Con un goal di Hamsik contro il Cagliari, gli azzurri Mazzarri si piazzano secondi in classifica a due punti dalla capolista Juventus.
Quando il ciuccio vola in Sardegna per sfidare la sua pecora nera, lo spettacolo è assicurato. Ma non ci riferiamo a normalissimi pareggi per tre a tre acciuffati al novantaquattresimo, magari con un goal di testa di un calciatore alto due mele e poco più, e neppure a esaltanti partite cominciate al novantatreesimo e conclusesi con un contropiede al fulmicotone di un calciatore che supera in progressione Mennea, Carl Lewis, Ben Johnson e Husain Bolton, portandosi sulle spalle i suoi tremila tifosi presenti sugli spalti e tutti quelli che seguono la partita in tv, concludendo a rete con la freddezza di un moschettiere.
No, non ci riferiamo a questi episodi che rientrano ormai nella normalità da quando il ciuccio ha in sella questo fantino toscano, che fa disperare i propri tifosi per la testardaggine con la quale si arrocca sulle sue posizioni, ma che sa suonare la carica come solo i grandi condottieri sanno fare. Il suo motto è «quando mi tolgo la giacca, scatenate l’inferno»! Dicevamo, lo spettacolo nelle sfide tra Cagliari e Napoli, non è dato solo da questi rocamboleschi risultati raggiunti al fotofinish e non tanto e non solo dagli strip di Mazzarri, e nemmeno dalle pallonate di calciatori solitamente imprecisi sotto porta che colpiscono in pieno allenatori avversari.
Lo spettacolo nello spettacolo è rappresentato dalle facce di Cellino in tribuna, che quando affronta il Napoli mostra il meglio e il peggio di sé, esibendo tutte le sfumature di colori delle sue inespressive espressioni, passando dal blu elettrico che colora il suo volto grigio allorquando legge che nella formazione azzurra mancano Pandev e l’Extraterrestre, al verde senza speranza che scatta come ad un semaforo quando i pali e le deviazioni provvidenziali di San Gennaro respingono gli assalti rossoblu, al giallo epatite che lo allerta sul tiro a giro del lillipuziano Insigne che giganteggia tra i gulliveriani difensori sardi, fino al rosso morto ammazzato che al goal di Hamsik tinge l’intero stadio Is Arenas, che viene inaugurato con una sconfitta contro gli inspiegabilmente odiati nemici, che salutano con uno striscione beffardo, che spunta dal settore ospiti subito dopo il triplice fischio dell’arbitro, giocando sul nome del nuovo allenatore, che pure benissimo aveva fatto fino a quel momento: «Vi abbiamo Pulgato ancora».
(Fonte foto: Rete Internet)

