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Arrestato carabiniere, l’accusa: “è l’informatore di Cosentino”. Quei documenti sul clan Puca di Sant’Antimo…

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Il maresciallo Giuseppe Iannini ha lavorato per anni nel nucleo investigativo di Castello di Cisterna.  

 

“Rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, con l’aggravante della finalità mafiosa”: l’ ipotesi di  reato formulata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli è di quelle molto pesanti e scaturisce dall’attività di un maresciallo appena arrestato dai carabinieri di Caserta, Giuseppe Iannini, 49 anni, attività svolta nel decennio in cui è stato, fino a qualche anno fa,  componente del nucleo investigativo della caserma Carlo Alberto dalla Chiesa di Castello di Cisterna, il gruppo carabinieri la cui giurisdizione prende gran parte della provincia di Napoli, da Nola a Pozzuoli, passando per tutta l’area a nord del capoluogo partenopeo e per Giugliano. E’ una storia inquietante, come tutte quelle di questo tipo del resto. Il 3 aprile del 2014 viene arrestato Nicola Cosentino. Quando finisce in manette Cosentino ormai è un ex potente: ex sottosegretario del governo Berlusconi, ex di Forza Italia ed ex ras della Campania. Ma il politico di Casal di Principe è ancora ritenuto legato a doppio filo al clan dei casalesi, e non solo per il fatto che il cognato del fratello Mario, pure lui finito agli arresti, è un boss ergastolano oppure perché un altro fratello è il genero di un capoclan deceduto. Comunque si, va bene, ma in tutto questo cosa c’entra il maresciallo Iannini ? Secondo i pm c’entra eccome in questa storia il sottufficiale del nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Ed è proprio in quel 3 aprile che si apre la porta della risposta all’interrogativo. Durante la perquisizione della casa di Nick o’ mericano gli investigatori trovano infatti una “pen drive”, una di quelle chiavette che contengono i dati dei computer. Dentro ci sono documenti riservati dell’Arma: informative e note investigative con richieste di intercettazioni sul clan Puca di Sant’Antimo e sui contatti del clan, nato nella periferia nord di Napoli, con politici e imprenditori. Nella pen drive i carabinieri del nucleo investigativo carabinieri di Caserta trovano anche un falso verbale di interrogatorio “apparentemente” reso da un collaboratore di giustizia. Verbale che invece Cosentino aveva sostenuto di possedere solo sotto forma di una copia cartacea.  A ogni modo l’analisi informatica della pennetta elettronica, le altre attività tecniche e i riscontri testimoniali portano all’individuazione del maresciallo Iannini. E’ lui, secondo i militari e il pubblico ministero Nunzio Fragliasso, la talpa individuata nella caserma di Castello di Cisterna, stando almeno alle prove che fanno risalire l’origine dei documenti trovati nella pen drive alla decennale attività del sottufficiale nel nucleo investigativo di Castello. L’ordinanza di custodia cautelare per Iannini fa parte di una più complessiva inchiesta, coordinata dal procuratore Giuseppe Borrelli, che, iniziata nel marzo del 2011, ha portato finora all’arresto di 23 tra camorristi, imprenditori, politici e pubblici ufficiali e alla confisca di beni per oltre 100 milioni di euro. Il maresciallo Giuseppe Iannini è stato cautelativamente sospeso dall’Arma.

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