Una vita dura e rocambolesca quella di Consiglia Terracciano, la 65enne pasionaria dei movimenti organizzati di senza lavoro.
Ieri mattina gli agenti l’hanno scortata fino al centro dialisi dove è in cura da tempo. I poliziotti l’hanno sorvegliata scrupolosamente anche mentre era stesa sul letto, flebo nelle vene. Antonietta Terracciano detta “Consiglia”, classe 1949, i reni ammalati e due angioplastiche nelle vene del cuore, è la ex moglie di Michele Castaldo, uno dei fondatori del primo movimento organizzato dei disoccupati della provincia di Napoli, ed è figlia di un attivista del Partito Comunista Italiano di Palmiro Togliatti, Girolamo Terracciano.
Ieri è stata la seconda volta che per Consiglia, come la chiamano tutti da queste parti, è stato spiccato un provvedimento di custodia cautelare, stavolta ai domiciliari. L’accusa della magistratura è di quelle gravi: “associazione a delinquere con lo scopo di estorcere indennità pubbliche attraverso l’organizzazione di manifestazioni di piazza violente”. La prima volta che le è stato spedito un ordine di custodia Consiglia è finita nel carcere femminile di Pozzuoli. Era l’estate del 2002.
La leader storica dei senza lavoro era stata accusata dal procuratore aggiunto di Nola, Francesco Greco, poi aggiunto di Napoli e da poco nominato capo della procura di Napoli Nord, di essere la mandante dell’incendio del treno locale Napoli-Benevento, un convoglio distrutto dalle fiamme durante un picchetto del movimento disoccupati, picchetto messo a segno sui binari della stazione ferroviaria di Acerra la mattina del primo marzo del 2001. Fortunatamente in quella circostanza nessuno si fece male. E’ stata una vita all’insegna delle tensioni quella di Consiglia Terracciano. Molto dura da subito. Prima di sette figli, papà calzolaio, mamma all’inizio casalinga e poi bidella, Consiglia sperimenta da adolescente le sue doti di leader movimentista. Nel 1965, a 16 anni, viene assunta nell’ex calzificio Amodio, 350 ragazze stipate in un capannone del corso Italia, all’epoca immediata periferia di Acerra.
Anni difficili: il calzificio non paga secondo contratto, non versa i contributi e non eroga busta paga. E chi fiata viene messo alla porta. Consiglia organizza il primo sciopero della fabbrica: astensione riuscita. Nel 1968 però la donna viene licenziata. E’ accusata di aver tentato di incendiare lo stabilimento. “Accuse false, costruite ad arte”, sostiene ancora oggi la pasionaria, che però non riuscirà a vincere la causa contro l’azienda. La Amodio nel frattempo riconoscerà alle lavoratrici contributi, contratto e busta paga. 1972: Consiglia si separa, ha una figlia piccola, Maria, una seconda è in arrivo.
Intanto il marito, da tempo disoccupato, viene assunto come operaio nella Indesit, anche questo uno stabilimento della zona. Nel 1974 Michele Castaldo lascia la fabbrica per dedicarsi anima e corpo al nascente Mdo, il primo movimento organizzato dei disoccupati dell’area metropolitana di Napoli, uno dei primi d’Italia. Nello stesso anno Consiglia apre un’edicola. 1976: è l’anno della svolta politica, dell’azione a tutto campo. Insieme all’ormai ex marito la militante ormai scafata, anche se a soli 27 anni, sollecita la creazione di un movimento per la casa. Esplode la sommossa. I senzatetto prendono d’assalto l’appena costruita Gescal.
In una notte vengono occupati 409 alloggi. Da lì i senzatutto non se ne andranno più. Ma è solo l’inizio. 1978: Consiglia, l’ex marito, tutti i disoccupati organizzati e quelli confluiti nel movimento per la casa occupano un altro complesso edilizio, stavolta privato, l’Ice Snei. 300 appartamenti, tuttora non ultimati, finiscono nelle mani dei tanti disperati di Acerra e dintorni. Nel frattempo Consiglia chiude l’edicola e viene assunta in una ditta di pulizie. Vi resterà fino al 1990, quando si mette alla testa di un’altra occupazione, quella dei 34 alloggi popolari. Già da tempo la famiglia della pasionaria è più numerosa. La fede comunista di Consiglia si trasmette nei nomi degli altri suoi due figli: Lenina e Vladimiro.
Trascorrono sei anni senza stipendio, anni in cui la fame si fa sentire. A ogni modo la casa c’è. Anzi ce ne sono due: una nella Gescal e l’altra nel vicino rione Iacp, dove abita la figlia Maria. Tutti alloggi occupati, ovviamente, ma con posizioni sanate nel tempo dal comune a beneficio delle centinaia di famiglie di senzatetto. Nel 1996 l’Inps riconosce la pensione minima a Consiglia, circa 700mila lire. Le cose migliorano. Anni dopo Lenina troverà un posto di lavoro in un centro di riabilitazione ubicato accanto alla clinica Villa dei Fiori mentre Vladimiro sarà assunto in un servizio di raccolta differenziata dislocato in provincia di Viterbo. Resta senza occupazione la primogenita, Maria, che ha figli e che però perde il giovane marito, colpito da un infarto a 37 anni.
Ma la “verve” combattiva di Consiglia paradossalmente aumenta col tempo. Nel 2002, com’è stato ricordato, il primo arresto. Poi ancora blocchi stradali e ferroviari, proteste, cortei, a Napoli e ad Acerra. Le denunce e i processi non si contano. A dicembre l’ormai 65enne Consiglia occupa con altri più giovani senzalavoro la sede nazionale del Pd, a Roma. Il resto è storia di questi giorni: il secondo arresto, l’attesa del ricorso al Riesame. Consiglia intanto è caparbia. Fa sapere dai domiciliari quanto segue: “Le lotte non si processano: non ci metteremo mai il cappio al collo”.




