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POLITICA, CAMORRA, IMPRESE

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Sono i tre elementi di una tenaglia che sta schiacciando ogni forma di crescita possibile dei nostri territori. L”omicidio di Castellammare ne ha svelato i rapporti e l”obiettivo comune: i fondi pubblici. Di Amato Lamberti

L”uccisione del consigliere comunale Luigi Tommasino a Castellammare di Stabia apre improvvisamente scenari nuovi sui ragionamenti, riguardo alla camorra, che da molti mesi si portavano avanti, un po” a tutti i livelli, da quello degli organi di informazione a quelli della politica e della magistratura. Tutti sembravano ormai convinti che il problema-camorra si riducesse alla lotta contro i gruppi criminali, come i casalesi, che degli affari criminali, come estorsioni e traffico di droga, facevano la loro principale attività e proprio per raggiungere i loro obiettivi avevano messo sotto controllo “militare” il territorio.

Naturalmente la politica, per allontanare da sè gli sguardi e le inchieste, sostenuta anche da molti magistrati e, soprattutto, dalle Forze dell”ordine, spingeva nella direzione di bande criminali isolate ed estranee rispetto alle logiche economiche e politiche del territorio, “corpi estranei” da colpire e sradicare anche con l”aiuto dell”esercito. Qualche autore di successo metteva ulteriori rinforzi alla tesi della autonomia dei gruppi criminali, indicandoli come la nuova faccia del capitalismo aggressivo e vincente proprio perchè violento e criminale. I fatti di Castellammare, qualunque sia l”esito delle indagini giudiziarie, anche se spero che non si fermino ancora una volta all”individuazione degli esecutori materiali e dei mandanti criminali, dimostrano che, per capire la funzione della camorra, e, quindi, le stesse ragioni della sua esistenza, bisogna partire dai fondi pubblici e dalle manovre congiunte, a tenaglia, per gestirle a proprio vantaggio, messe in opera da parte della politica e dell”imprenditoria operanti sul territorio.

L”immagine della tenaglia vuol dire chiaramente che, se politica e imprenditoria sono i bracci della leva, la camorra è il fulcro che li tiene insieme e permette, ad entrambi, di raggiungere i risultati, schiacciare i concorrenti e appropriarsi della gestione dei fondi pubblici. Continuare a credere e a sostenere, come fa l”informazione, che la camorra sta solo nel braccio dell”impresa, fa comodo alla politica, che si erge sempre più spesso a difesa della legalità mentre rivendica la più ampia e incontrollata discrezionalità nella scelta dei progetti, dei partner e delle procedure per affidare i lavori. Senza il braccio della politica i fondi pubblici non sono nè raggiungibili nè utilizzabili: si tratta di una constatazione banale che però dice che la camorra sta in entrambi i bracci della tenaglia per afferrare le opportunità che i fondi pubblici mettono a disposizione.

La camorra è il fulcro che permette ad entrambe di agire all”unisono e per lo stesso scopo. A Castellammare, sulla base delle notizie che filtrano attraverso la stampa, si presentano due possibili scenari, considerato che sono in arrivo centinaia di milioni di euro da investire in opere che interessano sia la politica che l”impresa. Primo scenario: la condizione essenziale è la piena funzionalità dell”amministrazione, che però è in crisi e potrebbe sciogliersi: la camorra interviene per evitare che si vada ad elezioni anticipate; secondo scenario: la condizione essenziale è una nuova amministrazione comunale e un rinnovo del quadro politico; la camorra interviene per accelerare lo scioglimento dell”amministrazione e realizzare una situazione politica più favorevole.

Il problema, in entrambi gli scenari possibili, è chi spinge la camorra ad intervenire, fermo restando che entrambi i bracci della tenaglia sono indispensabili se si vuole afferrare qualcosa. Anche se fosse la camorra a comandare le operazioni, cosa che penso improbabile, comunque avrebbe bisogno, per raggiungere l”obiettivo di mettere in qualche modo le mani sul bottino degli investimenti pubblici, dei due bracci operativi della tenaglia: la politica e l”imprenditoria. Se fosse la camorra a comandare a Castellammare, ciò significa che ha già il pieno e totale controllo del braccio politico e di quello imprenditoriale. Appare più probabile che, a Castellammare, come accade anche altrove, a comandare siano la politica e l”imprenditoria, in stretta connessione tra loro ed, entrambe, “infiltrate” dalla camorra, usata anche come strumento mercenario per il raggiungimento degli obiettivi, i fondi pubblici.

Se si vuole spezzare questa connessione perversa che strozza la crescita e lo sviluppo del territorio, bisogna smontare la tenaglia, colpire tutti e tre i livelli, disarticolarne i rapporti: ma questo non può essere solo compito della magistratura; è tutta la “società civile” che deve promuovere un cambiamento reale e profondo del modo di fare politica e del modo di fare impresa, in un territorio segnato nel profondo da comportamenti e mentalità che possono ben essere definiti camorristici.
In altre parole: oltre al “fare” camorrista, va abbandonato anche il “pensare” camorrista.

CITTÁ AL SETACCIO

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