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lunedì, Gennaio 24, 2022

Nel film “Il ricco, il povero e il maggiordomo” regge, un poco, solo la comicità del trio

Il ritorno sul grande schermo del più famoso trio comico italiano, Aldo, Giovanni e Giacomo divide critica e pubblico. La trama banale e l’abuso di luoghi comuni rendono il film “insipido”; l’unica nota positiva è la multiforme comicità dei protagonisti.

Dopo quattro anni di assenza dalle sale, il più famoso trio comico italiano, composto da Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti, ritorna sul grande schermo dividendo nettamente le opinioni del pubblico italiano. “Il ricco, il povero e il maggiordomo” è una commedia per certi versi divertente e per altri alquanto banale e scontata.

A partire dalla vicenda principale, quella di Giacomo, un ricchissimo industriale che vive in una maestosa villa tra lussi di ogni genere, si snodano le storie di Giovanni, fedelissimo maggiordomo di Giacomo, e Aldo, un quarantenne che vive ancora con la madre, ha paura delle donne, e sogna di diventare venditore ambulante. A partire da un incontro fortuito Aldo porta lo scompiglio assoluto nella vita degli altri due protagonisti, per poi diventare l’àncora della loro salvezza, dopo che Giacomo verrà colpito da un tremendo tracollo finanziario e Giovanni verrà lasciato dalla sua amata.

Le vicende procedono in maniera scorrevole e divertente durante la prima ora, ma il tutto si appiattisce nel finale, degenerando in una banalità che, se non fosse per la mancanza di volgarità che distingue tutti i film del trio, sarebbe paragonabile a quella dei cinepanettoni, che io considero una delle “piaghe” della nostra cultura cinematografica. Un altro segno di distinzione dai classici film natalizi dei fratelli Vanzina è la colonna sonora: musiche raffinate accompagnano quasi tutte le scene, dall’inizio alla fine.

Aldo, Giovanni e Giacomo sono tra i pochi comici apprezzabili nel panorama italiano: fin dal loro esordio ci hanno regalato film importanti come “Tre uomini e una gamba”, “Tu la conosci Claudia” e “La leggenda di Al, John e Jack”, ma negli ultimi anni hanno perso il brio che li ha sempre caratterizzati e, per adeguarsi forse ai livelli del gusto di un certo pubblico , sono scivolati nella banalità. Il problema principale di “Il ricco, il povero e il maggiordomo” è la trama. Si tratta infatti di una trama scontata che ripropone l’ormai consunto tema della crisi economica attraverso la storia di un ricco che diventa povero e nella sua miseria impara ad apprezzare le piccole gioie della vita. Se non fosse per ciò che resta della brillante comicità del trio e per le loro piacevoli interpretazioni, il film sarebbe completamente da bocciare.

Le consuete gag animano qua e là il film e gli conferiscono una dinamicità che, ovviamente, risulta episodica. Il film pare che abbia due velocità: a segmenti lenti e ripetitivi seguono impennate improvvise, e, ahimè, troppo brevi. Le scene più divertenti sono quelle che vedono Aldo e sua madre come protagonisti, oppure quelle in cui Giovanni cerca di porre freno alla petulanza di Giacomo. Gli sketch divertenti però non bastano a tirare su l’intera commedia: a questo punto viene spontaneo dare ragione a Jean Renoir che, in un’intervista fatta da Truffaut, affermò che la vera anima del cinema viene stroncata dalla paura di non piacere al pubblico e dalla volontà di essere competitivi.

E tuttavia si può sperare che il trio riesca a darci ancora pellicole all’altezza della loro bravura. La speranza è alimentata dalla struttura stessa della loro comicità: essi sono in grado di toccare tutte le corde dell’arte: il comico surreale, il comico realistico, la parodia, l’ironia sottile, e il comico da avanspettacolo, quello di cui una certa parte del pubblico cinematografico non può fare a meno. Mi sono chiesta, spesso, se siano in grado di fare satira: penso di sì, poichè i tre sono attenti osservatori della società, e dei “caratteri” dei personaggi significativi dell’Italia contemporanea. Ma la “milanesità” della loro formazione teatrale e, oso dire, anche le loro “facce” li spingono, forse li costringono, a colorare sempre la loro comicità con note più o meno intense di surrealismo. Ma è probabile che il loro prossimo film segni una svolta clamorosa.

(Fonte foto: Rete Internet)

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