Lo slogan nazionale sembra essere diventato “Domani Dio ci pensa”. Ma se nessuno costruisce più il futuro e nessuno educa chi deve rappresentarlo, ciò significa che hanno fallito la Politica e la Scuola.
Caro Direttore,
al nostro Paese (all”Italia, alle città, ai piccoli centri) hanno, ormai, rubato il futuro e nessuno se ne è accorto. O –come è più realistico sostenere- nessuno finge di accorgersene. Tutti, infatti, vivono schiacciati sul presente, quasi alla giornata, con quella tipica espressione disegnata sul volto, un po” beffarda e un po” preoccupata, del tipo: “ci sono cose più importanti nella vita; domani Dio ci pensa!”.
Il futuro di un Paese risiede nella Politica e nella Scuola. L”una (la Politica) ha proprio il compito di progettare il futuro; l”altra (la Scuola) ha l”obbligo di educare i giovani, che rappresentano il futuro. Cosa sta avvenendo, invece, nel nostro Paese? Che la Politica e la Scuola non si rifanno nemmeno all”antico; conoscono solo il presente, la sopravvivenza, la superficialità, l”arte d”arrangiarsi e mettere le pezze, nemmeno con eleganti sarciture, ma alla men peggio, come una volta si mettevano sui calzoni dei pitocchi: di tutti i colori!
La Politica nazionale sta giocando tutte le sue carte (quelle sul tavolo e quelle nella manica), per evitare al Presidente del Consiglio di pagare eventuali debiti contratti con la giustizia. Fino a qualche settimana fa si parlava solo di lodo-Alfano; dopo la sua bocciatura, si parla, invece, del ddl salva-premier. Quello del “processo breve”, per intenderci. Moltissimi cittadini hanno chiesto, a tal proposito, che il decreto venga ritirato: è successo qualcosa? Ma va! Così è chiaro che si scende in politica per propri interessi, per garantirsi di fronte agli uomini (gli onesti, che sono stati gabbati) ed alla Legge.
E che male c”è, se, poi, con le stesse procedure usate per i big della politica (i Gatti, le Volpi, i Pinocchi, i Mangiafuoco), chiedono un”attenzione nel trattamento (eventualmente riservato loro dalla Giustizia) anche tutti i peones, le mezze tacche, le comparse di un mondo che, ormai, è diventato sinonimo di remunerata e spregiudicata attività professionale. Ormai, da grandi, i nostri giovani hanno il miraggio di due sole attività: quella del camorrista o quella del politico. Quelli più fessi, più ignoranti fanno i camorristi, rischiano la pelle, il carcere, si drogano (ma anche gli altri!) e pensano di poter dettar legge, diventando l”antistato.
Quelli più furbi (non più intelligenti), invece, scendono in politica, a tutti i livelli: nelle circoscrizioni, nei consigli comunali, provinciali, regionali, fino al Parlamento e, sapendo di rappresentare lo Stato, chiedono di essere difesi, cautelati. Da tutto e da tutti: dalle dazioni (eufemismo al posto di tangenti), dai festini con escort o trans (sesso senza tessere di partito), da operazioni politiche messe in essere solo per ringraziare (sinonimo di patto precedentemente assunto) elettori privilegiati.
E, poi, Direttore, magari uno si indigna (o finge?) per il lutto al braccio esibito, per la morte di un boss locale, da quattro ignoranti giocatori della squadra calabrese del San Luca? Ma quanti di noi si indignano davvero, hanno voglia di indignarsi per la politica e per alcuni politicanti, che, probabilmente, il lutto non lo esibiscono al braccio, ma lo portano dentro il cuore, perchè essi sono, spesso, espressioni di famiglie, di clan, di holding, di gruppi finanziari?
Anche la Scuola, per la quale pareva ci fosse stato (ma era una moda passeggera del settembre “08!) un principio di indignazione, è appiattita solo sul presente. Sembrava che dovesse essere messo tutto in discussione dalla ferma protesta di docenti e genitori, sembrava che le notti dei fantasmi (bambini ed adulti a celebrare il funerale della scuola di Stato) dovessero costituire un campo di battaglia, sembrava che gli stessi precari (in mutande) davanti agli Uffici Scolastici Provinciali (i vecchi Provveditorati) potessero interpretare un nuovo Full Monty!
Tu sai cosa significa, oggi, lavorare nella scuola. I ragazzi non fanno quasi più lezione, mancano le risorse finanziarie e materiali (non ci sono soldi ed anche gli insegnanti sono stati tagliati), la qualità dell”insegnamento è andata a farsi benedire (versione moderata) o a puttane (versione esasperata), la dispersione scolastica –almeno nelle terre del sud- tende di nuovo ad aumentare, gli extracomunitari di prima e seconda generazione affollano le aule e si imbattono in docenti, che non hanno gli strumenti culturali per accoglierli ed educarli. Ma che fa? Va tutto bene. E, poi, a che serve studiare? Le strade per affermarsi nella vita sono ben altre.
“Tutto è cambiato: la società dei consumi s”è fatta più furba e più aggressiva, ha azzannato dolcemente i giovani alla giugulare e gli ha versato dentro il veleno del desiderio. Chi pensa spende poco, chi si ferma a leggere, a coltivare la propria individualità, a sognare l”impossibile, non ascolta le sirene che cantano la canzone della felicità facile facile, chi rallenta dentro la malinconia dell”adolescenza non bada alle luci del paese dei balocchi. Così i persuasori non più occulti sono intervenuti sulle fondamenta della giovinezza: hanno promesso mari e monti, hanno regalato sogni impersonali e fasulli, hanno stravolto le coscienze. In pochi anni i miei studenti si sono smarriti:”Professore, la saggezza oggi non serve più, è una cosa del passato”, mi ha detto un”alunna kosovara che si è inserita presto e bene in questo frenetico supermercato. “Oggi bastano i soldi e la tecnologia”, Marco Lodoli, “Il rosso e il blu”, Einaudi, 2009.
Direttore, sempre a proposito di scuola, hai saputo che 300 dirigenti scolastici siciliani sono a rischio, perchè i giudici, accogliendo un ricorso di due insegnanti, hanno chiesto l”annullamento del concorso del 2004? Hai saputo anche perchè, ovviamente? Per, come dire?, manifesta ignoranza. Infatti, a parte le correzioni in tempo record (una media di 2 minuti e mezzo a tema), pare siano statti riscontrati anche vistosi errori grammaticali, sintattici e concettuali. Pare che alcuni dirigenti scolastici siciliani siano soliti scrivere confondendo, per esempio, la a preposizione con ha verbo ed altre perle simili.
Che fai, ridi? Sghignazzi? Dici che conosci almeno altri dieci dirigenti (anche campani) con le stesse caratteristiche culturali dei siciliani? Dici che dovrebbero vergognarsi? E dovrebbero provare vergogna anche diversi politici, sindacalisti e responsabili istituzionali della scuola campana, per aver favorito il superamento del concorso a quei dieci che conosci tu? Fermo! Non ti azzardare a chiedermi se ne conosco qualcuno anch”io, che ti incenerisco!
Comunque è tutto inutile. Il Parlamento sta preparando già una sanatoria. Non succederà niente. Perchè? Ma semplice! Perchè questo Paese non ha bisogno di futuro. Ha bisogno solo di schiacciarsi sul presente. E, poi, che vuoi che sia un dirigente ignorante, un medico ottuso, un avvocato imbroglione, un politicante maneggione? Ci sono cose più importanti nella vita. Domani Dio ci pensa!
(Fonte foto: Rete Internet)


