LE CONTINUE EMERGENZE

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    Giovani senza lavoro in aumento, crisi sociale e tanta, tanta sporcizia in giro per le strade, nel mare:e tra i colletti bianchi. NO a nuove discariche nell”Area Nolana. Di Don Aniello Tortora

    Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre è salito al 29% dal 28,9% di novembre, segnando così un nuovo record. Si tratta, infatti, del livello più alto dall’inizio delle serie storiche mensili, ovvero dal gennaio del 2004. Lo comunica l’Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie. Il tasso di disoccupazione giovanile aumenta così di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,4 punti percentuali rispetto a dicembre 2009, spiega sempre l’Istat
    Il tasso di disoccupazione a dicembre resta stabile all’8,6%, lo stesso livello già registrato a novembre (rivisto al ribasso dall’8,7%).

    Il numero delle persone in cerca di occupazione a dicembre risulta, rispetto a novembre, in diminuzione dello 0,5%, ovvero di 11 mila unità, una discesa dovuta esclusivamente alle donne. Lo rileva l’Istat, in base a stime provvisorie e a dati destagionalizzati. Inoltre, il numero di occupati a livello congiunturale rimane invariato, con un tasso di occupazione stabile al 57% su base mensile. I tecnici dell’Istat spiegano che "a chiusura del 2010 le condizioni del mercato del lavoro appaiono un po’ più serene, da autunno l’occupazione ha smesso di scendere e la disoccupazione nell’ultimo bimestre, novembre e dicembre, ha preso a calare. L’unico elemento che stona – aggiungono – è la disoccupazione giovanile, che ancora una volta torna a scalare posizioni, segnando un nuovo record".

    Continua, intanto, anzi si aggrava, il problema rifiuti in Campania. I recenti arresti ne danno una spietata conferma. Colletti bianchi e tanta, tanta sporcizia. Danni ingenti all’ambiente e alla salute. Se saranno confermate le accuse per le quali sono stati arrestati, nei giorni scorsi, quattordici tra funzionari, dirigenti e tecnici pubblici, saremmo di fronte a qualcosa di più e di diverso dall’ennesima e maleodorante, puntata dell’interminabile e criminale telenovela della monnezza campana. Il «se» è d’obbligo, visto che siamo appena alle accuse che dovranno poi passare al vaglio del giudizio. Ma è un fatto che gli elementi raccolti dai magistrati napoletani descrivano uno scenario infernale. Frutto marcio di un sistema che in nome dell’emergenza, della necessità (vera o presunta…) di fare in fretta avrebbe permesso o tollerato anche azioni dannose.

    È sempre bene ribadire con forza che l’emergenza, pur reale come i rifiuti in Campania, non può in nessun caso essere un alibi per violare leggi e ancor di più per attentare al Creato e alle Creature. Laudato si’, mi’ Signore per sora aqua, la quale è molto utile et humile, et pretiosa et casta. Chissà se a qualcuno, mentre il percolato finiva tra le onde del mare, è tornato alla mente il Cantico delle creature del poverello di Assisi. Pretiosa e casta, non certo ricettacolo di veleni.

    Il percolato è un liquido denso, nerastro, prodotto dalla fermentazione dei rifiuti, carico di batteri, un concentrato di sostanze tossiche. Pericoloso, certo, ma non "intrattabile". Ci sono tecniche, ampiamente sperimentate e applicate, per smaltirlo in tutta sicurezza. Lo si fa in tanti impianti in Italia. Anche al Sud. Ma in Campania impianti per trattare rifiuti speciali – e il percolato è speciale e pericoloso – non ce ne sono. È uno dei tanti problemi della nostra regione. E la Campania di percolato ne produce moltissimo perché, facendo pochissima raccolta differenziata, manda gran parte della monnezza in discarica ed è lì che si forma quel liquido infernale.

    Dove smaltirlo allora? La brillante idea è stata di portarlo nei depuratori. Impianti industriali, se ben gestiti. Già, «se»… In Campania no, come dimostrano tante inchieste della magistratura, clamorosi sequestri e scandali a ripetizione. Lo si può verificare se si prova a fare il bagno in gran parte del mare della regione. Mare non balneabile, in particolare lungo le coste casertane e napoletane. Un mare-fogna.
    Si aggiunge, così, un nuovo capitolo, (e speriamo l’ultimo!), al dramma ambientale che ogni giorno viviamo sulla nostra pelle: monnezza su monnezza. In nome di questa interminabile emergenza, per poter sostenere che è stata risolta, per allontanare la "brutta" immagine delle vie di Napoli traboccanti rifiuti.

    A qualcuno vorrei ricordare che la campagna elettorale è finita da tempo. Gravissima la denuncia, in un’intervista, del Procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, il quale ancora una volta ha detto che non c’è «la volontà politica di risolvere il problema dei rifiuti». Perché tanto c’è il mare, come già ci sono stati campi coltivati, cave, fiumi, pascoli… Il Creato violato e violentato da incapacità e malaffare. E sempre le stesse zone nel mirino, mentre altre, che non fanno la differenziata, non si danno da fare, ormai da sedici anni, per attrezzarsi e cambiare stili di vita.

    Ecco perché dobbiamo con tutte le nostre forze dire di NO ad altre discariche nel nolano. Non abbiamo più fiducia nei politici, che a tutto pensano, eccetto che a risolvere i veri problemi della gente e del territorio. E noi con le nostre giuste proteste non-violente rammentiamo insistentemente che loro compito è servire il bene comune.
    (Fonte foto: Rete Internet)

    ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE