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lunedì, Gennaio 24, 2022

“Magic in the moonlight”, il nuovo film di Woody Allen

La magia al chiaro di luna e i classici temi del cinema alleniano, questa volta un po’ rispolverati, rendono “Magic in the moonlight” una commedia piacevole e brillante che, come di frequente accade negli ultimi anni, divide nettamente la critica.

“Magic in the moonlight”, la nuova commedia di Woody Allen, segue perfettamente lo stile brillante e leggero che negli ultimi anni sta caratterizzando l’opera del maestro hollywoodiano. Nell’Europa del 1928 Wei Ling Soo è il mago più famoso e acclamato, ma pochi sanno che sotto quel travestimento c’è Stanley Crawford (interpretato da Colin Firth), un saccente e arrogante inglese, su cui gravano un enorme complesso narcisistico della personalità e una forte avversione per medium e spiritualisti fasulli. Egli viene persuaso da un suo amico di vecchia data, anche lui mago, Howard Burkan (interpretato da Simon McBurney) ad andare in “missione” in Costa Azzurra per smascherare una giovane e bella chiaroveggente (Emma Stone), la quale sta circuendo, in compagnia della madre, una ricchissima famiglia americana:

Non bisogna mai sottovalutare un film del regista di “Manhattan”, non bisogna mai limitarsi all’apparenza, al brio e all’ironia che rischiarano ogni scena . “Magic in the moonlight” , come altre pellicole, è un edificio a più piani, quasi tutti visibili, e qualcuno nascosto. La facciata è quella, splendida, di una commedia leggera e piacevole, addobbata da feste in stile fitzgeraldiano, da dolci melodie francesi e meravigliosi paesaggi della Provenza, ma nelle buie stanze interne si cela il dramma. La commedia è ambientata alla fine degli anni Trenta, Berlino si è ripresa da poco dal catastrofico primo dopoguerra, il jazz , l’arte, la letteratura, gli usi e i costumi dell’ America spopolano in tutta Europa, ma ancora per poco, l’avvento del nazismo e la crisi sono vicini.

Allo spettatore spetta decidere sotto quale punto di vista vivere “Magic in the moonlight”: considerare questo film come una piacevole storia d’amore in cui i protagonisti, così diversi tra di loro, finiscono per innamorarsi perdutamente, oppure come una fugace illusione che anticipa il crollo di tutte le certezze riconquistate con fatica. Colin Firth interpreta con maestria un personaggio che incarna i consueti messaggi di Woody Allen: è malinconico e disilluso perchè non gli resta niente in cui credere, è ormai giunto al “crepuscolo degli idoli”, la sua visione del mondo non lascia spazio all’illusione, alla leggerezza, alle futili credenze che gli uomini tante volte s’impongono per superare gli ostacoli della vita. L’amore, la morte, lo scetticismo, sono temi che da sempre tormentano Allen: in questo film più che negli altri vengono sottolineati e i continui rimandi a Nietzsche ne sono una dimostrazione. Non bisogna inoltre trascurare la brillante Emma Stone, la quale entra perfettamente nel personaggio svampito e bizzarro che il Maestro le ha affidato, volendo forse far intendere che è lei la sua nuova Musa.

In definitiva “Magic in the moonlight” ci ricorda che il trucco più efficace che tutti noi usiamo da sempre, e sempre useremo, per sopportare la pena del vivere è quello di incominciare la nostra storia personale chiamando ad alta voce la verità per poi accontentarci di giocare con le illusioni.

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