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Algida, scippo inglese: ipotesi ricollocazione dei lavoratori da licenziare

Il centro ricerca dov’è nato il cornetto dovrà chiudere ed essere trasferito in Gran Bretagna.  

 

Nonostante i silenzi che lo stanno circondando sta comunque emergendo il dramma dello “scippo” inglese, cioè della chiusura del centro ricerca e sviluppo dello storico stabilimento Algida di Caivano, del trasferimento di questo centro di eccellenza in Inghilterra e del contestuale licenziamento dei 39 tra laureati e tecnici che vi lavorano. Intanto dal primo esame congiunto sulla procedura di mobilità, aperta il 6 ottobre scorso, confronto che i sindacati hanno tenuto con l’azienda, e dal conseguente faccia a faccia che le organizzazioni di categoria hanno tenuto con i lavoratori del polo di eccellenza, destinato a sparire dall’area napoletana, è emersa l’ipotesi di una ricollocazione dei lavoratori da licenziare in altri impianti italiani della proprietaria Unilever, multinazionale anglo-olandese. Impianti che sono per lo più dislocati nel nord Italia. Il tempo stringe però. In base ai tempi della procedura di licenziamento collettivo il centro ricerca e sviluppo dell’ice cream del gruppo chiuderà entro il 21 dicembre prossimo. Si tratta di una perdita molto grave per il tessuto produttivo napoletano perché è in ballo il destino del laboratorio in cui sono stati inventati i gelati più famosi d’Italia, dal cornetto al magnum, dal cucciolone alle praline. Prodotti poi esportati dalla Unilever in tutto il mondo. Ma la multinazione, stando a quanto emerso dall’incontro sindacale tenuto di recente sulla questione, è inflessibile. Vuole portare il centro ricerca a Colworth, una cittadina poco distante da Londra, per accorpare il lavoro sui gelati a quello, più complessivo, sulle varie produzioni tipiche dell’azienda, che spaziano in vari settori del mercato globale (ci sono anche i detersivi). Finora però il sindacato napoletano non si è espresso pubblicamente sulla vicenda. Le organizzazioni di categoria, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, stanno mantenendo il più stretto riserbo. Durante il primo esame congiunto i sindacati hanno opposto e verbalizzato il no alla chiusura del centro ricerca e sviluppo della fabbrica di Caivano e al contestuale licenziamento dei 39 addetti. A ogni modo, parallelamente all’ipotesi della ricollocazione dei lavoratori da licenziare in altri impianti italiani, l’azienda è inflessibile: in base a indiscrezioni esclude a priori qualsiasi possibilità di ricollocare il personale in esubero nel comparto produttivo della fabbrica di Caivano, dove lavorano circa 800 dipendenti e altri 200 dell’indotto. Nel frattempo ieri del caso si sono interessati anche i giornalisti del canale televisivo “La 7”, che però hanno trovato un muro di gomma davanti alla loro domanda di verità. “Abbiamo concordato con tutti i sindacati – spiega Maurizio Vitiello, della Uila Uil – che potremo rilasciare dichiarazioni solo dopo il prossimo incontro con l’azienda. E questo perché il primo esame congiunto è stato brevissimo e non ha dato nessuna indicazione sulla vicenda”. Il prossimo faccia a faccia tra Unilver e sindacati si terrà mercoledi 26 ottobre. “Comunque noi – sottolinea Raffaella Bonaguro, della Fai Cisl – abbiamo ribadito che non siamo d’accordo sui licenziamenti e che non siamo d’accordo a perdere un punto d’eccellenza come il centro ricerca di Algida”.

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