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OSPEDALE SAN GENNARO. GIOCHICCHIANO SULLA PELLE DEI MALATI

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Il manager del “S.Gennaro”, nonchè sindaco di Ottaviano, ha denunciato i rischi e i pericoli gravi di quell”ospedale. È stato rimosso, ma si è salvato. Di Carmine Cimmino

La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai militari (D.Lloyd George, forse)

La polemica non è un’arte facile. Vuole una buona dose di logica, vuole frecce appuntite, vuole, soprattutto, un uso almeno accettabile della parola e della penna. Pretende il rispetto di chi ci sta di fronte. Una polemica che voglia essere seria deve saper dare ragione all’avversario, quando l’avversario ha ragione. Lo impone la logica, lo impone la tattica.

Il dott. Mario Iervolino, sindaco di Ottaviano, è stato, quando era giovinetto, allievo di una grande università della politica, la Democrazia Cristiana, e di una facoltà storica, il doroteismo. Oggi chi rimpiange la D.C. riconosce che quel partito, pur responsabile e corresponsabile dei guasti più gravi del sistema italiano, tuttavia pretendeva che i politici e gli amministratori, a qualsiasi livello, rispettassero, in pubblico, le regole della “sacrestia“: decoro, misura, silenzio totale sul privato. Tra l’altro, tutte le correnti della D.C. adottarono la norma dorotea del “far gavetta“ (che era una norma della Chiesa, ed era una norma del P.C.I): il primo mandato elettorale serviva da apprendistato; il secondo incominciava ad aprire qualche porta secondaria del palazzo del potere; il terzo consentiva di essere ambiziosi.

Non riesco ad immaginare un ministro dell’interno democristiano o comunista che si presenta su un palco impugnando e agitando una scopa, come ha fatto il sig. Maroni, qualche giorno fa. Spero che l’abbiano visto quelli del PD che lo considerano il capo di un’altra Lega, diversa dalla Lega dei Bossi. Per fortuna nostra, la Lega è una sola.

Dunque, il 3 gennaio 2012 il commissario straordinario dell’azienda sanitaria, il generale Maurizio Scoppa, nomina il dott. Iervolino direttore sanitario dell’ Ospedale San Gennaro, quello dell’ascensore precipitato, e di Striscia la notizia. Poiché anch’io sono stato democristiano ( ma non doroteo), e poiché so, dalle cronache, come è ridotto l’ospedale, dico: questa nomina è una trappola, vediamo come ne esce il dott. Iervolino. Il dott. Iervolino ne esce da doroteo. Quel doroteismo che ha indotto Iervolino sindaco a compiere alcuni seri errori, di scelta, di valutazione e di indirizzo, consente a Iervolino direttore sanitario di uscire dalla trappola correndo il rischio, necessario e calcolato, di una rimozione che le combinazioni del futuro potrebbero trasformare in un successo.

Il direttore sanitario dott. Iervolino descrive al commissario straordinario le condizioni dell’ospedale: gli ascensori crollano al suolo o fanno le bizze fermandosi all’improvviso e “creando problemi per il trasporto al blocco operatorio, ma anche per pazienti oncologici e ematologici in day – hospital“ ( La Repubblica, 7 aprile ); non c’è personale in reparti fondamentali; funziona una sola sala operatoria, su cui ruotano sei unità operative; il materiale chirurgico viene sterilizzato all’esterno; disastrose risultano le condizioni di igiene dei locali“ dove sono stoccati gli alimenti per la nutrizione artificiale domiciliare.”.

Il commissario straordinario risponde con un contrattacco: se il dott. Iervolino scrive cose esatte, al San Gennaro serve un direttore che garantisca quella “costante presenza“ che un sindaco non può garantire: e dunque lo mando a dirigere un presidio sanitario polifunzionale. “Dispongo“ scrive il generale commissario: e La Repubblica parla di manager rimosso, altri, a seconda dei gusti, di manager silurato, o affondato. Dico che il dott. Iervolino doveva fare quello che ha fatto, in nome dell’etica, poiché non c’è nulla di più ributtante che il tatticismo sulla pelle dei malati. Dico che egli è uscito da una trappola, in cui, se fossi maligno, ma non lo sono, potrei sospettare che qualcuno l’abbia tirato con la speranza che facesse da capro espiatorio. Il commissario straordinario, che è un generale, non credo che non sapesse, quando l’ha nominato direttore, che il dott. Iervolino è anche sindaco di Ottaviano.

Non credo che ignorasse lo stato dell’ ospedale, e la gravità dell’emergenza sociale nei quartieri che fanno da territorio all’ospedale. Il dott. Iervolino si è scientemente salvato da probabili guai giudiziari e ha accettato la rimozione nella speranza che domani, se e quando sui palazzi della Regione sventoleranno altre bandiere, il sacrificio di oggi venga generosamente ricompensato, e alla vittima di oggi si riconosca il diritto al risarcimento. Un risultato già lo ha messo in cassa, il dottor Iervolino: i sindacati di categoria e i sindacati provinciali sono tutti con lui, e Angela Cortese, del PD, ha strepitato contro i decreti del generale commissario. Da cittadino, noto con amarezza che siti e giornali si sono interessati dei protagonisti, piuttosto che della gravità della situazione che il dott. Iervolino ha descritto.

Della sanità e della povertà non si dovrebbe mai parlare in termini di percentuali e di categorie generali: il dramma di un solo malato, di un solo povero toglie senso e valore a tutti i discorsi sui tagli e sulle razionalizzazioni della spesa, in un Paese in cui i partiti, tutti i partiti, fingono di non capire che la gente pretende non la gestione trasparente dei rimborsi elettorali, ma la cancellazione totale e tombale di questo sperpero osceno del danaro pubblico.

Una breve nota sulle ultime polemiche politiche di Ottaviano:
Il direttore del mediano.it ha pubblicato un documento con cui il prof. Guastaferro Crescenzo, segretario del Partito del Popolo Campano, che sostenne nelle ultime elezioni comunali il dott. Iervolino, ne chiede le dimissioni, perché non ha assegnato alla lista l’assessorato pattuito. Mi raccontano che il dott. Iervolino propose l’assessorato al sig. Sciesa, primo eletto della lista, e che il sig. Sciesa rifiutò: dunque, l’onore del sindaco dovrebbe essere salvo. Spero che il direttore del giornale abbia controllato l’autenticità del documento, perché il testo è, diciamo così, contratto, spastico, sussultorio, anomalo e, qua e là, criptico, enigmatico, oscuro.

L’agitazione di chi scrive è così intensa, così alluvionale, che sembrerebbe un artificio, se non trovasse una plausibile spiegazione in un fatto grave: un assessorato promesso e, secondo il professore, mai concesso. Ma mi permetto di dire al prof. Guastaferro Crescenzo che la politica non merita tanto sconquasso, e che le sorti di Ottaviano sono una misera goccia nel grande mare del destino del popolo campano, a cui il partito del professore riserva, per definizione, la sua prima attenzione. Non credo che il prof. Guastaferro abbia frequentato la scuola dei dorotei.

Se l’avesse frequentata, avrebbe condotto in altro modo le trattative col dott. Iervolino. Prof. Guastaferro, quando il sig. Sciesa è entrato a far parte della sua lista? Prima o dopo che lei si è abboccato con il dottore? Dopo: mi ci gioco il distintivo di tifoso della Fiorentina. Ho indovinato?

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