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Come anche altre volte, oggi la riflessione è a due teste; con me, Sergio Beraldo, docente presso la “Federico II” e membro della Commissione “Problemi sociali e lavoro, Salvaguardia del Creato” della Diocesi di Nola…

Sabato scorso, insieme al vice-parroco della mia comunità residente a Terzigno, ci siamo recati sui luoghi della guerriglia.

“Uagliò, tu stai camminando sopra una bomba”, dice don Carmine a Sergio. Sembra strano questo richiamo; la discarica è molto più in là.
“Parlavo del Vesuvio; qui le case nemmeno dovrebbero esserci”.
Ma questa forse è un’altra storia. O forse è la stessa storia di sempre. O magari è una storia che meriterà di essere raccontata quando le altre emergenze saranno risolte: ma quando saranno risolte? Terzigno è un posto come tanti dell’Italia martoriata, dove la sfida sembra essere quella di individuare uno spazio in cui non svetti la carcassa di un edificio in costruzione. Senza alcuna velleità di essere ultimato. Senza fretta. Un altro condono arriverà.

Dove la bellezza è stata sacrificata, sarà sacrificata; e con la bellezza, l’etica. Il bello è anche buono, come la biografia di qualsiasi principe azzurro dimostra.
Siamo stati a Terzigno. E poi a Boscoreale, a Boscotrecase. Una breve immersione in alcune tra le comunità interessate da una discarica che nelle previsioni dovrebbe essere la più grande d’Europa. In un paese in cui vantare i primati del proprio campanile pare essere tra le preoccupazioni dominanti (di recente i giornali regionali hanno salutato con grande orgoglio l’ingresso di alcuni campani nella casa del grande fratello), questa potrebbe anche essere considerata una cosa di cui andare fieri.
Siamo stati a Terzigno: ecco alcune riflessioni.

Risolverò il problema in dieci giorni
È strumentale attribuire all’attuale governo la colpa di un problema riconducibile, nella più benevola delle interpretazioni, all’incapacità degli amministratori locali. Il peccato dell’attuale governo è piuttosto quello di aver trascurato la virtù cardinale della prudenza, lasciando intendere che dove altri avevano fallito, il successo avrebbe ad esso arriso in un breve volgere di tempo. In questi anni, a Napoli, era comune la domanda: “ma dove l’hanno messa l’immondizia?”. Già, dove l’ha messa?

Abbiamo peraltro sempre ritenuto curiosa la leggerezza con cui tale domanda veniva posta. L’importante era naturalmente che il proprio uscio di casa venisse sgomberato; dove andasse a finire l’immondizia non era certo affare di chi la domanda se la poneva, quando se la poneva.
C’è stato naturalmente un piano. Disatteso in molti punti. Innanzitutto perché non si è riusciti ad attuare un “ciclo integrato” per lo smaltimento, il cui presupposto è un’efficace raccolta differenziata. Una circostanza peraltro che induce a chiedersi cosa, in effetti, venga bruciato nell’inceneritore di Acerra.

Quando non è stato disatteso, il piano non è stato compreso. Per esempio, gli amministratori locali – e ciò già rende l’idea della loro qualità – pare non avessero previsto la sollevazione di massa che sarebbe risultata non appena fosse arrivato il momento di dare corso alla discutibile idea di utilizzare una cava dismessa all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio (patrimonio dell’umanità secondo l’Unesco: ma evidentemente solo secondo l’Unesco), per dare luogo alla più grande discarica d’Europa.

È la criminalità ad attizzare gli animi
Che quella di Terzigno sia una protesta complessivamente pilotata dalla criminalità è una tesi non condivisibile, anche se negli ultimi giorni di guerriglia urbana si sono verificati eccessi su cui occorre fare piena luce. Sia il Procuratore Giandomenico Lepore, persona di conclamata onestà e competenza, sia Guido Bertolaso, cui spetta la soluzione dell’ emergenza, sono d’accordo su questo. Entrambi si sono resi conto che, al di là di uno sparuto gruppuscolo di facinorosi, si tratta di una protesta largamente sostenuta da persone oneste.

Le madri vulcaniche, come le chiama don Alessandro, parroco a Boscoreale: quelle con il Rosario sgranato davanti ai blindati; quelle del pellegrinaggio a Pompei. In un Paese in cui devi rivolgerti alla Madonna per veder tutelato il tuo diritto ad un’esistenza dignitosa.

Meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera
L’argomento che circola con insistenza è il seguente: gli abitanti della zona interessata dalla nuova discarica – oltre centomila – non devono mettersi di traverso, altrimenti Napoli sarà sommersa dai rifiuti. Quest’argomento non è solo moralmente sbagliato, è anche profondamente dannoso.
È profondamente dannoso perché deresponsabilizza. Se i miei rifiuti vanno in casa d’altri, che incentivo ho, per dire, ad effettuare la raccolta differenziata? Che incentivo ho a limitare gli sprechi?
Inoltre: anche la nuova discarica di Terzigno (per inciso: confinante con la vecchia discarica, già colma) non è l’ingresso degli inferi. Stando ai calcoli traboccherà nel giro di quattro anni. E dopo? Dove andranno a finire i rifiuti di Napoli?

Nel giro di quattro anni, è la risposta, saranno pronti i nuovi inceneritori e avrà preso piede la raccolta differenziata. Con l’aiuto della Madonna i cittadini di ciascun Comune saranno in grado di prendersi la responsabilità dei rifiuti che producono.
Con l’aiuto della Madonna. Appunto.

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