Sono le ore 01,00 del 20 marzo 2014 quando una squadra di attacchini apre la campagna elettorale per le europee tappezzando i muri della città.
La notte fra mercoledì e giovedì 20 marzo è stata molto movimentata nel centro della città vesuviana: prima un ragazzo straniero a terra sulla rotonda Falcone Borsellino chiede aiuto dicendo di essere stato investito da un’auto, passano meno di trenta minuti e un’altra ambulanza arriva in via G. Ammendola per raccogliere un ragazzo colpito da alcuni fendenti,forse una rissa fra coetanei.
La serata continua sonnolenta con il viavai di tanti giovani ai bar del centro per consumare le zeppole prodotte in quantità industriali dai pasticcieri vesuviani.
Passata la mezzanotte, il traffico della movida e quello delle ambulanze, si dirada. Solo allora si notano ombre furtive in via Europa armate di scopa, secchio e manifesti impegnate a tappezzare le poche tabelle pubblicitarie che il Comune ha piazzato nei punti strategici della città. Decido di fermarmi e conoscere da vicino queste ombre al lavoro con indosso felpe enormi con cappuccio d’ordinanza rigorosamente a coprire il volto.
Scopro che si tratta di attivisti del gruppo di estrema destra CasaPound: due sono di Ottaviano e frequentano l’università, il terzo invece è del capoluogo e ha baffetti curati e la testa rasata come i marines dei film americani. Non hanno problemi a parlare del loro credo politico: ”Il nostro punto di riferimento è il fascismo della prima ora, quello rivoluzionario – affermano – le grandi riforme dell’epoca fascista in campo sociale, il futurismo, le opere pubbliche. Oggi siamo degli schiavi del sistema americano e non più padroni a casa nostra”.
Gli faccio notare che se è vero che le opere pubbliche costruite nel ventennio fascista sono ancora attuali, è anche vero che il costo sociale pagato alla Benedicta, o a Sant’Anna di Stazzena o a Marzabotto, giusto per citare gli eccidi più gravi compiuti dai nazi-fascisti durante la guerra civile, senza parlare dei milioni di morti innocenti a causa della seconda guerra mondiale scatenata dai fascisti, sono stati un costo inaccettabile rispetto a qualsiasi opera pubblica. La risposta è stata tremenda, da lasciare senza fiato: “Sì, conosciamo i drammi della guerra civile, provocati dai partigiani, ma riteniamo giustificata la reazione di dieci civili fucilati per ogni militare ucciso in azioni di guerriglia; in fondo è ciò che fanno tutt’ora gli Americani in Iraq o in Afghanistan”. Per dovere di cronaca, ignorano totalmente quanto accaduto a Sant’Anna di Stazzena o a Marzabotto, anzi, non li riguarda neppure.
Il tipo universitario srotola lo striscione che vediamo attaccato sul muro esterno dell’ISIS “ Einaudi- A. Giordano “ di via Europa e compare la scritta: "DILANIAMO QUESTO GRIGIO – Blocco Studentesco". Faccio loro notare che il verbo dilaniare è riferito all’esplosione di una bomba, a corpi ridotti a pezzi, ma sono argomenti che non li riguardano. “Il messaggio – dicono – è diretto ai tanti nostri simpatizzanti che sappiamo frequentano l’istituto”.
A questo punto raccolgo tutto il mio coraggio: la notte è buia, la strada poco illuminata, loro sono in tre e io da solo, e gli dico che il loro comportamento non è legale, che i manifesti vanno portati all’ufficio affissione del Comune, che bisogna pagare una tassa e che, principalmente, non vanno coperti i manifesti già attaccati perché oltre ad essere un abuso è un danno a coloro che hanno seguito le regole. Hanno un attimo di sbandamento, sembrano perdere le loro granitiche convinzioni, ma dura solo un attimo: “Non abbiamo soldi,ci autofinanziamo e poi non ci interessano queste cose”. Preferisco battere in ritirata, ho forse abusato già troppo della dea bendata.
Se questo è il prologo sarà una dura campagna elettorale e, come al solito, a farne le spese saranno gli scrostati muri cittadini. Aspettarsi il pugno fermo da parte dell’Autorità è un’illusione. Il segretario generale, dott. Egizio Lombardi, il 14 febbraio scorso ha ricevuto via mail una denuncia circostanziata proprio sull’affissione selvaggia con tanto di foto e nome e cognome degli abusivi dal pennello facile. A tutt’oggi non ha neppure aperto la posta elettronica.


