A Pomigliano d’Arco Margherita Romano parla dei “ghiribizzi” poetici di V. Imbriani e Carmine Cimmino di V. Imbriani critico d’arte

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Giovedì 27 giugno, nella “ Sala delle Capriate” della “Distilleria Culture district” si terrà un convegno sul genio poliedrico di Vittorio Imbriani: la manifestazione è stata organizzata dall’Amministrazione Comunale di Pomigliano d’Arco – interverrà l’assessore alla Cultura Franca Trotta – e dalla  Fondazione “V. Imbriani”, di cui è presidente Elio Caiazzo. Margherita Romano parlerà di V. Imbriani poeta, e C. Cimmino di V. Imbriani critico d’arte.

 

Tra i molti meriti Vittorio Imbriani ebbe anche quello di aver ripubblicato la “Posilecheata” di Pompeo Sarnelli e il “Cunto de li Cunti” di G.B. Basile, che era più noto nel resto d’Europa che in Italia. Dell’opera di Sarnelli Imbriani disse che era una “ghiottornia”, e lo stesso avrebbe potuto dire del “Cunto”: entrambe le opere egli le considerava nutrimento prezioso per la sua mai sazia fame di parole e di immagini, una fame che era anche un divertimento e che lo portò a elencare, in una pagina del “Vivicomburio”, più di 50 sinonimi della parola “stupido”. Questa voracità lessicale, che secondo Croce veniva dalla cultura barocca, spinse gli studiosi a fare di Vittorio Imbriani un antesignano di Gadda. Nell’ “incontro” organizzato dall’ Amministrazione Comunale – interverrà l’assessore alla Cultura Franca Trotta – e dalla Fondazione “V. Imbriani”, presieduta da Elio Caiazzo, Margherita Romano, docente di Lettere presso il Liceo Classico “V.Imbriani” di Pomigliano d’Arco, parlerà dei “ghiribizzi” di Imbriani poeta, e ci spiegherà perché l’autore di “Merope IV” entra a pieno diritto in quel ristretto gruppo di scrittori del secondo Ottocento italiano e europeo che grazie al loro genio proteiforme non si lasciano inquadrare in schemi e cataloghi, e aprono strade nuove che altri percorreranno fino in fondo.

Carmine Cimmino parlerà di Vittorio Imbriani critico d’arte e complicato teorico della “macchia”, e cercherà di spiegare, aiutandosi con le immagini di alcuni quadri, che la “macchia” di Imbriani è sostanzialmente diversa dalla “macchia” di Diego Martelli, guida e oracolo dei “macchiaioli “toscani”. Anche come critico d’arte Vittorio Imbriani intuì l’importanza di radicali innovazioni espressive e tecniche, e ne indicò  modi e forme: ma anche quando parlava di pittura, Imbriani si arrendeva talvolta agli impulsi del suo carattere bizzoso. Si sa che di un  genio vanno accettati tutti i “giochi”, quelli della simpatia, e quelli dell’antipatia.

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