Anche Giuseppe III Medici merita l’onore di dare il suo nome a una strada di Ottaviano.

Data:

Gli atti testamentari (1791) di Giuseppe III, principe di Ottajano e fratello di Luigi de’ Medici, e i documenti da lui forniti ad Antonio Lanzetta, “tabulario della Regia Camera”, ci dicono che aveva ragione il prof. Francesco D’Ascoli quando esortava ad esser cauti negli studi sulla toponomastica di Ottaviano. E io ho seguito il suo consiglio quando ho scritto “I nomi dei luoghi-Saggio sulla toponomastica di Ottaviano”, saggio pubblicato nel 2009 dal “Rotary International- Distretto 210 “, Club di Ottaviano, di cui era Presidente il dott. Francesco Caldarelli. Del quadro, la cui immagine correda l’articolo, parliamo nella parte finale del “pezzo”.

 

Secondo alcuni il toponimo “Vaglio” ricordava ciò che era accaduto, forse, nel 1084 quando il papa Gregorio VII, in viaggio verso Salerno, fece tappa a Ottajano, celebrò messa nella cappella prossima al Castello (allora era un castello) e, poiché la folla fuori la cappella era numerosa, egli estese a tutti la benedizione dall’altare: valeat omnibus, valga per tutti. Fu facile per il prof. D’Ascoli dimostrare che “valeat” dà in italiano “vaglia”, mentre vaglio deriva da valleus, il vallone che si apre poco lontano dalla cappella. Del resto, il toponimo è assai diffuso e dovunque è assegnato a luoghi prossimi a valloni e alvei. Lo confermano le carte di Giuseppe III, in cui questa parte alta della “Terra Vecchia” è chiamata “Valleo”. Il “Papiglione” è un “tuoro” che si alza di fronte alla facciata principale del Palazzo Medici: il termine è un francesismo, ma non ha nulla a che vedere con le farfalle, perché deriva da “pavillon”, tenda o piccolo edificio al centro di una masseria. Il testamento di Giuseppe I Medici denominava il “tuoro” “Padiglione e Torretta”: ora le carte di Giuseppe III ci inducono a credere che il luogo si chiamasse “Padiglione” perché vi erano accampate le guardie armate al servizio della famiglia Medici.

 

Nel 2002 il Sindaco dott. Michele Saviano nominò una Commissione per la toponomastica e i commissari proposero di intitolare, successivamente, alcuni luoghi di Ottaviano a membri della famiglia Medici, perché i Medici molto hanno preso dalla nostra città, ma molto hanno anche dato: si pensi, per esempio, alle innovazioni introdotte da Giuseppe III nella coltivazione dei vigneti di Terzigno e nella produzione del vino. Scavola e Scavolella in alcuni documenti compaiono come Schiavola e Schiavolella. Ma gli schiavi non c’entrano: i due toponimi derivano chiaramente dal verbo scavare: credo che lo scavare si riferisse alle operazioni della viticultura. Qualcuno, leggendo Recupe, spiegò: il luogo delle due cupe. Ma il nome esatto del luogo è Recupo, come confermano decine di documenti dei secc.XVII- XIX e i due “catasti” di Ottajano. E recupo è forma breve di recupeto, ricovero, luogo appartato, rifugio per animali e per uomini. Ognuno è libero di pensare a Spartaco (ma venne mai sul Vesuvio?), ai briganti, a Pilone, ma anche al riposo di ricchi “massari”. Qualcosa di simile significa anche cafurchio, che deriva da cataforchia, e dunque dal latino “forica”, tana, nascondiglio: il prefisso catà indica movimento dall’alto in basso, da fuori a dentro. Zabàt scrivevano notai e funzionari comunali anche nell’Ottocento, indicando chiaramente l’origine spagnola del termine. Zapato è la scarpa grossa dei contadini, “lo zoccolo” di legno, la ciabatta. In alcuni documenti si legge carcava, in altri corcava, corcua, carcara. La forma madre dovrebbe essere proprio carcara, che indica non solo la fornace per la calce, ma metaforicamente ogni luogo in cui divampano fiamme, e dunque anche il cuore innamorato.

 

L’ Andreoli cita un verso dell’Eneide tradotto dallo Stigliola: “Duorme, si puoje, cu na carcara mpietto”. Il petto infuocato è quello di Didone. Il toponimo Masche indica, nel catasto del sec.XVII, due selve, una prossima al Mauro, l’altra sul confine con Somma. Potrebbe essere collegato al tardo latino masca, che vuol dire strega, fattucchiera, donna che incute terrore, proprio come la trama delle ombre in una selva fitta. Scrissi che il nome “Pentelete” ha tormentato gli studiosi di toponomastica ottavianese, “spingendoli a formulare le più strane interpretazioni, da far impallidire Isidoro di Siviglia. Qualcuno arrivò a pensare che fosse un nome greco e significasse “luogo delle cinque disgrazie”….Le carte militari del secondo Ottocento riportano il nome antico, di cui “Pentelete” è una storpiatura: “Pendeleto”, “luogo che pende”, “via che scende”, la stessa radice di altri toponimi ottavianesi, come “Pendino”, “Pennino” “. Un atto della polizia municipale di Ottajano, che porta la data del 5 maggio 1902, conferma al sindaco che tutti i forestieri che durante la festa di San Michele entreranno in città da via “Pendelleto” verranno opportunamente controllati, “come ogni anno si suole”, dalle forze dell’ordine. Giuseppe III, quando, nel 1776, “conchiuse” il matrimonio della sorella Maria Giovanna con Sigismondo Chigi, donò alla sposa il quadro di Jacques Volaire (o di Pietro Fabris) in cui davanti al Palazzo Medici il principe e la moglie, Vincenza Caracciolo dei principi di Avellino, salutano gli sposi in partenza per Roma. Oggi il quadro è proprietà dello Stato: il Comune ne potrebbe chiedere la “concessione”, per esporlo nelle sale del Palazzo Medici.

Condividi notizia sut:

[adrotate group="2"]

I più letti

[adrotate group="2"]

Chi ha letto questo articolo ha letto
Articoli correlati

Somma Vesuviana, lettera in redazione : “La cittadella scolastica senza fognature?”

Riceviamo e pubblichiamo In questa ardente e infuocata estate voglio...

Lipedema, ritenzione idrica e cellulite: le differenze visive e l’approccio nutrizionale

​Nella pratica clinica quotidiana capita molto di frequente di...

Pomigliano D’Arco presa d’assalto dai ladri: tentativo di furto in viale Alfa

Questa estate per i cittadini di Pomigliano D'Arco è...

Nola, terzo incendio nel giro di una settimana

La città di Nola è ormai da giorni che...