Il ministro Carrozza e il premier Letta lanciano il DL sulla scuola per rilanciare l’istruzione nel nostro Paese.
È stata una conferenza stampa con toni da grande kermesse. Il primo ministro Letta, senza giacca e con un’aria casual, ha dichiarato che il nostro Paese deve ripartire dalla cosa più importante: l’educazione, l’istruzione e la cultura. «Dalla scuola riparte il futuro del Paese. Ci interessa ricominciare a investire sulla scuola e l’ istruzione dopo anni di tagli, perché sono il centro per il rilancio del nostro Paese. Abbiamo messo a punto alcune prime risposte, ne verranno altre».
A fargli eco una contentissima ministra dell’Istruzione che è entrata nel merito dei tantissimi punti del decreto legge. Entrambi hanno voluto sottolineare che ci troviamo di fronte ad un new-deal del comparto e che il governo ho profuso energie economiche ed intellettuali per tirare fuori dalle secche la nave Scuola. Ma al di la dei fuochi pirotecnici e dei lustrini da varietà, cosa c’è di veramente nuovo nel decreto legge approvato dal governo? La carne messa a cuocere è veramente tanta e questo, dal un punto di vista della copertura economica dell’intera architettura, ci spaventa un poco. Si è rispolverato il piano triennale delle assunzioni. Nel prossimo triennio scolastico dovrebbero essere immessi in ruolo sessantanovemila docenti, di cui ben ventisettemila, da subito, sul sostegno.
Interventi anche per la geografia generale ed economica con lo stanziamento di 13,2 milioni (3,3 per il 2014 e 9,9 per il 2015) per il potenziamento dell’insegnamento: un’ora in più negli istituti tecnici e professionali al biennio nazionale. Numeri ambiziosi per arginare l’annoso e infinito problema del precariato. Su queste immissioni, logicamente, pende la spada di Damocle del MEF. Infatti, il ministero dell’economia dovrà avallarle con la relativa copertura economica. Purtroppo, abbiamo già sentito parlare di piani triennali delle assunzioni. Li abbiamo visti anche tristemente naufragare tra i flutti infidi di nuovi governi che li hanno immolati sugli altari del risparmio e del contenimento della spesa.
Tutto questo sulle spalle di centinaia di migliaia di precari lasciati a marcire in interminabili, ed inesauribili, graduatorie. Prima di esprimere un giudizio, aspettiamo che i numeri si trasformino in nomi e le speranze in certezze. Prevista l’assunzione di 57 dirigenti tecnici (i cosiddetti ispettori) per il sistema della valutazione vincitori dell’ultimo concorso. L’obiettivo è porre rimedio alla scopertura in organico che è di circa l’80%. Speranze di assunzioni anche per il personale ATA che finalmente dovrebbero aggirare le restrizioni imposte dalla spending review. Si è parlato anche di dirigenti scolastici e di nuove modalità concorsuali per l’assunzione dei Presidi. La ferita dell’ultimo concorso è ancora troppo virulenta per non lasciare strascichi imbarazzanti.
Altra pagina importante del decreto legge riguarda il cosiddetto “welfare per le famiglie”. Borse di studio e incentivi economici per gli studenti meritevoli e con un reddito basso. Libri di testo in comodato d’uso e possibilità di usare vecchie edizioni degli stessi. Al via anche gli e-book con prezzi inferiori rispetto ai libri cartacei. Tutte le scuole saranno dotate di wireless per permettere a studenti e docenti di accedere velocemente a contenuti didattici digitali. Non meno importante è il capitolo relativo all’orientamento scolastico, alla formazione docente, alla dispersione scolastica e all’edilizia scolastica. Infine, dulcis in fundo, scompare già da quest’anno il bonus maturità che tante polemiche aveva creato.
Una commissione, da istituire, dovrà redigere una nuova proposta per premiare il curriculum scolastico degli alunni che accedono all’università. Questi sono i giorni dei commenti degli addetti ai lavori, dal personale della scuola alle organizzazioni sindacali di categoria. Una ridda di voci e di commenti si intrecciano in queste ore. C’è chi critica, chi elogia, chi resta perplesso, chi applaude in maniera “caciarona” e scomposta. E c’è chi, come noi che crediamo da sempre nella scuola italiana, ha la saggezza e la lungimiranza di aspettare. Forse perché stanco dei troppi proclami sentiti, forse perché troppo “scafato” dell’italica propensione alle promesse sentite.
E forse perché è stanco di sentire parole e vuole stringere tra le mani fatti tangibili. Di una cosa siamo certi: se davvero ripartirà l’Istruzione allora ripartirà l’intero sistema Paese e anche sulla più nera delle crisi splenderà il sole della speranza.
(Fonte foto: Rete Internet)

