Rivelazione choc del pm Maria Cristina Ribera al processo sul traffico di rifiuti tossici nel Napoletano. Protagonista dell’episodio Salvatore Pellini, imprenditore dell’immondizia.
Nel 2002, mentre faceva il sottufficiale dei carabinieri, Salvatore Pellini era particolarmente impegnato anche su un altro, maleodorante, fronte: la gestione, nel Napoletano, di una montagna di rifiuti provenienti da ogni dove. Poi però il militare incappò in un interrogatorio del pubblico ministero di Napoli , Maria Cristina Ribera.
La pm aveva scoperto che su un conto intestato al Pellini c’erano 1 miliardo e mezzo di vecchie lire. “Sono i regali dei battesimi e delle comunioni dei miei figli”, la giustificazione addotta dal carabiniere, nonché imprenditore dell’immondizia, al fuoco di fila delle domande avanzate dal magistrato. A questo punto la considerazione nasce spontanea: le feste organizzate per i figli a volte possono risultare davvero vantaggiose. Almeno stando a queste dichiarazioni rese nei verbali degli interrogatori di uno dei procedimenti giudiziari più delicati degli ultimi tempi. Ma non c’è solo questo bel gruzzolo, il miliardo e mezzo, tra i beni la cui provenienza gli inquirenti non riescono proprio a spiegarsi.
In ballo ci sarebbero ricchezze immense. Un terreno non ancora del tutto esplorato e che il processo Carosello Ultimo Atto sta tentando di svelare, poco a poco. Intanto ieri era atteso il verdetto sul traffico di rifiuti più imponente mai scoperto nell’hinterland. Un traffico, è bene precisare, stroncato proprio grazie all’apporto dei carabinieri, quei tanti militari onesti che a volte sono costretti a combattere al proprio interno per difendere lo Stato. Nel frattempo, ieri, la lettura della sentenza è stata rinviata al prossimo 29 marzo. Gli avvocati della difesa stanno facendo di tutto per fare lo sgambetto alla dottoressa Ribera.
Negli ultimi giorni hanno anche scelto il metodo della delegittimazione, del discredito dei metodi con cui è stata condotta l’istruttoria dibattimentale. A ogni modo la chiusura di questo processo di primo grado, dopo sette anni e 102 udienze, sembra ormai dietro l’angolo. Inesorabile.

