad altre situazioni critiche. Le autorità campane hanno chiesto più tempo per portare a termine i lavori del ‘Major Project’ con un spostamento dei fondi assegnati in due tranche: 3,3 milioni per il 2007-2013 e 96.650 mila per quello 2014-2020. L’assist di Bruxelles è dato anche alla Sicilia, che con la Campania sono il fanalino di coda nella spesa dei fondi europei.
La modifica nella gestione delle risorse economiche non comporta nuovi costi e obiettivi del progetto. A garantire che le cose in futuro vadano diversamente c’è anche il governo italiano. Con la Commissione europea ha concordato l’inserimento dell’obbligo per le amministrazioni locali di adottare i Piani per un rafforzamento amministrativo : i PRA. Sarà questo acronimo a togliere dalle pene dei ritardi e dalla inaudita burocrazia le grandi incompiute degli ultimi anni ? A volerci credere, i nuovi strumenti dovrebbero aumentare l’efficienza delle Regioni meno virtuose. Il centro storico di Napoli è patrimonio Unesco dal 1995, con la Reggia e il Parco di Capodimonte, Castel sant’Elmo, la Villa comunale e il Reale orto botanico e aree limitrofe. I soldi a disposizione hanno sofferto di ritardi e bassa capacità di investimento. La politica e schiere di passacarte si sono adagiati, mentre la rinascita languiva e tutt’intorno si complicava. Pochi e mal coordinati i cantieri aperti, a dispetto di quanto avvenuto nelle altre città italiane e con gli stessi canali di finanziamento.
Il tema è fortemente presente nella campagna per il nuovo Sindaco di Napoli. Nessuna seria ipotesi di sviluppo per il cuore di Napoli potrà essere presa in considerazione finché non si impiegheranno i fondi già stanziati. E’ il mantra di tutti i candidati. Il rischio disinvestimento sembra scongiurato grazie alle trattative con Bruxelles e per gli impegni presi dal Presidente del Consiglio Renzi. Potrà non piacere e si sa, ma i PRA sono stati concepiti a Roma e proposti alla Commissione.europea. La destra attacca De Magistris per l’ipotesi di abbattimento di edifici nella centralissima Piazza Mercato. Lì dove l’ampio utilizzo dei soldi europei riuscirebbe, invece, a riqualificare strade ed attività commerciali. . C’è tra gli altri un Comitato molto attivo e sensibile a queste tematiche : il Comitato di Portosalvo. Riunisce energie qualificate e si batte con tenacia contro sprechi e manchevolezze. Più volte ha fatto l’elenco dei cantieri aperti e puntato il dito contro le amministrazioni pubbliche. Periodicamente ricorda anche che il centro di Napoli rappresenta 30 secoli di storia ed è il più vasto d’Europa con 1700 ettari di superficie. La sua struttura, sebbene degradata, è sostanzialmente intatta, pronta a generare ricchezza attraverso mille attività. In fondo l’unica cosa da fare – se davvero i 3,5 milioni di euro non torneranno indietro a Bruxelles – è non rimetterli nelle mani di incapaci ****
(Fonte foto: rete internet)
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