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Sant’Anastasia, morì a soli tre anni: i risultati dell’autopsia hanno spinto la Procura a indagare per abusi

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I titoli di Repubblica Napoli e del Mattino
I titoli di Repubblica Napoli e del Mattino

I dubbi dopo il deposito della perizia medica che arriva a distanza di mesi dalla morte: il pm ha avviato altre indagini per capire se la piccola vittima, stroncata da una crisi respiratoria causata forse da infezione polmonare, avesse in precedenza subito abusi sessuali.

Basta poco per creare un mostro. Un mostro che magari non c’è. Però quando si tratta di bambini ed esiste un minimo dettaglio che possa far soltanto sospettare presunti abusi, è giusto che si indaghi, che si verifichi, che si accerti. Che si cerchi la verità, una verità che dovrebbero volere– e che sicuramente vogliono – anche i genitori, i parenti, chi a quei bambini – anzi a quella bambina – voleva bene. Nell’edizione di ieri di Repubblica Napoli, un titolo urlava: «Muore a tre anni, indaga la Procura». E raccontava la storia di «Carla», una bimba morta a tre anni in un paese vesuviano. Quel paese vesuviano, come conferma Il Mattino di oggi riportando anche una concisa ma chiara dichiarazione del procuratore capo di Nola, Paolo Mancuso, è Sant’Anastasia.

La bimba adesso non c’è più, ma la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti dopo l’esito dell’autopsia disposta all’epoca (era marzo scorso) per accertare le cause della morte. Si parlò di meningite, di infezione polmonare, poi di crisi respiratoria, si fecero altre ipotesi e indagarono i carabinieri dopo il decesso della piccola a Villa Betania dove era arrivata già con la febbre altissima. Dapprima se ne interessarono la Procura di Napoli e la squadra mobile, poi la competenza passò a Nola. Il referto autoptico depositato soltanto pochi giorni fa esclude le responsabilità dei medici ma rivela un particolare che ha spinto la Procura ad aprire un fascicolo contro ignoti per presunti abusi sessuali che però – laddove ci fossero stati e finora mai confermati da prove inequivocabili – non avrebbero nulla a che fare con le cause della morte.  La Procura e il pm Valentina Bifulco starebbero valutando l’ipotesi di ulteriori accertamenti clinici. In cerca della verità. È cauto il procuratore Mancuso e al Mattino dice soltanto: «C’è il rischio di creare un mostro che poi potrebbe non esserci». Sì perché sono tante le ipotesi che potrebbero aver fatto rilevare nell’esame autoptico escoriazioni o ematomi, addirittura emorragie «anche a carico delle mucose interne», spiega un noto infettivologo. Insomma un quadro clinico che potrebbe aver causato equivoci e valutazioni errate. I genitori della piccola, molto noti e stimati in città, si sarebbero rivolti ad un legale.

«Carla» è naturalmente un nome di fantasia, come «fantasie» – anzi errori – potrebbero essere i sospetti che hanno spinto la Procura ad indagare più a fondo.  È giusto che la cronaca dia conto delle indagini, perfino dei sospetti, ma non va dimenticato che «mostri» finora non ve ne sono. La famiglia è unita, sana, stimata, in questo caso si dice appunto quasi «al di sopra di ogni sospetto». Di contro, il pool di esperti che a suo tempo è stato nominato dalla Procura, ha individuato tracce che spingono a continuare le indagini. Se errore è stato davvero commesso nelle valutazioni mediche, come non pensare alla disperazione della famiglia che, dopo aver perso una figlia, si ritrova scaraventata ora in un altro incubo? Le indagini arriveranno alla verità, diranno se «Carla» ha subito qualsivoglia tipo di abuso da parte di ignoti (per ora non ci sarebbe alcun indagato) o se è stata sottratta all’amore di due genitori per un’infezione, una crisi respiratoria o qualsiasi altra patologia che possa anche aver causato sul suo corpicino segni o lesioni che hanno poi, forse, condotto gli esperti all’equivoco.

 

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