A Ottaviano ciò che accade oggi è già accaduto ieri. Quasi sempre.
Lo disse in consiglio comunale P. Cola, il primo podestà di Ottaviano, ricordando che dopo ogni eruzione i proprietari terrieri spostavano in avanti, e non di poco, i termini di confine “accaparrandosi” vasti tratti del demanio pubblico. Già altri sindaci, prima del prof. Simonetti, sono stati sostenuti da una maggioranza risicata, e dunque si è già visto all’opera tutto il repertorio “politico” di tattiche di difesa e di attacco che la situazione suggerisce. Un tempo funzionavano le lettere anonime, oggi i post “pezzottati”, con firma falsa. Correda l’articolo un disegno a penna di un grande ottavianese, Michele Arpaia.
Ricordavo questa “sentenza” di Pasquale Cola mentre rileggevo la biografia di Giuseppe IV Medici, terz’ultimo principe di Ottajano che nel 1861 i Piemontesi trascinarono in carcere accusandolo di essere filoborbonico e “patrono” del brigante Pilone e che due anni dopo Vittorio Emanuele II nominò amministratore del Palazzo Reale di Napoli per premiare la rapidità della sua conversione. Gli Ottavianesi, ammaestrati dai Medici e dalla complessità della loro storia, sanno per esperienza che un proverbio non ha valore assoluto e definitivo: la sapienza popolare lascia sempre uno spazio aperto per il capovolgimento dei suoi “detti”: si dice per esempio che “chi va piano, va sano e va lontano”, ma si ammette anche che, in certe situazioni, “chi arriva tardi, male alloggia”. Qualche giorno fa il sindaco di Ottaviano, prof. Simonetti, ha pubblicato sul suo sito il proverbio “ chi nun tene che pettenà, pettena ‘o cane”: chi non ha niente di importante da fare, consuma il suo tempo in esercizi insignificanti e anche nel dare fastidio agli altri, che invece sono impegnati in azioni di peso rilevante. Ma può accadere che proprio mentre pettina il cane – un gesto meccanico e ripetitivo – la mente del pettinatore trovi il tempo e l’impulso per concentrarsi su questioni che non era ancora riuscito a risolvere, su matasse che non gli era stato possibile dipanare. E all’improvviso, mentre la mano ripete il gesto, l’intelletto trova il bandolo della matassa. Oggi il sindaco ha risposto con un post molto aspro al post di un consigliere dell’opposizione: non è il momento di commentare il tutto – lo farò quando “racconterò” il prossimo consiglio comunale -, ma il prof. Simonetti non può negare che il sistema sociale di Ottaviano- in particolare quello di Ottaviano Centro – presenti chiari segni di problemi anche seri. Recentemente a Vincenzo Caldarelli, consigliere delegato “alle opere pubbliche, al verde pubblico e alla metanizzazione”, è stato dedicato un post in cui la sua immagine è circondata dalle foto dei lavori in corso nelle strade della città e da espliciti riferimenti a quelli di via G. Di Prisco, chiusa al traffico per i lavori della Gori: qui, qualche giorno fa, un’auto, forse per l’eccesso di velocità, “ha urtato contro i dissuasori di chiusura della strada”: per fortuna, “la conducente non ha riportato danni fisici”. Insomma, il post poteva anche indicare il consigliere come il responsabile del disagio e della pericolosa confusione.
Il mio augurio è che Vincenzo Caldarelli porti a termine il programma degli interventi e che metta in conto di essere un bersaglio non solo del “fuoco nemico”, ma anche del “fuoco amico”, diciamo così: forse a qualcuno dà fastidio il fatto che egli svolge, nell’attività dell’amministrazione, un ruolo di primo piano. Dice un proverbio toscano, “anche quando credi di stare tra gli amici, guardati le spalle”. E gli “amici” talvolta si servono, sui “social”” di contatti falsi, di firme “pezzottate”: ma mi auguro che non sia già in atto questa pratica disgustosa. C’è, poi, la questione della sanatoria edilizia: mi dicono che il sindaco ha nominato una commissione di tre membri, e che nessuno dei tre è di Ottaviano. Il nostro giornale dedicherà grande attenzione all’attività della commissione: e mi va di esprimere, già ora, la certezza che essa applicherà gli stessi princìpi in tutto il territorio cittadino, dalla Montagna alla pianura, “dalle Alpi alle Piramidi”.
Due sindaci di Ottaviano, Aurelio Trusso e Enrico Iervolino, non consentirono ai Vescovi di Nola di mettere le mani sulla processione di San Michele, di modificarne riti e percorso. Mi dicono che quest’anno San Michele è entrato in piazza Municipio, per la prima volta, si è fermato, e ha ascoltato i sermoni non so di chi. E’ vero? Se è vero, vi esorto a non scherzare con San Michele.



