Si è tenuto ieri sera nella cittadina vesuviana il convegno organizzato dal comitato “Liberiamoci dal male”. Una buona affluenza di pubblico, un interessante dibattito ma una scarsa partecipazione da parte dei sindaci invitati.
Ieri sera a Massa di Somma si è celebrato un importante momento di cittadinanza attiva, il comitato civico “Liberiamoci dal male”, costituitosi di recente tra San Sebastiano e Massa, ha organizzato assieme all’Associazione Medici per l’ambiente un convegno intitolato “Ambiente Salute e Territorio”. L’importanza dell’evento sta nel fatto che, oltre alla presenza sul palco di luminari e attivisti come Antonio Marfella, si rincomincia finalmente a parlare di inquinamento in ambito vesuviano, cosa che rientra a pieno negli intenti del comitato organizzatore.
In effetti, un altro dei relatori del convegno, il dottor Gennaro Esposito ha sottolineato nel suo intervento, così come ai nostri microfoni, il riscontro, anche nel versante sommano e in comuni come Massa di Somma e Somma Vesuviana, di un legame tra alcune patologie e l’uso di pesticidi nella coltivazione florovivaistica. Tutto questo va ovviamente aggiunto a tutta una serie di ricerche, tra le quali anche lo studio SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, finanziato dal Ministero della Salute), che attestano come SIN (Sito di Importanza Nazionale) quelle zone del Vesuviano limitrofe alle discariche.
Tornando alla serata, che tra l’altro ha visto un folta affluenza di pubblico e dove anche chi non ha trovato posto a sedere ha assistito con interesse e passione alle parole dei partecipanti al convegno, dobbiamo purtroppo, come spesso è accaduto, notare l’assenza delle istituzioni. Infatti, dei diciotto sindaci invitati, tutti i primi cittadini dei 13 comuni del Parco Nazionale del Vesuvio, più altri di zone limitrofe, sono intervenuti solo il sindaco di Massa e quello di San Sebastiano. Definirlo un quadro sconfortante è dir poco, paragonarlo a un’ammissione di colpa è plausibile.
A onor del vero, Giuseppe Capasso, abbandonato dal collega padrone di casa per altri impegni, s’è trovato da solo a reggere lo scomodo vessillo istituzionale (anche se il vicesindaco di Massa, Rosa Olimpo lo affianca in un secondo momento). Detto questo dobbiamo dissentire su quanto il sindaco di San Sebastiano ha sostenuto durante il suo intervento. In effetti, Capasso ha sottolineato tra le tante cose, che il suo comune non rientra nello studio SENTIERI e che quindi, tutto sommato, si poteva stare tranquilli entro i limiti amministrativi sansebastianesi. Ma in base alla relazione del dottor Esposito e a suddetto studio, San Sebastiano è praticamente circondata da elementi potenzialmente pericolosi per l’ambiente locale e quindi, siccome prima non si conoscevano o non si volevano conoscere determinate situazioni, chi ci dice che allo stato attuale, non esista qualcosa che possa tener viva l’attenzione anche nel bel paesello vesuviano? I confini amministrativi non sono scudi che possono difenderci dalle incursioni dell’uomo e della natura e per questo facciamo appello al principio di precauzione ribadito dai medici relatori e da quelli presenti in sala.
Ad ogni modo, tornando ai relatori, dopo le presentazioni di rito, il dottor Esposito, medico psichiatra dell’ ASL Napoli 3 Sud e rappresentante dei Medici per l’ambiente, ci elenca un innumerevole serie di dati che definire raccapriccianti è dir poco, ma il nesso tra le innumerevoli infermità e l’alta presenza nel territorio di sostanze cancerogene, risulta, in base a quei dati, una certezza, e di questo, ammesso che lo si dovesse ancora sottolineare, ce n’eravamo purtroppo già accorti. Il medico aggiunge che disgraziatamente anche il latte materno non è esente da rischi poiché in uno studio recente, dove sono stati comparati i dati di madri che vivevano presso siti accertati di contaminazione e altre più distanti da questi, è risultata maggiore la presenza di sostanze nocive nel il latte delle prime.
Un altro fattore che ci è sembrato importante è quello che, in base agli studi del dott. Montella del Pascale, si è registrato lo spostamento dell’area del cosiddetto Triangolo della morte e che vede la sua nuova incidenza in luoghi come Brusciano, Palma Campania, Marigliano e purtroppo ancora nella martoriata Acerra. Un altro elemento da tenere in conto e da giudicare indicativo per lo stato delle nostre terre e l’aumento delle richieste di esenzione 048, ovvero quello per le malattie neoplasiche, con tassi maggiori rispetto alla media nazionale. A questo va aggiunto, come qualcuno tra il pubblico ha fatto notare, che i dati relativi al cosiddetto 048 potrebbero essere addirittura sottostimati poiché molti pazienti hanno già esenzioni compatibili, per cui non ne fanno richiesta. Esposito conclude con le parole del procuratore Roberti: “ bisogna oramai parlare di criminalità ambientale e non più di ecomafie, poiché non è stata soltanto la mafia a inquinare la nostra terra.”
Dopo un breve intervento del dottor Nicola Caruso, che con molta passione, c’introduce in un excursus storico/letterario, ci mostra la sua visione dello stato della Terra e del rapporto che dovremmo avere con essa. Interessante la lettura delle disposizioni borboniche in materia di rifiuti e del loro smaltimento, una raccolta differenziata ante litteram.
La serata si conclude in bellezza con l’intervento del vulcanico Marfella il quale ci sbalordisce e allo stesso tempo ci lascia impotenti per dialettica, affabilità e per la mole di dati che ci espone nella sua lunga e interessante esposizione dei fatti. Il dottor Marfella parte dal nome del comitato, Liberiamoci dal male, per apprezzarne forma e contenuti e inizia nell’analisi di un personale ma condivisibile e toccante Padre Nostro, un libera nos a malo dove elenca tutti i passaggi della preghiera e tutti i collegamenti dell’orazione con la nostra realtà campana e di campani. Sono tanti gli elementi che Marfella enumera, scientifici, umani e morali ma su tutto si evince un dato: “… la Campania è la regione italiana più giovane ma con la minore aspettativa di vita!” Questo è il grido di allarme del medico attivista nei confronti di un paese che fa finta di non sentire.
Il medico si rivolge poi all’unico sindaco presente in sala e fa notare una cosa fondamentale, ovvero l’obbligo del primo cittadino di sapere quel che accade sul proprio territorio, l’obbligo di conoscere le attività produttive e potenzialmente inquinanti presenti sul territorio di loro competenza, “ogni sindaco deve conoscere casa sua!”. Marfella sottolinea inoltre l’inutilità e la pericolosità degli inceneritori, “… l’inceneritore non è una botta di salute!” Questo brucia e quindi produce ceneri, ma dove vanno le 150.000 tonnellata di queste ceneri? Questi rifiuti speciali vanno spesso nelle discariche ma anche nei cementifici, infatti queste sono considerate come “materia prima seconda” e il business dei microcementifici campani ha colto al balzo l’occasione per sfruttare la situazione e questo con grave pregiudizio per la salute delle popolazioni che ci vivono attorno.
Tanti gli argomenti, tante le sollecitazioni, tante da non poterle elencare, per quantità e qualità. Era opportuno esserci, esserci come i cittadini che ne hanno capito l’importanza. Ma anche in questo caso, chi è assente ha sempre torto.






