Sangue sulla 268: Quattro vite spezzate da un tragico impatto

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A San Giuseppe Vesuviano in tanti piangono la morte di Mario e Giovanni, giovani studenti di buona famiglia. Il loro destino si incrocia con quello di Jan e Dorate, migranti in cerca di riscatto.

Due sogni, l’uno di fronte all’altro. Quello di una vita serena, di una laurea, di qualche altro anno di divertimento. E il sogno del riscatto, dell’affrancamento dalla miseria di un Paese dell’Est, dal quale è stato necessario fuggire. Due sogni spezzati, divisi per quattro vite anch’esse spezzate in una notte. Un incrocio di destini lungo una strada che di morti ne fa decine all’anno. Il 2014 è appena cominciato e siamo già a quattro. Mario Boccia, Giovanni Tortora, KrzysztofJanKowalski e sua madre Dorate Kowalska nella notte tra sabato e domenica percorrevano la strada statale 268 e sono morti sul colpo dopo un tragico impatto.

Una quinta persona, Maria Rosaria N., è in ospedale in gravi condizioni. Persone diversissime tra loro, che hanno smesso di esistere nello stesso momento. Lungo una strada che somiglia maledettamente al territorio vesuviano che attraversa: sgangherata, piena di insidie. Soprattutto incompleta. Mario Boccia era il figlio di Pasquale, onesto funzionario del Comune di San Giuseppe Vesuviano, vicesegretario stimato da tutti. Studiava e stava per laurearsi in giurisprudenza. Gli piaceva divertirsi senza fare follie e, come tutti quelli della sua età (23 anni) aveva la “comitiva”. In quella comitiva c’era pure Giovanni Tortora, 21 anni, anch’egli figlio di un commerciante noto e stimato a San Giuseppe Vesuviano: il locale in centro, il viavai di clienti, sbrigati a volte dallo stesso Giovanni. Mario e Giovanni erano amici dall’adolescenza. Inseparabili, si dice in questi casi.

Gli altri compagni ora li piangono e non si danno pace. Di KrzysztofJanKowalski e sua madre Dorate Kowalska si sa invece molto meno. La prima parte della vita in Polonia, poi la scelta di emigrare alla ricerca di un futuro migliore. Il giovane Jan aveva trovato un posto da garzone in un bar di Boscoreale, sua madre lo aveva raggiunto appena due mesi fa per trascorrere un po’ di tempo con lui. Li possiamo immaginare tutti e quattro stanchi, sabato notte. Forse distratti, magari ansiosi di tornare a casa, di andare a letto, dormire e sognare. Sogni diversi tra loro, ma in fondo tutti molto normali. Sogni interrotti sulla 268.
(Fonte foto: Rete internet)

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