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La giornata mondiale del malato

Il prossimo 11 febbraio si celebra la giornata mondiale del malato. Da qui lo spunto per una riflessione sullo stato di salute della sanità sul nostro territorio.

L’11 febbraio di ogni anno si celebra, come da tradizione, la giornata mondiale del malato in tutte le comunità cristiane. Tale appuntamento ci dà l’occasione per riflettere sullo “stato di salute” della sanità, in particolare sul nostro territorio. Indubbiamente le crescenti preoccupazioni per lo scenario di grave crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando si ripercuote sensibilmente sul Sistema Sanitario Nazionale. Sono preoccupanti i possibili ulteriori tagli alla spesa sanitaria; preoccupa la situazione di famiglie che già in difficoltà per le spese ordinarie, si vedono talvolta costrette a rinunciare a cure necessarie per la difficoltà a contribuire alla spesa sanitaria sempre più onerosa per un bilancio familiare già compromesso; preoccupa la crescente domanda di assistenza degli anziani non autosufficienti a cui è sempre più difficile rispondere adeguatamente.

Concentrando il nostro sguardo poi sulle Regioni del nostro Paese, dobbiamo constatare un insufficiente sviluppo dei servizi in territori più poveri (quali quelli del Sud) con una differente quantità e qualità dei servizi offerti da regione a regione; la competenza in materia sanitaria attribuita alle regioni dalla modifica del titolo V della Costituzione talvolta ha purtroppo aggravato situazioni di crisi irrisolte che erano già pesanti. Preoccupa infine anche la faticosa sostenibilità del sistema universalistico del servizio sanitario, motivo per cui sono percepibili tentativi di revisione che sembrano essere premessa per lo smantellamento di un sistema di garanzie per le persone più fragili e di un servizio essenziale al bene comune.

In questo contesto l’appello del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Angelo Bagnasco fatto alla prolusione del Consiglio Permanente del gennaio 2012, è da rilanciare con forza. “Chiediamo che la politica dei tagli sia compensata e guidata dal criterio che al centro vi sia sempre la persona del paziente: quale che sia la sua età e condizione, va prioritariamente salvaguardata“. C’è da chiedersi: qual è l’origine di una situazione così problematica e rischiosa, situazione che interpella la nostra responsabilità di cittadini e di credenti? E’ la domanda fondamentale alla quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci. Ricevendo alcuni Ambasciatori accreditati presso la Santa Sede papa Francesco ha evidenziato “la” causa principale di questa situazione denunciando “una crisi etica e antropologica” che nega il primato dell’uomo.

Così si è espresso: “Una delle cause di questa situazione, a mio parere, sta nel rapporto che abbiamo con il denaro, nell’accettare il suo dominio su di noi e sulle nostre società. Così la crisi finanziaria che stiamo attraversando ci fa dimenticare la sua prima origine, situata in una profonda crisi antropologica. Nella negazione del primato dell’uomo!

Il cambiamento organizzativo e strutturale del Servizio Sanitario Nazionale e dei singoli servizi locali è accompagnato da terminologie nuove per indicare i luoghi di cura e gli stessi malati: l’ospedale ha assunto il nome di “azienda” e il paziente quello di “utente” o, in altri casi di “cliente”. E’ solo un cambio di nome finalizzato a rendere più efficienti i servizi o è anche una spia che rivela una visione antropologica perlomeno discutibile? Occorre essere vigilanti. Tutti dobbiamo impegnarci perchè il malato, il povero, il fragile, il debole sia messo al centro delle attenzioni del mondo della Sanità.

Guardando la situazione del nostro territorio e la tantissima gente che soffre e che non viene curata bene se non ha “santi in paradiso” mi viene da chiedermi se tutti stiamo facendo tutto quanto è nelle nostre possibilità per mutare questo stato di cose. La rassegnazione è il peggior nemico del cambiamento e della speranza.
(Fonte foto: Rete internet)

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