Genny Piccolo, marito e due figli, è una delle due operaie della newco che ieri dal pulpito della chiesa di Pomigliano hanno invitato i fedeli a pregare per gli operai Fiom e per tutti gli altri lavoratori, della Fiat e non, di ogni fede e pensiero.
Signora Piccolo (foto), dopo la messa ora le stanno dicendo che lei ha avuto un gran coraggio a dire ciò che ha appena detto… “Noi che siamo all’interno della fabbrica comprendiamo la situazione di coloro che sono rimasti fuori meglio di tutti perché anche noi in attività siamo stati per molto tempo in cassa integrazione. Con 800 euro al mese sappiamo bene come si vive male”.
Quindi secondo lei c’è solidarietà da parte vostra, dei lavoratori Fip, verso i lavoratori in cassa integrazione. Eppure la maggioranza di questi operai ha firmato una petizione che sembra andare in una direzione diversa… “Quella petizione è stata imposta dalla Fiat, è stata una cattiveria finalizzata a mettere dei lavoratori contro altri lavoratori. Ci hanno anche detto che se non avessimo firmato poi ne avrebbero tenuto conto”.
Adesso che ha fatto questo gesto così importante, cioè di andare sull’altare per dire no alle discriminazioni, come si sente, ha paura?
“Io, paura? Ormai tutti quanti in fabbrica abbiamo la paura addosso. Le voci che si sentono all’esterno su ciò che accade dentro lo stabilimento sono vere. Lavoriamo in maniera massacrante e penso che andando avanti così non potremo reggere questi ritmi, tra due anni ci ammaleremo tutti. Io per esempio, come tutti gli altri, sono in cassa integrazione, fino a venerdì. Però l’azienda mi ha annunciato che martedì dovrò scendere lo stesso al lavoro, per un recupero”.
Signora Piccolo, lei è iscritta al sindacato?
“Sì”.
Uno dei sindacati firmatari dell’accordo Panda?
“Sì”.
E quale?
“Preferirei non dirlo”
Lei è una cattolica praticante?
“Sì, sono una fervida credente. Io aderisco al movimento dei focolarini, di cui don Peppino Gambardella è uno dei più importanti esponenti. Mi sono avvicinata molto alla comunità di San Felice quando sono stata in cassa integrazione. In questo frattempo sono diventata catechista. Intanto in famiglia, anche se io sono rientrata al lavoro, continuiamo a soffrire perché mio marito, che è operaio all’Algida di Caivano, è stato appena messo in cassa integrazione. Pensate anche un fabbrica del settore alimentare, tradizionalmente immune alle crisi, mette in cassa integrazione”.

