La situazione dell’infanzia in Italia è diventata una vera e propria questione sociale da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica.
Una vera e propria questione sociale da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica. Così potremmo definire la situazione dell’infanzia in Italia. Questo è, purtroppo, il risultato che è venuto fuori alla presentazione, a Roma, del Report Card 11, studio del Centro di ricerca Innocenti dell’Unicef su “Il benessere dei bambini nei Paesi ricchi”.
Studiando questa ricerca, possiamo senz’altro affermare che, al di là della crisi, in Italia siamo di fronte a un impoverimento morale, dove le parole giustizia, cultura e tutela dei diritti fondamentali sembrano scomparse dal vocabolario e dal tessuto sociale. Il Report Card 11, che analizza il benessere complessivo dell’infanzia in 29 Paesi ad economia avanzata (27 europei più Canada e Usa) nell’ultimo decennio, assegna il primo posto ai Paesi Bassi, seguiti nell’ordine da Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. L’Italia occupa solo la 22ma posizione e si colloca nella metà inferiore della classifica con Grecia, Portogallo e Spagna. Fanalini di coda, preceduti dagli Usa, Lituania, Lettonia e Romania.
Cinque i parametri di valutazione utilizzati: benessere materiale, salute e sicurezza, istruzione, comportamenti e rischi, condizioni abitative e ambientali per un totale di 26 indicatori comparabili a livello internazionale. Dobbiamo davvero essere tutti preoccupati dal momento che nel nostro Paese il 17% dei bambini – pari a circa 1.750.000 minori – vive sotto la soglia di povertà . Bisogna dire, inoltre, che l’Italia ha anche il più alto tasso, tra tutti i Paesi industrializzati, dopo la Spagna, ( con l’11%) dei giovani che non sono iscritti a scuola, non lavorano e non frequentano corsi di formazione. Quanto al rendimento scolastico, al primo posto è la Finlandia con 20 punti di distacco dal Canada. In terza posizione i Paesi Bassi.
Ritornando al contesto nazionale, bisogna notare che la povertà infantile è più accentuata nel Sud Italia e nelle famiglie immigrate del Nord nelle quali la donna non lavora, in particolare marocchine e albanesi. In quel milione e 750mila minori sotto la soglia di povertà 723mila vivono in povertà assoluta; di questi oltre la metà nell’Italia meridionale. Ulteriore nodo, la scuola. Dopo essere stati per anni eccellenze, soprattutto nella scuola primaria, non siamo ancora riusciti a risolvere il fenomeno dell’abbandono scolastico tra i 15 e i 19 anni. Il 20% dei nostri ragazzi viene bocciato al primo anno di secondarie. E ancora: la scuola non riesce a svolgere il ruolo di equilibratore sociale che sarebbe necessario per i bambini provenienti da famiglie socialmente svantaggiate.
Conseguenza ne è che questi ragazzi hanno difficoltà a portare a termine un corso di studi superiori e scarso è il loro accesso all’università . Nell’ambito della salute sono risultate, inoltre, preoccupanti tra i giovanissimi il crescente problema dell’obesità e l’abuso di alcol, tra binge drinking (assunzione di più bevande alcoliche insieme) e ubriacature del sabato sera, tendenze su cui è necessario agire urgentemente a livello preventivo. Riflettendo seriamente su questi dati risulta quanto mai elemento fondamentale, per rilanciare il nostro Paese, schiacciato da una crisi lunga e dagli esiti incerti, l’adozione del benessere dei bambini come obiettivo e priorità delle politiche sociali.
E’ altresì improcrastinabile approvare misure contro la povertà infantile e le disuguaglianze, anche se per ottenere tutto questo è indispensabile un’inversione di rotta. La spesa pubblica, soprattutto quella destinata ai minori, non è un costo, ma un investimento indispensabile, in termini di tutela dei diritti e di razionalizzazione e risparmio per il futuro. Garantire ai bambini i loro diritti è un imperativo categorico. Quello dell’infanzia è un altro problema, tra i tanti , della nostra Italia. Ecco perché è necessario un governo che governi, in questo momento delle nostra storia. Il Paese non ce la fa più ad aspettare. Tutti quelli che recentemente abbiamo votato si ricordino che li abbiamo “deputati” per servire il bene comune e non per litigare o tutelare i loro interessi ideologici o di bottega.
(Fonte foto: Rete Internet)

