Nola. Storia di un duello con la sciabola e di una eroica umanità

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Il 9 gennaio del 1911 si sfidarono a duello il giovane consigliere comunale Mario De Sena e il marchese di Sassinoro. Ma un passaggio a livello avrebbe potuto impedirlo:Di Carmine Cimmino

La memoria del tempo/ è piena di spade e di navi/
E di polvere di imperi/ e di rumori di esametri/
E di alti cavalli da guerra (J.L. Borges)

Qualche giorno fa risultò più lunga del solito la sosta davanti alle sbarre abbassate del passaggio a livello sulla strada che da Palma mena a Piazzolla. Imboccare quella strada è un gioco d’azzardo, non è possibile fare previsioni: il transito dei treni pare sotto il controllo totale del caso. All’inizio del sec. XX, in una fase assai aspra della guerra (guerra politica, ovviamente) che si combatteva tra i Bianchi e i Neri, i partiti più importanti di Nola, questo passaggio a livello fu protagonista di una storia che merita di essere raccontata.

Il 27 dicembre 1910 Giuseppe Maietti, marchese di Sassinoro, scrisse su “Cronaca Nolana” un articolo durissimo contro il sindaco di Nola, Felice De Sena, capo di una famiglia assai prestigiosa, che era al vertice del partito dei Neri. Mario De Sena, nipote del sindaco, rispose tre giorni dopo con una lettera al giornale liberale “Terra di Lavoro”: riconoscendo, in premessa, che gli articoli del Maietti, sgangherati nel contenuto, erano tuttavia corretti nella forma, deduceva sarcastico che glieli scriveva qualcuno, essendo noto a tutti che il marchese “tra le tante virtù annovera anche quella di non saper scrivere”.

Il giovane, che era consigliere comunale e studente di giurisprudenza prossimo alla laurea, difese poi l’integrità dello zio sindaco, affermò che egli era stato leale con Tommaso Vitale, capo dei Bianchi e sindaco storico della città, più dei “falsi amici” che ne “dilaniarono in vita il nome” e “ne dimenticarono così presto la memoria in morte”. E aggiunse: “Fatalità della nostra Nola, che pari alla belva mitologica, divora i suoi figli migliori.”. La risposta di Maietti marchese di Sassinoro fu uno strepito: il 4 gennaio 1911 egli indirizzò al De Sena una lettera pubblica, di cui vennero distribuite molte copie a stampa (una copia è conservata nell’Archivio di Caserta, Fondo Questura, busta 19). Non c’è parola del testo che non sia un oltraggio:

“Siete un vigliacco volgare, dappoiché offeso dai miei scritti, che sono tutti di mia mano, invece di ricorrere a una polemica sui giornali, potevate scegliere quella via che viene imposta a un ufficiale di complemento. Avrei io vagliato la vostra persona, avrei considerato se per i vostri precedenti e quelli di famiglia eravate degno a poter salvaguardare il vostro onore, e poi mi sarei deciso a darvi una riparazione”.

Aveva ragione il De Sena: non si può dire che il marchese fosse abile nell’uso della penna come credeva di esserlo nell’uso della spada. Si venne fatalmente al duello. Il 5 gennaio il prefetto di Caserta scrisse al sottoprefetto di Nola intimandogli di impedire, in ogni modo, che il duello si svolgesse. Nello stesso giorno il sottoprefetto diede le più ampie assicurazioni: aveva saputo che i due si sarebbero affrontati, alla sciabola, “in località Corsi di Piazzolla”, il giorno 9. In quel giorno e in quel luogo il De Sena e il Maietti si affrontarono, alla sciabola: fecero da padrini al giovane un dottore di Aversa e un maestro elementare, che era anche cavaliere, mentre il marchese venne rappresentato da un avvocato e da un ex ufficiale dell’esercito. Il duello durò poco: ai primi assalti il Maietti riportò ferite all’avambraccio, “guaribili in giorni dieci”, e dovette dichiararsi vinto.

Ma non volle stringere la mano all’avversario. Il sottoprefetto garantì al Prefetto che il giorno 9 i carabinieri e “il signor Vinale, delegato P.S.” erano partiti da Nola assai presto: e che certamente sarebbero arrivati in tempo utile per bloccare il duello, se “non fossero stati impediti dal passaggio a livello” tra Palma e Piazzolla. Il prefetto si accontentò della giustificazione. Gli bastava poter dimostrare, se fosse stato necessario, che le carte stavano a posto.
Gli scarni appunti presi in archivio si sarebbero persi nella confusione delle mie carte, se il caso non mi avesse condotto a leggere la pagina che nella sua “Storia di Nola“ Ciro Rubino dedica a Mario De Sena. Fu Mario De Sena a proporre in consiglio comunale che una strada importante di Nola venisse intitolata al sindaco Tommaso Vitale, per testimoniare la riconoscenza che “Nola conserva per i suoi figli migliori“.

Il 25 maggio 1915 il giovane partì per il fronte “con il 30° fanteria, reggimento addestrato nelle caserme di Nola. Al fronte onorò Nola combattendo da prode e meritandosi tre medaglie d’argento.”. Il capitano Mario De Sena morì il 22 agosto 1917. L’aiutante maggiore raccontò che egli venne colpito da uno sharapnel mentre cercava un varco per la sortita del suo battaglione, che di lì a poco avrebbe condotto all’attacco. “In attesa del medico, io stesso lo svestii e fasciai le tre ferite che presentava al dorso. Rispondeva scrollando il capo agli incoraggiamenti. Quando lo baciai mi disse “Non uscire, sai, non uscire, per carità.”. Poi, dopo una pausa, disse come fra sé: “Del resto c’è papà che mi aspetta lassù.”. Lentamente si quietò, mi accennò con gli occhi l’anello a sigillo, e mi disse piano: “a Mammarella“… Si spense un’ora dopo.”.

Questo aiutante maggiore era il tenente Giovanni Gronchi, che un giorno sarebbe diventato Presidente della Repubblica.
Testimone degli ultimi momenti del giovane valoroso fu un uomo capace di capire che la dignità con cui egli affrontava la morte era la misura vera della sua eroica umanità. La vita di un uomo e un romanzo andrebbero letti in quest’ordine: prima l’ultimo capitolo, e poi gli altri, dal primo al penultimo. Perché è la fine che dà senso all’inizio.
(Quadro: Giovanni Boldini, Cavalli bianchi, 1874-76)

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