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martedì, Novembre 30, 2021

“Osservatorio sulla violenza alla donna” all’ Ordine degli Psicologi della Campania

Un passo importante verso il monitoraggio costante e completo del fenomeno della violenza sulle donne.

La violenza di genere e in particolare la violenza sulla donna sono temi molto discussi negli ultimi tempi, e non si può che esserne contenti. Il fenomeno, lungi dall’essere nuovo, è invece molto vecchio né sembra essersi particolarmente aggravato. Tuttavia, dopo gli anni 70 e 80 del novecento, in cui i movimenti femminili e femministi erano riusciti a portare la questione alla ribalta, ottenendo miglioramenti significativi in tutti i campi, sul problema era calato un velo. Per anni di violenza di genere se ne è parlato in spazi e tempi ristretti. Poca attenzione nei media, ancor meno nella politica, pur proseguendo il lavoro di tanti centri, associazioni, gruppi di donne. Negli anni 90 la sottocultura misogina e maschilista ha ripreso vigore e ha riconquistato terreno.

La violenza sulla donna, invece, è sempre stata la stessa e le donne, oggi e nonostante tutto, sono ancora terribilmente disarmate e indifese. Ma il lavoro svolto negli anni passati da tante diverse realtà (associazioni, ma anche unità sanitarie, enti e università) non è stato fatto invano e tutto quello che si era costruito nelle lotte delle donne, dalla riforma del diritto di famiglia alla legge sulla violenza sessuale, alla 194, alle esperienze, attività e ricerche fatte, costituisce un patrimonio comune che può essere messo al servizio di tutte e che deve servire da base per i passi successivi.
Un aspetto niente affatto marginale è riuscire ad ottenere dati completi. In realtà non esiste un osservatorio permanente a livello territoriale o nazionale in grado di monitorare costantemente la situazione. Inoltre il rilevamento dei dati è falsato dal fatto che molte violenze non vengono denunciate.

Per una donna è già un passo difficile la refertazione, tanto che spesso non si decide a farlo. Figurarsi la denuncia. Con un mondo che da quando è in fasce le propone come ruolo quasi geneticamente predestinato il perdono, la mediazione, il sacrificio e la rinuncia, fare un passo irreversibile verso (spesso) la separazione è una cosa difficilissima.
La scorsa settimana si è tenuto all’ Ordine degli Psicologi della Campania, nella bella sede di Piazzetta Matilde Serao, un interessante incontro dove sono stati presentati i risultati del progetto “Osservatorio sulla violenza alla donna”.
Dopo il saluto del Presidente Raffaele Felaco e l’introduzione della vicepresidente dottoressa Bozzaotra, la dottoressa Carolina Riccardi ha illustrato la ricerca.

Il primo dato conferma una realtà tristemente nota e cioè che il 69,7 % degli stupri è commesso da partner o ex partner, e solo il 6,2% da estranei. Il che vuol dire che la maggior parte delle violenze non sono del tutto imprevedibili.
Per quanto riguarda i femminicidi, dai dati della Casa Internazionale della donna di Bologna, si rileva che la Campania è al secondo posto in Italia, dopo la Lombardia. Tuttavia se si tiene conto del numero in termini percentuali la Campania purtroppo ha il primato in Italia.
L’obiettivo del lavoro era monitorare il fenomeno attraverso due strumenti: la mappatura del sistema degli attori e la lettura quantitativa e qualitativa delle informazioni.

In Campania ci sono 17 centri antiviolenza, di cui 9 a Napoli e provincia, ma gli unici centri completamente attrezzati sono al Loreto Mare, al San Paolo e il centro La Magnolia a Soccavo. Gli altri non hanno supporto pubblico. La Campania in realtà costituisce un’anomalia in positivo nel nostro paese, perché si è riusciti ad ottenere una legge regionale per la quale presso i pronto soccorso si possono istituire sportelli specifici per la refertazione della violenza sulle donne, incluso la refertazione psicologica. Tuttavia questa legge per il 2013 non è stata rifinanziata.
. Si parla anche di DiRe, una rete di 63 associazioni, cui appartiene anche il centro Aurora di Posillipo, gestito da anni da Arcidonna, con l’instancabile Clara Pappalardo. A questa rete non possono appartenere associazioni che non siano di sole donne o che includano nelle loro attività la mediazione familiare.
Di questa ricerca sarà pubblicato un opuscolo.

E’ intervenuta poi la professoressa Caterina Arcidiacono, docente di psicologia di Comunità alla Federico II. Il primo argomento affrontato è la difficoltà a “vedere” la violenza, spesso anche da parte degli stessi operatori. Questa difficoltà, dovuta principalmente a condizionamenti culturali, determina una sorta di psychological illiteracy . Gli stessi parroci che numerosi si occupano delle famiglie, tra il dovuto segreto confessionale e l’assenza di strumenti adeguati, finiscono per non riconoscere la violenza, non denunciarla e non fornire alle vittime il sostegno necessario.
Inoltre il nodo non ancora sciolto è come proteggere efficacemente e in tempo chi denuncia, come sostenere le vittime di stalking. Molti degli ultimi femminicidi hanno riguardato donne che avevano denunciato. Evidentemente è necessario fare un piano preciso prima di denunciare.

La dottoressa Elvira Reale, infine, esorta a refertare tutte le violenze sulle donne, verbali e fisiche, compreso lo stalking e a chiedere al pm l’ordine di allontanamento, allontanamento dai figli e assegno, tre misure che insieme sono in grado di difendere i diritti di donne e bambini.
Ha concluso l’incontro la dottoressa Bozzaotra proponendo l’idea di un programma per uomini maltrattanti.
E’ questo il genere di lavoro necessario per combattere la violenza sulle donne. Sono queste le professionalità e le esperienze da mettere in campo, rafforzandole, sostenendole e ascoltandole, se davvero si vuole contrastare il fenomeno e far uscire le donne dalla condizione di soggezione che vivono quando sono vittime dei partner. A realtà come queste la politica dovrà attingere, se davvero vorrà occuparsi del problema.

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