Giuseppina Manzi è la mamma di Gianni Cautiero, il ragazzo che a febbraio 2013 morì. Con lui Aldo Busiello ed Enrico Ciniglio, tutti di Somma Vesuviana. Nello scontro perse la vita anche un pensionato di Poggiomarino.
“Quella strada è maledetta, è un immenso buco nero che si prende i nostri figli”. Giuseppina Manzi è la mamma di Gianni Cautiero, il giovane studente di Somma Vesuviana che, insieme ad altri due amici Arnaldo Busiello e Enrico Ciniglio, perse la vita in un fatale schianto sulla statale del Vesuvio, lo scorso anno. Il 10 febbraio sarà un anno e mamma Giuseppina accantona la rabbia, il dolore, il vuoto lasciato nel suo cuore, per combattere. Ha una missione: fare in modo che nessun ragazzo muoia più su quei 27 chilometri sporchi di sangue. “Io sono molto devota – dice Giuseppina – ma poco dopo la morte di mio figlio non ho soltanto pregato, mi sono piuttosto rimboccata le maniche, ho fatto ricerche su internet per saperne di più e sono convinta, pur con le pochissime competenze che posso avere non essendo un’esperta, che la statale 268 non sia a norma.
Ho capito che non vogliono chiuderla, è passato un anno dalla morte di mio figlio e dei suoi amici, hanno sistemato qualche tratto, installato un po’ di segnaletica, il resto è rimasto uguale: è sempre la strada della morte”. Da quel tragico giorno di febbraio 2013 altre vittime si sono susseguite: a maggio scorso un’intera famiglia, quella dei Monda – Sorrentino, poi qualche giorno fa la statale si è presa altre quattro vite. Mario Boccia e Giovanni Tortora di San Giuseppe Vesuviano, Krzysztof Jan Kowalski e sua madre Dorate Kowalska, cittadini polacchi residenti a Boscoreale. “Appena ho saputo mi si è gelato il sangue – continua Giuseppina – uno dei ragazzi si chiamava Gianni, come mio figlio, aveva la stessa età, quante vite ancora, quanti altri giovani deve prendersi prima che si prendano provvedimenti? Occorre una voce autorevole,qualcuno che riesca a portare in alto le nostre ragioni, bisogna venirne a capo, fare presto”.
Giuseppina è una donna forte e nonostante il dolore è riuscita a ricominciare, per suo marito, per l’altro suo figlio che ha solo 16 anni e al quale dice sempre di stare attento, di non percorrere quella strada. Ha aperto una piccola attività, una merceria che unisce il suo nome a quello del figlio scomparso. “PinaGiò”, si chiama. Continua a ricevere le visite degli amici di Gianni, è per loro un punto di riferimento e per loro vorrebbe fare qualcosa. “Mio figlio voleva diventare una guardia giurata, lavorare nel campo della sicurezza – racconta – il mio sogno è che tutti i ragazzi della sua età trovino un lavoro”. Insieme alla mamma di Enrico Ciniglio, altra vittima della statale, Giuseppina sta preparando per il 10 febbraio prossimo una cerimonia per ricordarli. Una celebrazione in chiesa e poi un volo di palloncini. Per non dimenticare, sperando che quel lungo “mostro” d’asfalto non chieda altri sacrifici.
(>Fonte foto: Rete internet)






