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1968. L’ITALIA VIVE DI SPONDA I FENOMENI INTERNAZIONALI

Gli anni “68 e “69 vedono studenti e operai in piazza a chiedere riforme. Poteri occulti ne approfittano per inaugurare la “strategia della tensione”

L”ultimo biennio degli anni sessanta è una pietra miliare nella storia d”Italia. Nel 1968 migliaia di giovani respirano aria di rivoluzione e scendono nelle piazze, chiedendo una rivalutazione del ruolo della donna, una politica più umana, una scuola più adeguata ai tempi. L”Italia vive solo di riporto il fenomeno del Sessantotto, che nasce, invece, in un contesto internazionale. Affollati cortei di studenti occupano le strade delle città; giovani con giacca e cravatta ed hippies, i “figli dei fiori”, cantano slogan contro l”offensiva americana nel Vietnam, inneggiando al culto di Che Guevara e Martin Luther King.
Il massimo esponente della lotta studentesca italiana diventa Mario Capanna, un iscritto alla Facoltà di Lettere dell”Università Cattolica di Milano. Non mancano durante le manifestazioni studentesche scontri armati, come quello di Valle Giulia, a Roma (foto), dove si contano decine di feriti tra le forze dell”ordine e gli stessi studenti. La contestazione del “68 fa registrare la voce dissenziente di Pasolini, il quale, tra gli studenti (figli della borghesia) ed i poliziotti (figli di operai e di contadini), sceglie di stare con i secondi. Alcuni versi del poeta “corsaro” recitano: “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte/ coi poliziotti/ io simpatizzavo coi poliziotti,/ perchè sono i figli dei poveri./ :voi, cari (benchè dalla parte della ragione) eravate ricchi/ mentre i poliziotti (che erano dalla parte/ del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,/ la vostra!”.
Il 31 dicembre, la notte di capodanno, per la prima volta in Italia, si sparano colpi di pistola contro una manifestazione studentesca (un ragazzo rimane paralizzato). Avviene a Viareggio, davanti al locale “La Bussola”, dove giovani contestatori circondano e sbeffeggiano eleganti signori in smoking. È il segno che Versilia non è più il regno delle vacanze e della spensieratezza. Solo qualche settimana dopo, ancora a Viareggio, scompare un ragazzino di tredici anni, Ermanno Lavorini. Lo ritrovano morto nella pineta, quaranta giorni dopo. È rimasto vittima di una banda di giovani balordi.
L”anno 1969 segna un”inversione di tendenza per il boom economico degli anni precedenti. L”economia, infatti, ristagna, gli operai sono in lotta con i padroni e rivendicano salari più alti, sicurezza sul posto di lavoro, implementazione dei servizi sociali. Una lunga serie di scioperi ingabbia il paese: si vive “l”autunno caldo” della società, quello degli episodi di violenza, dei contrasti, del malessere collettivo. Uno slogan degli operi recita. “Il nostro Vietnam è in fabbrica! “. Ed i “Quaderni Piacentini” scrivono: “Cosa vogliamo? Tutto. Oggi in Italia è in moto un processo rivoluzionario aperto che va al di là dello stesso grande significato del maggio francese. Per questo la battaglia contrattuale è una battaglia politica”.
Il 28 novembre, di sera, il presidente della Camera, Sandro Pertini, annuncia il risultato della votazione della legge, che permette lo scioglimento del matrimonio (non chiamato ancora divorzio): “Presenti e votanti 608, maggioranza 305, favorevoli 325, contrari 283. La Camera approva”.
L”anno 1969 si chiude con l”attentato di Piazza Fontana, a Milano. Il 12 dicembre, nella sede centrale della Banca Nazionale dell”Agricoltura, scoppia una bomba. Il bilancio dell”attentato è di 17 morti e 105 feriti. Il Corriere della Sera scrive: “Tutto era a pezzi. Sgretolato, frantumato, contorto, sfasciato. Le grandi vetrate dei due piani superiori si erano sbriciolate e raffiche di schegge avevano investito e colpito nel” mucchio” impiegati e clienti”. La domanda che tutti si pongono è: chi sono i padri e gli autori materiali della strage?
È silenzio assoluto. Il 15 dicembre è arrestato l”anarchico Pietro Valpedra, che un testimone dice di riconoscere come l”uomo che, pochi momenti prima dello scoppio, è entrato in Banca con una valigia in mano. Viene condotto in questura anche l”anarchico Giuseppe Pinelli, che, ne esce morto. Si suicida (o è spinto farlo, rimane un mistero!), infatti, buttandosi dalla finestra durante gli interrogatori. Il commissario, che conduce l”interrogatorio di Pinelli, si chiama Luigi Calabresi.
L”inizio della strategia della tensione ha, forse, un obiettivo politico. La destra eversiva, attraverso violenze ed attentati, cerca di prendere il potere, delegittimando la partecipazione al governo della sinistra moderata.
(Fonte foto: Rete Internet)

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