Il carabiniere fu ucciso dal clan Moccia mentre teneva per mano il suo bimbo, di 4 anni.
Un grande sacrificio immolato sull’altare dell’antimafia, una storia che rischiava di essere dimenticata e che riguarda la lotta di un maresciallo di 39 anni, con moglie e quattro figlio piccoli a carico, ucciso dal clan più potente di Afragola, tra i più forti e agguerriti della camorra. Ieri però, nella giornata della memoria, il giorno del ricordo della strage di Capaci, il sindaco Domenico Tuccillo scoprendo il busto del sottufficiale installato nella nuova piazza Gianturco ha voluto incastrare nelle menti dei suoi concittadini la figura di Gerardo D’Arminio, il maresciallo del nucleo investigativo di Napoli che negli anni Settanta aveva scoperto il fiume nero in cui scorreva l’eroina diretta a Napoli. D’Arminio, originario di Montecorvino Rovella,fu ucciso il 5 gennaio del 1976 ad Afragola, mentre teneva per mano il figlioletto di 4 anni, Carmine. Dell’omicidio si autodenunciò l’ultimo dei fratelli Moccia, Vincenzo, che scontata una pena di undici anni, appena uscito di galera venne ucciso. Alla memoria del maresciallo è stata assegnata la medaglia d’argento al valor militare. Durante la cerimonia, accanto al sindaco Tuccillo, c’era anche una figlia del sottufficiale trucidato, Annalina. Presenti sul posto il comandante del gruppo di Castello di Cisterna, il colonnello Rino Coppola, il capitano della compagnia di Casoria, Pierangelo Iannicca, il maresciallo Fedele Del Vecchio, della stazione di Afragola, la Fanfara dei carabinieri, il vicequestore di polizia Alfredo Carosella, la Guardia di Finanza, Libera contro le mafie, la Cgil e le scuole.







