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LA SALUTE A NAPOLI

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Questo è stato l”anno dei paradossi; però, le smisurate assurdità di Napoli sono talmente eccessive che non possono essere solo opera del caso. Di Carmine Cimmino

“Dopo che per nove giorni al cinema Lumière The tree of life (L’albero della vita) di Terrene Malick è stato proiettato a rulli invertiti“ Giuseppe Bertolucci e Gian Luca Farinelli, l’uno presidente, l’altro direttore della Cineteca di Bologna hanno chiesto pubblicamente scusa alle “centinaia di spettatori“, ai quali è stato offerto “un involontario falso d’autore“: e da una Cineteca, “dunque, da un’istituzione che fa dell’integrità delle opere una delle ragioni stesse della propria esistenza.” ( Corriere della Sera, 9 giugno ). Troppa cenere sul capo.

Il film di Malick non rispetta lo schema in sequenza inizio – sviluppo- conclusione e affida a ogni immagine un senso suo proprio, assoluto e definitivo: non è azzardato pensare che il regista stesso abbia messo in conto, o abbia perfino provocato, la possibilità di una proiezione e di una lettura a ritroso. Del resto, gli spettatori non si sono accorti di nulla, dal momento che non hanno protestato. Molti quadri di Rotko sono due campiture sovrapposte di colore puro: per esempio, una fascia di azzurro sopra, una di rosso sotto. È capitato che il direttore di un museo importante abbia appeso una tela di Rotko “a rovescio“: ma poi, a “rovescio“ di che? L’ artista non è più padrone della sua opera d’arte, dopo che l’ha conclusa, firmata e offerta alla fruizione degli altri.

Viviamo nella civiltà dell’ “opera aperta“, ed è una pacchia per critici e studiosi. Tutto può significare tutto. E il contrario di tutto. Una parte cospicua della grande poesia del Novecento può essere letta risalendo dall’ultima proposizione alla prima: il che accade, a ben vedere, ogni volta che ri –leggiamo un testo. Nella ri –lettura noi leggiamo il primo verso o il primo rigo alla luce del messaggio e dell’emozione che abbiamo tratto dalle parole, dal ritmo e dalle immagini dell’ultimo verso o dell’ultimo rigo. È il circolo ermeneutico, che ognuno di noi ripercorre cento volte al giorno, soprattutto quando rivede pochi attimi o lunghe sequenze del film del suo passato, prossimo o remoto, attraverso la proiezione offerta dalla memoria: che è quasi sempre una proiezione a rulli invertiti. Ricordare è un rivivere inverso.

Insomma, la cultura del ‘900 conosce bene questo processo del rovesciamento spazio- temporale, che qualche artista ha registrato nella sua opera con una fedeltà mimetica talvolta eccessiva. Nelle opere di Georg Baselitz le figure stanno a testa in giù, come nell’opera la cui immagine correda questo articolo. Bisogna dire, tuttavia, che l’artista non capovolge il quadro dopo aver dipinto diritte le figure, ma già di prima mano le dipinge a rovescio, perché solo in questo modo riesce a straniarsi dal mondo e a fare del suo sguardo una metafora “magica“ della sua “visione“. Dico magica perché in ogni “inversione“ c’è l’alterazione di un ritmo naturale, e dunque c’ è magia. Qualcuno crede, per esempio, che alcune canzoni, cantate al contrario, esprimano significati satanici.

Ci sono momenti in cui pare che fatti e notizie di fatti corrano a disporsi sotto un solo segno. “La Repubblica“ dell’ 8 giugno ha pubblicato, con il titolo Lo sviluppo senza progresso, un brano tratto dal libro di Rino Genovese Che cos’è il berlusconismo. La democrazia deformata e il caso italiano. Questo è veramente l’anno dei paradossi, dei capovolgimenti e dei rovesciamenti. Si celebra l’unità d’Italia in un’Italia che a molti appare tutt’altro che unita. Non si sa bene, dopo 150 anni, se il Sud fu liberato o se venne occupato, se Garibaldi lo riscattò da una servitù vergognosa o se lo consegnò a una schiavitù ancora più vergognosa, se i briganti furono patrioti o solo volgari e sanguinari banditi. Il paradosso sviluppato da Rino Genovese rovescia ogni altro rovesciamento di prospettiva.

C’è stata, dice Genovese, “una paradossale seconda unificazione dell’Italia“, progettata e guidata da Napoli, sulla base di “un peggioramento della vita civile della stessa Italia settentrionale“. Napoli ha napoletanizzato il Nord, prima esportando e imponendo il suo caos – Aldo Cazzullo lo scrisse nel 2007 -, poi esportando e imponendo le logiche, anche criminali, soprattutto criminali, che sono sorelle e figlie di quel caos. Napoli vinta ha vinto e gettato in catene il suo crudele vincitore. È una tesi che invita alla riflessione anche chi credeva che la retorica dei paradossi sui problemi passati e presenti di Napoli fosse esaurita, che le parole, ridotte ormai a chiacchiere, si fossero arrese all’invincibile e inimitabile forza di quell’assurdità assoluta che non sta nel linguaggio e nei pensieri, ma nelle cose e nei fatti.

Poiché Napoli è la terra in cui può capitare che un camorrista impartisca pubbliche lezioni di legalità; in cui capita che i contadini, per una manciata di euro, nascondano cisterne di veleni sotto i broccoli, i cavoli e i finocchi, che, colmi di umori tossici, poi essi stessi mangiano, e con loro i loro figli, e i loro amici e conoscenti. Napoli è la terra dell’oncologo Antonio Giordano, allievo di un Premio Nobel, direttore di prestigiosi Istituti americani. Sul Corriere del Mezzogiorno del 9 giugno il prof. Giordano ha detto tre cose terribili: il DNA dei Napoletani è “un colabrodo“; ogni anno ci sono, a Napoli, 40000 (quarantamila) tumori in più; le istituzioni napoletane non riescono (non vogliono? non possono? e perché?) aggiornare il Registro dei tumori.

Napoli sta dilatando la sua assurdità a tale livello di tensione da costringerci a pensare che in tale eccesso ci sia un’astuzia insondabile della Storia. Deve esserci per forza. Assurdità così smisurate non possono essere solo opera del caso.

Delle tre fasce in cui è divisa la pag. 9 del Corriere del Mezzogiorno l’intervista col prof. Giordano occupa quasi tutta la prima fascia; c’è, di lato, un articolo con la notizia dell’ arresto di un imprenditore che “smaltiva per i Casalesi“- smaltiva rifiuti, ovviamente – aggiudicandosi “sistematicamente appalti e commesse“. Sistematicamente. Con chi faceva sistema, per accaparrarsi tanti appalti, banditi (dal verbo bandire) dalle istituzioni pubbliche? Nella seconda fascia c’è la positiva notizia che al teatro Paradiso ci saranno “serate di danza del ventre per dare aiuto alla medicina“. La terza fascia è riservata alla pubblicità di viaggi a Lourdes (so che Lourdes è un luogo in cui anche un miscredente avverte la presenza del numinoso).

Quella pagina, per l’ironia del caso o per una geniale intuizione dell’impaginatore, inquadra la questione della salute a Napoli e delle speranze concesse ai napoletani da molti punti di vista. Quella pagina dimostra che un articolo di giornale trae il suo significato dalle parole che lo compongono, e dagli articoli che il caso, il fato, una mano sapiente hanno piazzato sotto, sopra, di lato. Nessun uomo è un’isola. E nessuna parola può vivere da sola.
(Foto: Quadro di Georg Baselitz, " Die Madchen von Olmo II " -1981-).

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