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RESTA IN CARCERE IL PRESUNTO ASSASSINO DI CRISTOFER OLIVA

Il caso del giovane Cristofer è stato al centro della cronaca per molti mesi, anche grazie alla madre che non ha mai smesso di cercare la verità sulla scomparsa del figlio. Di Simona Carandente

Il contatto con la morte non è mai semplice, anche per chi ci ha a che fare per mestiere, e ci si deve confrontarsi quotidianamente. Se poi questa morte è assurda, inspiegabile e colpisce un giovanissimo lo sgomento rischia di divenire estremo, e lascia dietro di sé mille quesiti senza risposta alcuna.

Cristofaro Oliva, detto Cristofer, è un diciannovenne come tanti, di bell’aspetto, di buona famiglia, con una vita apparentemente normale, fatta di tutto quello che sognano i ragazzi di quell’età: una fidanzatina, degli amici, degli svaghi. Forse però quella vita non è così normale: dietro l’apparenza si nasconde l’ombra della droga, un brutto giro che finirà per costargli la vita.
È il 17 novembre del 2009 quando il ragazzo si allontana di casa, lasciando a casa il cellulare, dicendo alla madre che deve incontrarsi, di lì a poco, con l’amico del cuore. Scende di casa frettolosamente dopo aver ricevuto uno strano sms, e da quel momento si perde ogni sua traccia.

Per tanto tempo, nonostante le indagini procedessero a ritmo serrato, di Cristofer non si è più saputo nulla, nella disperazione di quanti l’avevano amato e dei familiari, soprattutto della madre Fiorella (foto), convinta che il figlio non si fosse mai allontanato da casa volontariamente, e che l’invito a scendere di casa era stato il pretesto per attirarlo in una trappola infernale.
Solo pochi giorni fa la svolta nelle indagini: a porre fine alla giovane vita del ragazzo sarebbe stato proprio il migliore amico, tale Fabio Furlan, assieme ad un complice, Karim Sadeh, probabilmente per questioni relative ad un traffico di stupefacenti gestito dai tre, forse in concorso con altre persone. Un traffico di poco valore, probabilmente qualche bustina di marijuana coltivata in casa e venduta a compagni di scuola e conoscenti, senza ingerenze della malavita organizzata, ma non per questo esente da rischi e conseguenze drammatiche, addirittura estreme.

È di oggi la notizia che il Tribunale per il Riesame di Napoli, chiamato a pronunciarsi sulla libertà di Fabio Furlan, ne abbia decretato la permanenza in carcere, rigettando così la richiesta difensiva finalizzata alla scarcerazione del presunto assassino. Rimane in carcere anche il Sadek, ed indagato a piede libero un terzo ragazzo, accusato di concorso nell’omicidio del giovane diciannovenne.
Una morte che fa male, perché probabilmente premeditata, perché cagionata dall’amico più stretto di Cristofer, proprio quello che a casa dell’amico aveva trovato ospitalità per ben due mesi, accolto dall’intera famiglia come un figlio.

Ed emergono particolari inquietanti, come il silenzio durato più di un anno degli amici che sapevano, in accordo gli uni con gli altri, attenti a non rivelare la verità dei fatti e a non cadere in contraddizione. L’ordine di batteria, al grido di "silenzio ci intercettano", ha consentito di tener nascosta per tanto tempo la verità, ma non per sempre. Ed ora, l’ultima parola spetta alla giustizia, quella terrena. (mail: simonacara@libero.it)
(Fonte foto: Rete Internet)

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