“La più cara delle mie creature”: così Eduardo De Filippo raccontava di questo personaggio del suo tempo.
"La più cara delle mie creature": così Eduardo raccontava di questo personaggio del suo tempo. Da prostituta a mamma, da mamma a moglie, da milionaria a protagonista di tragedie familiari. A volte una donna è così: un Paese straniero in cui anche quando ci si stabilisce da giovani, non si arriva mai a capire a fondo i costumi, la politica, la lingua. E la donna racchiusa nei personaggi di Regina Bianchi, nome d’arte di Regina D’Antigny, a Napoli ha regalato mille volte. Eduardo era di quelli che per fare buon teatro bisogna rendere la vita difficile all’attore, ma la Bianchi in più interviste ha voluto sempre sottolinearlo: «Se sono Regina Bianchi lo devo a lui e questo non posso scordarlo».
Per la parte ambitissima si propose anche la Magnani, ma Eduardo non poté negare alla sorella un ruolo a cui era ormai legata. Quello stesso ruolo magistralmente interpretato dalla Bianchi nel 1962, non più ricoperto dalla De Filippo per un malore al cuore. In lei, in Filumena i drammi, le ansie e le speranze di un paese e di un popolo sconvolti dalla guerra, impoveriti, ma comunque dignitosi; l’esaltazione dei valori dell’unità familiare, il rifiuto dell’aborto, la divisione equa delle risorse, a tratti archetipo della tragedia greca, così come i personaggi di Antigone o Medea. Un’eredità che ad oggi forse, nessuna donna nel teatro partenopeo può ambire a contenere. Perchè in fondo il teatro è un’arte di vivere, un modus vivendi testimone dei tempi.
E se i tempi sono bui ecco che la fiamma del palco è debole e stanca. Ma è qui il nodo: Regina è uno dei più grandi e intensi ritratti femminili della storia del teatro, un carattere dall’introspezione continua, con al suo fianco il ritratto di un’aristocrazia che lavora e non produce. Cosa è cambiato dietro la realtà alterata dagli individui? Ben poco, proverbialmente risaputo. Manca però lo specchio, quello che aveva il potere di riflettere sul riscatto morale e sul recupero della solidarietà e del rispetto della legge, quel punto di riferimento per la corrente neorealista che negli anni ’50 si affermava sulla scena italiana.
Manca una produzione d’impegno etico e civile, dal messaggio attuale e persino necessario, tutt’ora contrassegnato da difficoltà, incertezze, conflitti, dai fantasmi, direbbe Eduardo. Napoli è ancora troppo piena di fantasmi: ci sono ancora troppi nemici interni da combattere, come il disordine, la corruzione, la violenza, nulla di autenticamente democratico. Regina, con Eduardo lo ha rivendicato: la guerra è finita. Ma i fantasmi torneranno a inquietare la vita di chi cerca di salvarsi senza porre troppe domande.
(Fonte Foto:Rete Internet)



