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Acerra, bimba morta di cancro: viveva accanto a un mostro chimico. Il suo medico: “Cause ambientali non dimostrabili”

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<< Mentre a Roma si discute (e si litiga) Sagunto viene espugnata >>. La storica frase è stata rispolverata dal vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, qualche anno fa per denunciare il quadro sconfortante derivante dal lungo elenco di vite umane, spesso giovani, spezzate dal cancro che flagella anche questo territorio simbolo della Terra dei Fuochi: Acerra, Casalnuovo, i vicini comuni del Casertano. Un elenco listato a lutto che l’altro giorno purtroppo si è allungato a causa della tragica scomparsa di una bambina di 11 anni, Alessia Tatiana Atanìa, portata via in pochi mesi da un osteosarcoma fulminante. Il funerale della giovanissima vittima del tumore che non dà scampo è stato consumato nella chiesa di San Pietro, rione Limitone, ad Acerra, tra centinaia di persone in lacrime, deluse, scoraggiate. Un’amarezza che fuori e dentro la chiesa si è spesso tramutata in rabbia. << Basta con queste morti ! Ma cosa aspettano ? Una rivoluzione o che moriamo tutti in poco tempo ? >>, le frasi lanciate dalla folla. Della piccola Alessia resta un’immagine terribile, quella della sua bici bianca da passeggio lasciata nel cortile della sua abitazione, nel rione Limitone, un edificio ubicato sopra un lunghissimo fosso dei Regi Lagni, una discarica di fanghi tossici lunga mezzo chilometro che è andata a fuoco più volte. Intanto il papà di Alessia, Giovanni, e la mamma, Natalia Kit, sono rimasti talmente sconvolti da questa tremenda esperienza che hanno deciso di lasciare l’abitazione in cui hanno vissuto per decenni. Si sono trasferiti in un altro rione di Acerra, al capo opposto. << Hanno lasciato casa una settimana fa – spiega A.I., un vicino – io sono stato al funerale. E’ stato terribile. La gente era arrabbiata. Anche io: mia madre, che viveva nello stesso palazzo di Alessia, è morta di tumore, a un’età tutto sommato giovane >>. Difficile se non impossibile stabilire il nesso di causalità tra i vari tumori che hanno flagellato la zona e la presenza della mega discarica di rifiuti sversati nel fosso dei Regi Lagni. Fatto sta che le testimonianze raccolte sono da brividi. << Mia moglie di 64 anni, mia cugina di 60 anni, una signora più avanti, un’altra bambina di 10 anni, si chiamava Rosaria: sono tutte morte di tumore – Racconta Alessandro D’Urso, 71 anni, un signore che abita poco prima del palazzo in cui viveva Alessia – e poi altre due signore, giovani: loro si sono ammalate da poco. Abitavano e abitano tutte in questi quattro piccoli isolati >>. << Proprio stamattina – commenta D’Urso – riflettevo e mi chiedevo: ma che caspita sta succedendo qui ? Noi ogni tanto, soprattutto d’estate, sentiamo ancora i miasmi provenire dal fosso >>. L’Arpac nel settembre 2017 ha reso note le analisi della discarica del “controfosso”. In quel periodo, dopo un incendio che ad agosto ha intossicato 72 persone, gli ambientalisti acerrani hanno denunciato il sindaco, Raffaele Lettieri, per omessa bonifica. I risultati dei primi esami del terreno sono stati agghiaccianti: metalli pesanti, zinco, rame e idrocarburi in quantità tre volte superiori ai limiti di legge. E poi ferro e alluminio a livelli stellari, trecento volte più dei volumi normalmente contenuti in un terreno agricolo standard. << Qui dentro scaricano ancora – racconta un altro testimone, Rosario De Maria – ho chiamato la polizia e i carabinieri ma quando giungevano sul posto gli scaricatori erano già fuggiti. Arrivano con i camion e scaricano liquidi, sullo sbocco del canale di scolo della fogna di Afragola. Prima scaricavano fanghi >>. << Non c’è controllo del territorio >>, lo sconforto di Mario, il figlio di Rosario. Il Comune di Acerra e la Regione stanno litigando su chi debba bonificare il mostro. Il Tar ultimamente ha stabilito che debba essere la Regione. Restano solo dubbi. << Il sarcoma che ha colpito Alessia ha cause epigenetiche: cellule tumorali trasmesse dai genitori che a loro volta hanno introiettato contaminazioni >>, risponde un esperto ricercatore, il dottor Antonio Marfella. << Alessia presentava una familiarità – replica però l’oncologa dell’ospedale pediatrico Pausilipon, il medico che ha tenuto in cura la bambina – non è dimostrata una causa ambientale anche perché l’unica causa certa di osteosarcoma è la radiazione nucleare. Molti nostri pazienti provengono da zone a rischio ma si tratta di aree molto popolate >>.

a discarica incendiata davanti alla quale viveva Alessia
la discarica incendiata davanti alla quale viveva Alessia
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