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TUTTI PER UNO

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Un gruppo di adolescenti viene sconvolto dalla notizia che una di loro – un”immigrata irregolare – corre il rischio di essere espulsa. Con l”ostinazione e l”ingenuità della loro età faranno di tutto per scongiurare il pericolo.

Ultima prova dell’ex sessantottino Romain Goupil, Tutti per uno rispetta la tradizione di grande impegno civile del regista francese e propone una lettura quasi favolistica del delicato problema dell’immigrazione.

Il film inizia con un’anziana signora (Milana) che ripercorre la propria adolescenza, portandoci con i ricordi all’interno di un gruppo di bambini tra gli 8 e i 13 anni. Tra amicizia, cameratismo e telefonini (più per imitare i grandi che per altro), la combriccola conserva l’idealismo schematico dei ragazzini, che la porta a scontrarsi con le sfumature della realtà. Quando una di loro – proprio la cecena Milana che abbiamo visto da grande – si troverà a rischiare l’espulsione dalla Francia con tutta la famiglia, sarà la banda di amici a guidare la protesta sullo sfondo di una Parigi multietnica ma scombussolata dalla lotta all’immigrazione clandestina.

I bambini sono gli unici protagonisti di Tutti per uno. Goupil li mette al centro della scena dal primo all’ultimo minuto, relegando i “grandi” a semplice contorno. Curiosamente, questo avviene anche a livello di regia: spesso degli adulti sentiamo solo le voci, mentre la telecamera si sofferma sulle espressioni dei ragazzini. Nei pochi momenti di presenza sulla scena, gli adulti sono sempre rabbiosi e inaffidabili. Che essi siano poliziotti, giornalisti o genitori, è totale la loro estraneità al mondo dei bambini, alla sofferenza che deriva dalla possibile perdita di un’amica e che porterà ad una decisa quanto ingenua rivolta.

Il regista si butta di peso nella contrapposizione tra la bontà dei ragazzini e l’abbrutimento della vita adulta, rappresentata solo sotto forma di genitori che litigano, politici che cacciano gli stranieri, poliziotti che minacciano. Non è un caso che l’unico adulto ad uscire pulito – e con più spazio nelle vicende – sia Cendrine, la madre del leader del gruppetto (Blaise), poiché è l’unica in grado di capire la semplicità del dolore dei più piccoli rifiutando il politichese e arrivando ad “ospitare” Milana per evitarne l’espulsione. Cendrine, in realtà, è ancora un’adolescente, cresciuta senza aver mai perso l’idealismo che tutti le rinfacciano ma che la porterà a comprendere e perfino a giustificare i comportamenti da piccoli rivoluzionari dei propri figli e dei loro compagni.

Tutti per uno ci invita ad entrare nei piccoli protagonisti e a guardare tutto con i loro occhi. Peraltro è questo l’unico modo per apprezzarlo. La complessità dei problemi legati all’immigrazione – alla base del film – viene sbrigata in modo rapido e superficiale. Questo avviene non per mancanza di approfondimento, ma perché il regista sceglie di parlarci dalla prospettiva del gruppo di amici, per i quali tutti i discorsi sulla mancanza di documenti, sui clandestini, sui pericoli per la sicurezza crollano di fronte alla semplice possibilità di perdere un’amica solo perché è nata altrove e non in Francia. Quello dei protagonisti è un altruismo che non conosce ancora i limiti delle convenzioni sociali. Perfino un ratto – generalmente considerato come l’animale più disgustoso – troverà l’affetto di Blaise e Milana.

Con il passare dei minuti il nucleo del film si sposta dai garbugli dell’immigrazione allo scontro più immediato tra il mondo degli adulti e quello dei loro figli, con Cendrine a funzionare da unico collante in quanto è l’unica ad aver conservato ancora qualcosa della propria adolescenza.
Goupil ha avuto l’ambizione di costruire una fiaba su un tema delicato, ma con molta furbizia ha virato tutto sul piano emotivo dello scontro tra età, sacrificando la profondità dell’analisi politica o sociologica. Solo tenendo presente il vero significato del film saranno più sostenibili alcuni scivoloni grossolani come i poliziotti super-cattivi o il romanticismo esistenziale, ai limiti del diabetico, di Cendrine.

Ad una giornalista che le chiede perché hanno scelto di ospitare Milana, proprio Cendrine risponderà semplicemente “Se mi fa questa domanda vuol dire che non potrà capire la risposta”.
L’opera di Goupil è tutta in questa battuta: tenera, ingenua, tenacemente sognatrice nonostante un finale agrodolce suggerito dal bel titolo originale Les mains en l’air (puntualmente stravolto in modo orripilante dalla distribuzione italiana), che simboleggia la resa di fronte all’inevitabile passaggio dai sogni dell’adolescenza alla realtà.

Nella sua dimensione non pretenziosa di fiaba moderna – con i difetti propri delle fiabe, prima di tutto la schematicità dei personaggi – è un piccolo film che ci invita ad usare, ogni tanto, lo sguardo dei bambini per tornare a vedere sotto una luce diversa il mondo complicato dei grandi.
(Fonte foto: Rete Internet)

Regia di Romain Goupil, con Valeria Bruni Tedeschi, Jules Ritmanic, Linda Doudaeva, Romain Goupil.
Titolo originale: Les mains en l’air
Durata: 90 minuti
Paese: Francia
Uscita nelle sale: 1° giugno 2011
Voto 6/10

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