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Questa classe politica talvolta ricorda Benjamin Button, che nacque ottantenne e morì neonato::

Sui soldi che toccano ai politici -pensioni, rimborsi, benefit- decidono proprio i politici a cui andranno quei soldi. Un articolo di Paolo Mainiero sul nuovo gruppo di consiglieri regionali “Forza Campania”.

Ogni mercoledì metto in archivio – una selva di cartelle – gli articoli interessanti, pubblicati negli ultimi quattro giorni. Oggi decido di conservare l’intero numero di “Repubblica” del 4 febbraio: in prima pagina c’è un titolone d’apertura che tuona “Tutti contro Grillo: Barbarie“; due pagine interne sono riservate agli schiaffi che l’Unione Europea ha suonato all’ Italia: “La corruzione vi costa 60 miliardi“; a pag. 4 c’è un trafiletto in cui si legge che nella Commissione lavoro alla Camera “tutti i gruppi”, eccetto “Fratelli d’Italia” e il “M5Stelle”, hanno bocciato la proposta di legge Meloni sulle “pensioni d’oro” dei politici, sostenendo che il tetto dei 5000 euro lordi, che significano 3300-3400 euro netti, è troppo basso.

Metto in archivio, nella cartella riservata al PD, la dichiarazione della onorevole Maria Luisa Gnocchi: “è evidente che pensioni nette da 3.300-3.400 non sono d’oro”. ( Il Sole 24 ore, 3 febbraio). Allego l’invettiva di tale Giuliano Cazzola, deputato di Ncd, che ha impresso sulla proposta Meloni il marchio di “becero populismo”. Dal “Mattino” del 5 febbraio conservo il “pezzo” di Luciano Pignataro sulla pizza, gli articoli sul clan degli eredi di Michele Zaza, e l’intera pagina 39, che si chiude con l’articolo “L’ira di Bassolino sul PD: nessuno mi ha difeso“, in cui è incastrata una nota, in grassetto: “Derivati, chiesta condanna per il figlio dell’ex governatore”, e cioè per Gaetano Bassolino, ex dirigente Ubs, “nel processo di appello per truffa ai danni del Comune di Milano”.

Ma senza offesa per i Bassolino, il pezzo forte della pagina è l’articolo di Paolo Mainiero “Forza Campania, blitz per salvare i benefit“. Vi si descrive il “colpo di genio” con cui il nuovo gruppo – il capogruppo è la signora Paola Raia- costituito da alcuni consiglieri regionali, “dissidenti di Forza Italia”, riesce a conservare “incarichi e contributi economici”. Riassumo, per ora: ma torneremo sul tema. Lo Statuto Regionale dice che i consiglieri regionali che fondano un nuovo gruppo perdono cariche e benefici, a meno che la nuova sigla non nasca in seguito a mutamenti del quadro politico nazionale: insomma deve essere riconosciuta e adottata da un gruppo-padre che sieda in parlamento. E il gruppo “Forza Campania” viene riconosciuto e adottato dal Gal (Gruppo autonomie locali ).

L’on. Sergio Nappi ha spiegato (Irpiniaoggi.it, 9 gennaio ) perchè è stato costituito il gruppo “Forza Campania”. Stralcio due passi: “Il Consiglio Regionale è oggi associato, ingiustamente, da una parte non minoritaria dell’opinione pubblica, all’idea di un centro di spesa incontrollato dove regnano sperperi, consulenze e benefit da mille e una notte su cui sono state aperte anche inchieste della magistratura (riferite, però, solo a questi ultimi due anni e non, come pure ci si aspetterebbe, alle precedenti gestioni). Non è vero: siamo una regione virtuosa:. Il Gruppo Forza Campania nasce nel contesto politico di Forza Italia, ma con il preciso intento di riconquistare il diritto dei consiglieri regionali di esercitare il ruolo di intermediazione con il territorio attribuito dagli elettori.”

Non mi chiedo come possa nascere un nuovo gruppo “nel contesto di Forza Italia”: la nascita e la morte sono misteri. Paolo Mainiero non ha dubbi: il gruppo ” Forza Campania” nasce ” per una questione di beghe interne legate alla nomina di Domenico De Siano a coordinatore regionale di Forza Italia”. La nomina di De Siano è stata “una vittoria di Francesca Pascale” (Libero Quotidiano.it, 5 gennaio ), cioè della fidanzata del dott. Berlusconi. Perchè sia tutto più chiaro, l’articolo di Mainiero è corredato con una fotografia della “convention” di “Forza Campania”: in primo piano si vede il sig. Nicola Cosentino.

Pesco dalla cartella un articolo che segnai con il pennarello rosso: lo pubblicò “Il Fatto Quotidiano” il 22 /09/ 2012: in quei giorni la GdF controllava le carte sui fondi dei gruppi del Consiglio Regionale campano. “Anche in Campania i capigruppo sono sovrani assoluti della fetta di torta del loro partito. E sta solo a loro, e alla loro integrità, assicurare che i soldi che girano tra bonifici e assegni siano utilizzati a fini di pubblica utilità. Il capogruppo del Pd Peppe Russo, tra i primi a diramare una nota di incoraggiamento al lavoro della magistratura, riceve il cronista tirando fuori decine di matrici di assegni e pacchi di fatture e di scontrini. “Perchè li conservo? Non c’è una legge regionale che mi obblighi a farlo, lo faccio perchè devo rendere conto ai miei consiglieri, non devono mai essere sfiorati dal sospetto che io mi infili i soldi in tasca“.

“Non c’è legge regionale che mi obblighi a farlo “: questa dichiarazione, che da mesi è l’ultima trincea per molti consiglieri regionali di tutta Italia, mi detta, da mesi, commenti di una volgarità inaudita. Quale dottrina giuridica ha potuto permettere che si spendessero soldi pubblici senza l’obbligo di spiegare e giustificare l’uso e il fine e che fossero proprio i destinatari dei soldi a dettare le regole sulla misura dei contributi e sui modi di impiego?

Quando leggo, una dietro l’altra, un buon numero delle “dichiarazioni” archiviate ( è difficile, ma talvolta ci riesco), mi dico: no, questi non ci stanno prendendo per il culo; anche l’arroganza più sfrenata riesce a misurare le parole, evita di gettare troppa benzina sul fuoco. Qui, invece, quasi ogni parola è un incendio, è una plateale provocazione. Mi viene da pensare che molti politici soffrano di una forma particolare di regressione all’infanzia: si sono costruiti un loro mondo, circolare e fittizio come un salotto televisivo, e parlano a sè stessi, non a noi, che stiamo al di qua: non ci vedono, sanno solo che esistiamo come figure del gioco. Chiusi nell’accampamento, dimenticano come si pesano le parole e le cose. Tra loro e l’uditorio c’è il vuoto totale.

Il caso vuole che stasera Rete4 trasmetta un film straordinario, “Il curioso caso di Benjamin Button”: Erwin Roth, Robin Swicord e il regista David Fincher ne trassero il soggetto da un racconto di Francis Scott Fitzgerald. Benjamin -Brad Pitt nasce vecchio e crescendo ringiovanisce progressivamente nell’aspetto: la sua vita è un cammino a ritroso. Vedo, come se fosse la prima volta, l’ultima parte del film: una meraviglia. Benjamin, diventato un bambino, ha perso l’esatta cognizione di sè e del mondo: a un certo punto sale sul tetto di una casa, spinto dal desiderio di volare. E Daisy- Cate Blanchett, che è stata la donna della sua vita, e ora gli è del tutto sconosciuta, lo convince a scendere. Indimenticabile è la scena in cui Daisy, ormai vecchia, regge per mano il piccolo Benjamin che si muove impacciato: sta disimparando a camminare::

La mia generazione è passata da Pertini Moro Berlinguer Craxi Andreotti Spadolini De Martino ai politici che oggi ostruiscono i canali televisivi con le loro chiacchiere. C’è modo e modo anche nel fare danni all’Italia. Sarà arduo scrivere la storia degli ultimi quaranta anni.

 LA STORIA MAGRA

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