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Rosa Loporchio è un”abile artigiana che perpetua l”Arte presepiale del “700.

Il presepe napoletano è un’Arte antica che, purtroppo, va scomparendo; anche Goethe, nel suo “Viaggio in Italia” del 1787, ne rimase incantato; lo vide come uno svago, ma l’arte presepiale è molto di più. Nella sua complessa composizione, nel verismo delle sue rappresentazioni, non è solo un simbolo religioso; piuttosto rimane il luogo dell’immaginario collettivo dove si realizza la partecipazione viscerale, e tutta partenopea; è il caldo scenario dove si concretizzano i desideri che aiutano ad affrontare una realtà non sempre comprensibile e lasciano spaziare nell’immortalità rimanendo nel tempo attuale. A Portici abbiamo una giovane artigiana veramente brava, Rosa Loporchio, che ha raccolto il testimone dei grandi maestri della tradizione; ha messo su un piccolo ma dinamicissimo laboratorio in via Immacolata, dove mantiene vive le tecniche artistiche della lavorazione dei pastori del ‘700, apprese con tanto studio e, soprattutto, con tanta passione. Rosa ci ha parlato della sua manifattura artigianale, che realizza anche sfondi presepiali e statue di santi e personaggi della cultura napoletana in genere.

Il suo è un lavoro che si svolge principalmente nel periodo natalizio?
“Assolutamente no: rifornisco tutto l’anno alcuni artigiani di San Gregorio Armeno, proprio perché questo è un tipo di artigianato che funziona sempre, dal momento che il turismo è continuo. Purtroppo, si parla di presepi solo in occasione del Natale, e, quindi, viene considerato un lavoro di ‘nicchia’, specialmente qui a Portici, che non ha il flusso turistico di Napoli”.

Come ha iniziato?
“Per passione; poi è diventato un lavoro. Se non ci fosse stata la passione non sarei arrivata ai risultati raggiunti, perché è una lavorazione praticata, ormai, solo da poche persone, assolutamente artigianale e che si rifà interamente alla tradizione del ‘700 napoletano. Mi occupo di tutto personalmente, dalla produzione dei manufatti nei minimi particolari, ai contatti con gli acquirenti, fino al confezionamento degli abiti dei pastori”.

Come si realizza un pastore tradizionale?
“Si prepara uno scheletro flessibile con fil di ferro rivestito di canapa, che da la possibilità di posizionare il pastore nella posizione desiderata; sullo ‘scheletro’ vengono montati mani, testine e piedi, tutti modellati a mano e dipinti con colori ad olio, non acrilici. Ogni testina ha la sua espressione particolare, la sua propria caratteristica; gli occhi sono di vetro, sempre fatti e dipinti a mano. In ultimo vengono messi i vestiti, che variano secondo il personaggio; cerco di trovare delle stoffe ricche e possibilmente usate, altrimenti provvedo io ad invecchiarle opportunamente. Realizzare i personaggi richiede un tempo abbastanza lungo, ma il risultato è che ogni pezzo è unico, non ce ne sono di identici”.

Ha fatto studi particolari?
“Mi sono diplomata al Liceo Artistico; poi, ho frequentato Scuola d’Arte. Contemporaneamente, andavo nelle botteghe di San Gregorio Armeno, ad imparare praticamente come si realizzavano i presepi,a rubarmi il mestiere, perché certe cose non c’è scuola che possa insegnarle … Inoltre, mi sono perfezionata con vari corsi della Regione Campania: ho fatto persino quello di scenografia. I miei maestri sono stati Pinfildi, Scialò e Molli: praticamente i maestri dei… maestri! Loro riproducono rigorosamente i pastori del ‘700 con mani scolpite in legno, o le corna degli animali, realizzate in piombo o in legno, secondo la tecnica originale.

Sono piccoli accorgimenti, e, devo dire che, con me, non sono stati gelosi della loro Arte. Con loro ho fatto stage, conseguito attestati; da loro ho appreso i segreti del rifacimento dei pastori napoletani, le classiche tecniche antiche … Oggi, rifornisco con i miei manufatti quelle botteghe di pastorai dove ho appreso l’arte. Ho anche l’abilitazione all’insegnamento, ma è difficile entrare nel mondo della scuola. Partecipo, inoltre, a varie mostre; una mia creazione è stata esposta ad una mostra sull’artigianato italiano in Albania grazie all’Associazione ‘Amici del Presepe’ di Ercolano”.

A Portici è presente quest’Associazione?
“No, purtroppo. Uno dei motivi per cui ho voluto aprire un laboratorio nella nostra città è stato proprio perché qui mancava la cultura del Presepe. All’inizio ero un po’ timorosa; poi ho visto che c’è un certo riscontro, le persone sono interessate, tanto che vengono a frequentare i miei corsi privati. Comuni come Ercolano, Torre del Greco, San Giorgio e, naturalmente, Napoli, organizzano spesso laboratori e mostre, invece qui a Portici non succede; solo una volta, nel 2008, s’è tenuta a Villa Savonarola un’esposizione durante il periodo natalizio, ma, purtroppo, non si è più ripetuta.

Mi dispiace per la mia città: bisognerebbe incentivare l’Arte Presepiale, magari creando laboratori per i ragazzi, portandola nelle scuole. Sarei ben felice di collaborare: visto che già lo faccio per le Associazioni degli altri comuni, preferirei, naturalmente, farlo per Portici, dove la mia bottega suscita un certo interesse. Ho cercato di sensibilizzare l’Amministrazione comunale con un serie di proposte, ma la cosa non ha mai avuto seguito. Peccato, perché negli ultimi anni c’è stata una riscoperta di quest’antica arte: il presepe napoletano viene apprezzato in tutto il mondo, è un artigianato che potrebbe diventare un eccellente sbocco lavorativo, se solo più giovani venissero introdotti in questo settore”.
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