Diagnosticata alla trentenne nigeriana una depressione post partum.
E’ stata trasferita dal carcere femminile di Pozzuoli ad una casa di cura e custodia Edith Igbinosa, la trentenne donna nigeriana accusata di tentato omicidio del marito e del figlioletto di 8 mesi nell’ambito di una vicenda consumatasi in un alloggio del centro storico di Acerra, in via Solferino. Il gip del tribunale di Nola Enrico Campoli ha infatti accertato l’evidente stato di depressione della donna disponendone la scarcerazione e il conseguente ricovero in un centro specialistico. Nel frattempo la magistratura ha anche disposto l’affidamento del bambino al padre ritenendo che Edith, almeno per il momento, debba essere tenuta lontana dalla famiglia. La mattina di martedi 11 agosto Edith Igbinosa si avventò contro il marito con un coltello tra le mani costringendo il consorte a lanciarsi dal balcone di casa, cioè da un’altezza di cinque metri. Pochi minuti dopo Edith mise il figlioletto in una busta di plastica e, secondo quanto riportato dai carabinieri intervenuti sul posto, minacciò di lanciare il piccolo nel vuoto. Fortunatamente l’intervento di un amico di famiglia, un altro nigeriano, e degli stessi militari fece limitare al massimo i danni. Alla fine il marito di Edith ha riportato solo una frattura al tallone sinistro mentre al piccolo non è stato fatto nulla di male. Si parla di una lite scaturita dalla gelosia e da una forte depressione post partum della donna. “Le due contestazioni di tentato omicidio – dichiarano gli avvocati difensori Walter Mancuso e Rosanna Raia – potrebbero essere derubricate entrambe, soprattutto la seconda ipotesi, quella del tentato omicidio del bambino, perché in questo caso la volontà di uccidere sembra assolutamente non esserci. Se Edith infatti avesse voluto veramente far del male al piccolo ne avrebbe avuto tutto il tempo, vista la dinamica, molto lunga, dell’evento. Ma lei a un certo punto si è lasciata prendere il figlioletto dalle sue mani, in un attimo di lucidità che ha rivelato i suoi reali intendimenti non omicidiari”.








