Tutti vogliono amministrare Ottaviano, modello perfetto della città del sec.XXI. – Un’antica profezia- Servono ancora i “trianfarò”? – La lettera del sindaco dimissionario.
Poche settimane fa si è tenuto a Napoli un convegno sulla “città futura“, sulla “città del XXI secolo“. Ebbene, la “città futura“ esiste già. Il ritratto tracciato dagli studiosi corrisponde punto per punto a Ottaviano. Ve lo dimostrerò: questo sarà il tema dei prossimi articoli. E’ naturale che siano tanti i candidati a sindaco (consentitemi l’uso di questo nesso improprio): chi non vorrebbe amministrare una città-modello? Ma non è il numero di concorrenti che mi spaventa.
Mi ritiro dalla mischia perché un paio di candidati a sindaco furono miei alunni, e mi risulterebbe difficile far polemica con loro. In realtà, i primi dubbi mi sono venuti una settimana fa, quando ho trovato tra le mie carte gli appunti su una profezia che fra Giacinto della Pace, carmelitano del Convento di Ottajano, scrisse nell’almanacco del 1680 (una specie di calendario di frate Indovino): “Tra 333 anni nel parlare e nel fare dei Vesuviani, e degli Ottajanesi in particolare, si manifesteranno sorprendenti ghiribizzi e capricciose stranezze, tali che qualche parroco improvvido parlerà di influenze diaboliche, e, invece, la ragione vera della confusione dovrà ricercarsi nella singolare corruzione dell’acqua, del clima e dei frutti.”.
Il tutto dovrebbe capitare nel 2013. Per fortuna, fra Giacinto non fu un profeta credibile. E’ certo, anzi, che l’Ordine lo recluse nel Convento di Ottajano proprio per i suoi stravaganti vaticini, che in più di una circostanza avevano provocato, a Napoli, agitazioni di massa e pubblici disordini. Del resto, non si vedono in giro segni premonitori delle “capricciose“ stranezze previste dal carmelitano: le stranezze, chiamiamole così, di cui ogni giorno siamo spettatori, rientrano nella norma. O no?
Dunque, mi ritiro e cedo le mie tre liste. So che molti candidati a sindaco non hanno avuto il tempo per prepararsele: lo capisco: chi è nato condottiero, non può consumare le sue ore preziose in queste pratiche da ufficio tecnico, o da ufficio di ragioneria. Delle mie liste fanno parte persone affidabili e convertibili: nel senso che vanno bene per ogni colore, da destra a sinistra. Nella maggioranza che sosteneva il sindaco dimissionario sedevano insieme uomini della destra e uomini della sinistra: ma non è la stessa cosa. Ogni mio candidato può essere oggi di destra e domani di sinistra, a seconda delle necessità: ed è allenato perfino a vestirsi in modo diverso: la sinistra, si sa, preferisce i pullover, ma che siano di marca.
Cedo anche il programma, che era la mia arma segreta. E dunque non posso rivelarne i punti importanti: brucerei l’affare. Dico solo che avrei fatto approvare un piano regolare sbalorditivo. Avrei dimostrato che la prospettiva del monte Somma risulta più pittoresca, se la mettiamo al di là di una fitta selva di palazzi a più piani e dalle forme più strane, pagode, bastioni babilonesi con giardini pensili, mausolei, e, soprattutto, piramidi maya. Tra l’altro, la forma delle piramidi maya è un portafortuna contro le catastrofi naturali. Ovviamente, la licenza a costruire sarebbe stata concessa solo per i progetti di architetti e di ingegneri capaci. Avevo già messo in conto che le malelingue mi avrebbero accusato di favorire solo gli amici.
Ma accuse così sono l’amara pozione che devono sorbire soprattutto i sindaci che hanno a cuore il bene della comunità. Come diceva Saul Bellow, la gratitudine degli uomini è veleno per i loro benefattori. E’ una colpa avere molti amici ? Se diventerà sindaco uno che fu mio alunno, non potrò chiedergli – solo perché è stato mio alunno – di concedermi la licenza a realizzare dalle parti di via Bosco Gaudo l’obiettivo di una vita, il progetto, su cinque piani, di un albergo – biblioteca – scuola filosofica – cenacolo letterario – museo? Uno dei dodici candidati a sindaco mi chiede se sono compresi nell’offerta anche i “trianfarò” (o “tirinfarò” o “trioffarò”).
No, non tratto questo articolo. E se quel candidato pensa ancora ai “trianfarò“, non farà mai il sindaco di Ottaviano. Fino a qualche anno fa i “trianfarò“ – termine esclusivo della lingua ottavianese – accompagnavano in pubblico il candidato a sindaco. Gli stavano azzeccati ‘ncuollo, gli parlavano all’orecchio, lo tiravano, lo pilotavano, si agitavano, sbracciavano, salutavano con gesti plateali i sostenitori veri e presunti, ai nemici voltavano la faccia, o scoccavano un’occhiata sprezzante e minacciosa, “ con te ce la vediamo dopo “. Questi accompagnatori, di solito, non disponevano nemmeno del voto della moglie: con quella pubblica sceneggiata speravano di far credere che di voti, invece, ne controllassero centinaia.
Nessuno abboccava, ovviamente: tuttavia i “trianfarò“ sopravvissero perché erano una macchietta, facevano colore. Poi gli Ottavianesi si sono stufati anche del colore, per non dire delle macchiette: ed è finita l’epoca dei “trianfarò”. Possono trovare posto solo nei libri sugli antichi mestieri, tra ‘o conciatiane e ‘o ‘mpagliasegge. Di solito, portavano la chioma a cupola o si arricciavano i capelli, e quando non accompagnavano il candidato, stavano di sentinella davanti ai circoli e negli angoli delle piazze, a testa alta, e leggermente piegata all’indietro, le braccia incrociate sul petto. La posa di chi pensa: domani tutto questo sarà mio.
P.S. Il dott. Iervolino ha inviato agli Ottavianesi una missiva a stampa in celeste, in cui spiega le ragioni delle dimissioni e illustra i suoi meriti di sindaco. A chi si accingeva a scrivere lettere del genere Chaim Perelman consigliava di partire da un elenco di errori e di fallimenti, anche a costo di inventarli: niente predispone alla comprensione il lettore quanto un’ ammissione di colpa: “Qui ho sbagliato. Chiedo scusa“. E’ un principio della logica e della retorica. Il dottor Iervolino non ha commesso errori? Li ha commessi, e non ha il coraggio di ammetterlo pubblicamente? Li ha commessi, e crede che gli Ottajanesi non se ne siano accorti, o che abbiano già dimenticato?
Ha scritto una prima lettera provocatoria, per misurare il tono e la sostanza delle reazioni, a cui poi risponderà con un’altra lettera? Nel prossimo articolo sottoporrò alla sua attenzione un elenco di domande che cercano risposte. In attesa che l’opposizione ci faccia sapere quando e come ha fatto l’opposizione.

